I FUNERALI
Teheran mette in scena l’addio a Khamenei: i cinque feretri, il lungo pellegrinaggio funebre e la prova di forza del regime
Le esequie non sono soltanto un rito di Stato, ma il primo grande esame politico dell’Iran dopo la morte del suo leader più potente
A Teheran a parlare per prime non sono state le parole, ma le bare. Cinque, allineate sotto il soffitto del Grand Mosalla, avvolte nella bandiera iraniana: quella di Ali Khamenei al centro, accanto ai feretri di alcuni familiari uccisi nello stesso attacco, tra cui la nuora Zahra Haddad Adel e la nipote di 14 mesi Zahra Mohammadi Golpayegani. Il regime sceglie di non separare il leader dalla sua cerchia domestica, trasformando il lutto privato in narrazione collettiva.
L'ex Guida suprema, morta a 86 anni il 28 febbraio 2026 negli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele che avrebbero colpito il vertice della leadership iraniana avrà un funerale di sei giorni, dal 4 al 9 luglio. La salma sarà esposta a Teheran tra sabato e domenica, per poi attraversare la capitale in processione lunedì 6 luglio. Seguiranno le tappe di Qom, centro della legittimazione clericale, e dell'Iraq, con soste a Karbala e, secondo altre fonti, Najaf, prima della sepoltura conclusiva il 9 luglio nel santuario dell'Imam Reza a Mashhad, sua città natale, dove riposa anche l'ex presidente Ebrahim Raisi.
Il rinvio delle esequie, inizialmente attese in tempi più rapidi, risponde a una logica precisa: celebrarle a guerra finita permette a Teheran di costruire una narrazione più coerente, quella del leader-martire e della Repubblica sopravvissuta, invece di esporle all'incertezza del conflitto ancora in corso.
Sul piano della sicurezza, un comandante militare iraniano avrebbe avvertito Washington e Tel Aviv contro eventuali nuovi attacchi durante le cerimonie, promettendo una risposta immediata, riferisce Reuters. Restano inoltre i timori per l'ordine pubblico: AP ricorda i disordini al funerale di Khomeini nel 1989 e la calca alla sepoltura di Qassem Soleimani nel 2020, costata almeno 56 morti.
Sullo sfondo resta la figura di Mojtaba Khamenei, figlio dell'ex leader e indicato come suo successore già insediato: resterebbe da vedere se comparirà pubblicamente, dopo essere rimasto ferito nell'attacco di febbraio. Una sua eventuale apparizione assumerebbe il valore di un'investitura simbolica.
Attese le delegazioni di India, Pakistan, Cina e Russia, mentre al momento non risultano presenze occidentali di rilievo, secondo quanto riporta Il Giornale citando Reuters.