Usa
Trump sbanca con le criptovalute: oltre un miliardo tra royalty, token e accordi legali
Accordi legali alimentano i profitti di Trump, mentre montano le accuse di conflitto d'interessi
Donald Trump sbanca il lotto sulla ruota speciale delle criptovalute. Il presidente americano ha incassato oltre un miliardo di dollari nell’ultimo anno, in base alle sue più recenti dichiarazioni, segnate dall’impennata di reddito senza precedenti, ricca di proventi legati agli accordi di royalty, al settore immobiliare e alle transazioni legali, in ascesa vista l’ondata di cause intentate da tycoon.
Il primo anno trascorso da The Donald alla Casa Bianca è stato piuttosto generoso per le sue finanze, ma il tycoon ha respinto le critiche secondo cui starebbe «traendo profitto dalla presidenza». Anzi, «tutti stanno guadagnando» grazie al forte rialzo dei mercati azionari, ha rilanciato. «Ci sono fondi che gestiscono il mio denaro. Ma io ne traggo vantaggio. Beh, ho guadagnato molto denaro prima di diventare presidente: loro investono i miei soldi e io non parlo con loro. Non ci parlo nemmeno», ha assicurato Trump, parlando con i media prima di partire per il North Dakota.
Parole, tuttavia, insufficienti a placare le accuse dei democratici sul conflitto d’interesse, con la senatrice Elizabeth Warren, esponente di spicco della Commissione bancaria, a invocare un’azione urgente del Congresso. «La legge sulle criptovalute in arrivo al Senato deve impedire al presidente, al suo vice, agli alti funzionari dell’amministrazione, ai membri del Congresso e alle loro famiglie di trarre profitto dal settore delle criptovalute», ha attaccato la senatrice del Massachusetts, secondo cui, «in caso contrario, non si farà altro che alimentare a dismisura la sfacciata corruzione di Donald Trump sulle criptovalute».
In verità, i documenti depositati presso l’Office of Government Ethics (l'ente governativo che vigila sull'etica pubblica), hanno tracciato uno scenario articolato, con attività che gli hanno fruttato oltre 2 miliardi nell’ultimo anno. Trump e la sua famiglia che hanno investito pesantemente sulle criptovalute, generando solo ricchezza sulla carta, ma profitti reali e concreti. I guadagni del 2025 hanno incluso 635 milioni in royalty da un’entità legata alla «memecoin» di Trump - lanciata pochi giorni prima del suo insediamento - e oltre 500 milioni ricavati dalla vendita di token da parte di World Liberty Financial, l’iniziativa di punta della famiglia Trump nel settore cripto. Un progetto, quest’ultimo, fondato dal tycoon insieme ai figli Donald Jr. ed Eric, ai fratelli Zach e Alex Witkoff (figli dell’inviato speciale Steven Witkoff) e ad altri imprenditori del settore crypto. Il presidente ha promosso politiche di allentamento della regolamentazione delle cripto fino a immaginare la loro presenza nelle riserve nelle banche centrali.
Trump, come risulta dalle mille pagine di dichiarazione, ha avuto contenziosi con diverse grandi aziende, arrivando a incassare almeno 86,5 milioni di dollari in accordi legali, di cui 24,5 milioni ottenuti da Meta e 16 milioni da Paramount e da Disney. Il presidente, inoltre, è stato molto attivo sui mercati azionari: tra i suoi investimenti colossi come Amazon, Meta, Nvidia e Tesla. E la famiglia Trump, inoltre, gestisce un impero commerciale i cui interessi vanno da hotel e resort di golf alle licenze per il marchio, fino ai droni, su cui i figli sono molto attivi.
Gli organismi di controllo sull'etica governativa hanno espresso dubbi sul suo operato. «I conflitti di interesse del presidente con l’industria delle criptovalute non hanno precedenti», ha rilevato Kedric Payne, direttore senior per l'etica presso il Campaign Legal Center. La portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, ha ribattuto in una nota che Trump ha trasformato l’America nella «capitale mondiale delle criptovalute», assicurando che «né il presidente né la sua famiglia sono mai stati coinvolti in conflitti di interesse».
Tra le altre voci di reddito, spicca la pensione mensile di 6.484 dollari che The Donald continua a percepire dallo Screen Actors Guild, il sindacato degli attori.