la storica visita
Sulle orme di Francesco: Papa Leone a Lampedusa per sfidare la "globalizzazione dell'indifferenza"
Dalla Porta d'Europa all'incontro personale con i migranti, il viaggio-lampo del Pontefice è un abbraccio agli ultimi della terra nel giorno in cui gli Usa festeggiano la libertà
Un filo ideale continua a unire le sponde dell’Atlantico al cuore del Mediterraneo, e oggi prende il volto di Papa Leone. A tredici anni esatti dalla storica visita in cui Papa Francesco, l’8 luglio 2013, denunciò per la prima volta la “globalizzazione dell’indifferenza”, il nuovo Pontefice ha scelto di riallacciare quel legame. Il suo intervento assume i toni dell’alta politica, configurandosi come un monito – seppure indiretto – alle restrizioni adottate dall’amministrazione Trump e all’uso spregiudicato di agenzie come la famigerata ICE (Immigration and Customs Enforcement).
La data non è casuale: è il 4 luglio, nel 250° anniversario della nascita degli Stati Uniti d’America. Papa Prevost, americano, nato a Chicago, ha deciso di vivere il giorno più significativo per il suo Paese lontano da casa, rinunciando ai comodi festeggiamenti oltreoceano per approdare a Lampedusa, ultimo lembo d’Italia e prima frontiera d’Europa. Insignito della Medaglia della Libertà inviata da Filadelfia, il Santo Padre ha fatto giungere da Roma un messaggio limpido agli Stati Uniti e alla comunità internazionale: da due secoli e mezzo l’America è “sinonimo di libertà”, cresciuta aprendo le porte “a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione”.
“La grandezza morale di una nazione – ha ricordato Leone – si manifesta soprattutto nella sua capacità di sostenere, proteggere e custodire la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili”. Il suo sguardo non si limita all’America: la presenza a Lampedusa, in un clima che il vescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, definisce “sempre più ostile” a causa di proposte legislative contro l’accoglienza e delle spinte alla “remigrazione” trasforma la visita in un presidio a tutela dei diritti umani.
“Il Papa ha fatto una libera scelta, ci sono segnali chiari”, ha sottolineato monsignor Damiano, ribadendo che “l’accoglienza è una faccenda seria” e che il viaggio di Leone è un forte messaggio contro chi invoca il rimpatrio forzato di chi fugge. L’arrivo del Pontefice è previsto attorno alle 9 del mattino. Ad accoglierlo in aeroporto sarà il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Sull’isola si respira un’attesa febbrile, intrecciata a tensioni evidenti: c’è chi spera in un anatema storico contro i trafficanti di esseri umani, evocando il “Convertitevi, verrà il giudizio di Dio” con cui Giovanni Paolo II si rivolse ai mafiosi; e chi, come diverse ONG, denuncia una Lampedusa ormai “militarizzata”, dove i migranti vivono una condizione di “segregazione”. Presente anche don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, che ha ricordato come la fede in Cristo imponga di “abbracciare il dramma dei più fragili e indifesi”.
Il programma predisposto da Leone XIV è denso di simboli. Prima tappa al cimitero, per deporre un omaggio floreale sulle tombe di chi non ce l’ha fatta nella traversata. Seguiranno la sosta alla Porta d’Europa e il trasferimento al molo Favarolo, dove il Santo Padre benedirà una targa per intitolare lo storico approdo a Papa Francesco e incontrerà personalmente alcuni migranti prima di recarsi allo stadio cittadino. Qui, per la messa, sono attese circa 10.000 persone. Il decollo per il rientro in Vaticano è fissato alle 12:30. Si chiuderà così quella che l’arcivescovo di Agrigento ha definito l’ennesima “carezza” rivolta a ogni uomo e donna in cammino.