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L'accusa

Bastoni indagato sceglie di non rispondere ai magistrati. La ragazza con cui sarebbe stato: «Non sono una prostituta»

Il calciatore si avvale della facoltà di non rispondere mentre l'inchiesta sulla Ma.De. prosegue

02 Luglio 2026, 20:01

20:10

Bastoni, il silenzio davanti ai pm e la ragazza che smentisce tutto: il nodo irrisolto dell’inchiesta escort di Milano

Un interrogatorio saltato, una testimonianza che ribalta l’impianto accusatorio e un’indagine più ampia che sfiora il mondo dorato del calcio: il caso resta aperto, ma le certezze, per ora, sono poche

C’è un’immagine che racconta meglio di ogni altra lo stato di questa vicenda: da una parte un fascicolo della Procura di Milano che ipotizza un incontro sessuale con una ragazza allora minorenne; dall’altra la stessa giovane che, sentita come testimone, nega di essere stata a letto con il calciatore e nega di aver ricevuto denaro. In mezzo, il silenzio processuale di Alessandro Bastoni, che secondo quanto riferito dal suo difensore non si presenterà all’interrogatorio fissato per venerdì 3 luglio e si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. È in questo scarto netto, quasi brutale, tra l’accusa e la smentita della presunta persona offesa che si misura oggi la delicatezza dell’inchiesta milanese sul presunto giro di escort gravitante attorno alla società Ma.De. di Cinisello Balsamo.

La posizione del difensore dell’Inter e della Nazionale italiana è diventata uno dei capitoli più sensibili dell’indagine, non solo per il profilo pubblico del calciatore, ma perché tocca un terreno giuridico e mediatico ad alta tensione: quello della prostituzione minorile, un reato che nel nostro ordinamento non ruota attorno al semplice tema dei rapporti sessuali, bensì all’eventuale esistenza di un rapporto consumato in cambio di denaro o di altra utilità con una persona di età inferiore ai 18 anni.

Il passo indietro di Bastoni: niente interrogatorio

Il primo dato, nuovo e decisivo, è procedurale. Salvatore Scuto, avvocato di Alessandro Bastoni, ha fatto sapere che il suo assistito non si presenterà all’interrogatorio fissato per domani davanti ai magistrati milanesi. La scelta, che rientra pienamente nelle prerogative della difesa, si accompagna alla decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere. È un passaggio che non equivale in alcun modo a un’ammissione, ma che segnala una linea difensiva prudente in una fase ancora preliminare dell’inchiesta.

Il calciatore era stato convocato dopo la notifica di un invito a comparire nell’ambito dell’indagine sul presunto sistema di serate, accompagnatrici e servizi “all inclusive” che, secondo gli investigatori, sarebbe stato organizzato attorno alla Ma.De.. Il suo nome è il primo, tra quelli emersi dal mondo del calcio, a essere stato formalmente iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di prostituzione minorile.

La difesa, già nei giorni scorsi, aveva assunto una posizione netta: nessun rapporto a pagamento e nessun coinvolgimento consapevole con una ragazza minorenne. Una linea che oggi viene rafforzata proprio dal mancato confronto immediato con i pm, probabilmente in attesa di una piena visione degli atti e di una strategia più compiuta sul piano tecnico.

La contestazione della Procura: che cosa viene ipotizzato

Secondo quanto emerge dagli atti ricostruiti da più fonti, la Procura di Milano ipotizza che Bastoni abbia avuto, nel 2020, un incontro di natura sessuale con una ragazza che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 18 anni. In particolare, uno dei passaggi citati negli articoli parla della notte tra il 9 e il 10 luglio 2020, mentre altre ricostruzioni collocano il presunto episodio nel giugno 2020: un’apparente oscillazione temporale che invita alla cautela e conferma quanto la vicenda, sul piano documentale, debba ancora essere definita con precisione.

Gli investigatori ritengono che per organizzare l’incontro il calciatore si sarebbe appoggiato, secondo l’ipotesi accusatoria, ad Alessio Salamone, indicato come pr della Ma.De. e ritenuto uno dei soggetti centrali nella rete di contatti con clienti e ragazze. Sempre secondo la contestazione, la giovane sarebbe stata reclutata nell’ambito di un sistema in cui altri indagati avrebbero favorito e sfruttato la prostituzione.

È importante, però, sottolineare un punto che spesso nel rumore pubblico si perde: questa è, allo stato, l’ipotesi investigativa. Non una verità giudiziaria già accertata. E proprio il fatto che la ragazza sentita dai pm abbia fornito una versione divergente rende il quadro molto meno lineare di quanto un titolo ad effetto potrebbe far credere.

La testimonianza della ragazza: “Non sono una prostituta, non ho preso soldi”

Se c’è un elemento capace di spostare il baricentro del caso, è la dichiarazione della giovane ascoltata dagli inquirenti. La ragazza, che all’epoca aveva 17 anni, ha negato di essere una prostituta, ha negato di aver ricevuto soldi o altre utilità e ha negato di aver avuto un rapporto sessuale con Bastoni. In alcune ricostruzioni viene riferito che avrebbe confermato di essere stata con lui o comunque di aver trascorso del tempo nel contesto dell’incontro, ma escludendo il cuore stesso della contestazione: il rapporto sessuale a pagamento.

Questa smentita non chiude automaticamente il caso, perché la Procura può fondare le proprie ipotesi anche su chat, messaggi, tracciamenti e altri elementi raccolti nel corso dell’indagine. Ma certamente complica l’impianto accusatorio sotto un profilo essenziale: se manca la conferma della presunta prestazione sessuale e manca la conferma del corrispettivo, si apre un conflitto probatorio che dovrà essere sciolto con grande rigore.

In altre parole, il nodo non è soltanto stabilire se i due si siano incontrati. Il nodo, sul piano penale, è verificare che tipo di incontro sia stato, se vi sia stato un rapporto sessuale, se vi sia stato un corrispettivo e se il contesto rientri davvero nella fattispecie contestata. È qui che si giocherà la partita vera dell’inchiesta sulla posizione del difensore nerazzurro.

Un’inchiesta più larga del singolo nome

Il caso Bastoni non nasce nel vuoto. Si inserisce in un’indagine molto più ampia che nei mesi scorsi ha acceso i riflettori su una presunta organizzazione capace di offrire a clienti facoltosi — fra cui, secondo varie ricostruzioni giornalistiche, anche calciatori di Serie A — pacchetti di serate esclusive tra locali della movida milanese, appartamenti riservati, accompagnatrici e, in alcuni casi, persino sostanze stupefacenti.

Al centro dell’inchiesta c’è la società Ma.De. di Cinisello Balsamo. Ad aprile sono finiti agli arresti domiciliari Deborah Ronchi, Emanuele Buttini, Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga, nell’ambito di un’inchiesta che contesta a vario titolo l’organizzazione e la gestione di un presunto giro di escort di lusso. Gli indagati hanno respinto l’impostazione accusatoria, sostenendo in sostanza che si trattasse di un’attività di servizi e di pubbliche relazioni nel mondo degli eventi.

La cornice, dunque, è quella di un sistema che gli inquirenti descrivono come strutturato e capace di muoversi con disinvoltura nel sottobosco elegante della notte milanese: tavoli riservati, champagne, contatti selezionati, trasferimenti, discrezione garantita. Un mondo in cui il confine tra intrattenimento, intermediazione e sfruttamento — se le accuse dovessero trovare conferma — diventerebbe sottilissimo e pericoloso.

I calciatori sentiti come testimoni e il peso pubblico dell’indagine

Proprio oggi sono iniziate le audizioni di alcuni calciatori convocati come testimoni. Tra i nomi riferiti dalle agenzie compaiono Daniel Maldini e Kevin Bonifazi. Il fatto che l’inchiesta tocchi atleti noti non significa automaticamente responsabilità penali a loro carico, ma dà la misura della profondità con cui la Procura sta cercando di ricostruire relazioni, frequentazioni e modalità operative della presunta rete.

Sul piano pubblico, questo produce un effetto inevitabile: la vicenda esce dall’area della mera cronaca giudiziaria e si trasforma in un caso che investe immagine, reputazione e credibilità del calcio professionistico. Ma è proprio in questi casi che il racconto deve restare ancorato ai fatti. Oggi, infatti, esiste un’indagine; esiste una contestazione precisa; esiste una difesa che nega; esiste una testimone chiave che smentisce la ricostruzione accusatoria nel suo punto più delicato. Tutto il resto, compreso il giudizio definitivo sul comportamento del giocatore, appartiene ancora al terreno dell’accertamento.

Che cosa conta davvero sotto il profilo giuridico

Nel dibattito pubblico si fa spesso confusione tra età del consenso e prostituzione minorile. È una distinzione fondamentale. Nel diritto italiano, la fattispecie di cui all’articolo 600-bis del codice penale riguarda, tra l’altro, il compimento di atti sessuali con una persona minorenne in cambio di denaro o di altra utilità. Il punto centrale, quindi, non è soltanto l’età della ragazza, ma l’eventuale esistenza di uno scambio economico o utilitaristico collegato alla prestazione sessuale.

Per questo la frase della giovane — “non ho preso soldi”, in sintesi — ha un peso specifico enorme. Perché va a incidere proprio su uno degli elementi costitutivi dell’ipotesi di reato. Naturalmente una smentita non basta da sola a chiudere un fascicolo, soprattutto se i pm ritengono di avere chat o altri riscontri documentali. Ma ridisegna il campo di battaglia processuale: non più una ricostruzione lineare, bensì un confronto serrato tra atti investigativi e versione della testimone.

C’è poi un altro aspetto. La contestazione, stando alle fonti disponibili, fa riferimento non solo al denaro, ma anche ad “altra utilità”. È una formula giuridica ampia, che richiede però comunque un preciso accertamento probatorio. In casi simili, non basta l’allusione a un contesto di lusso o a una serata esclusiva: bisogna dimostrare, con concretezza, il nesso tra utilità ricevuta e prestazione sessuale.

Le chat, i cellulari, le ricostruzioni: quanto pesa la prova digitale

Una parte importante dell’inchiesta ruota attorno all’analisi dei cellulari sequestrati e delle copie forensi eseguite dagli investigatori. È da lì che gli inquirenti ritengono di aver ricostruito conversazioni, organizzazione degli incontri e rapporti tra i vari protagonisti del presunto sistema. Le fonti giornalistiche riferiscono che proprio dai dispositivi sarebbe emersa una rete di contatti utilizzata per offrire serate riservate a una clientela vip.

Nel caso specifico di Bastoni, saranno dunque questi eventuali riscontri digitali — messaggi, orari, spostamenti, interlocuzioni con il pr o con altri indagati — a pesare almeno quanto, se non più, delle dichiarazioni pubbliche o delle impressioni esterne. La credibilità dell’accusa passa da qui: dalla capacità di trasformare sospetti e ricostruzioni in una sequenza probatoria coerente. La forza della difesa, al contrario, potrà misurarsi nel contestare la lettura di quei dati, il loro significato e il loro collegamento effettivo con il reato ipotizzato.

Il tempo lungo della giustizia e il tempo corto del clamore

C’è, infine, una distanza che in vicende come questa diventa quasi fisica: quella tra il tempo della giustizia e il tempo del clamore. Il clamore pretende risposte immediate, colpevoli riconoscibili, narrazioni nette. La giustizia, invece, procede per atti, verifiche, contraddizioni, rinvii, silenzi tattici e ricostruzioni che possono cambiare anche radicalmente. Il fatto che Bastoni scelga oggi di non rispondere e che la ragazza neghi i punti centrali dell’accusa non produce un verdetto. Produce, però, una fotografia molto precisa: l’inchiesta è aperta, il quadro non è affatto consolidato e i margini di incertezza sono ancora larghi.

Per i lettori, l’informazione davvero utile è questa: non fermarsi all’etichetta più rumorosa. Dire che un calciatore è indagato per prostituzione minorile significa riferire una contestazione grave; ma raccontare bene la notizia impone di aggiungere subito che la presunta ragazza coinvolta nega di aver ricevuto soldi e nega il rapporto sessuale, e che la difesa del giocatore respinge ogni addebito. Solo mettendo insieme questi elementi si restituisce la complessità reale del caso.