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IL SUMMIT

Ankara, il vertice Nato che misura la fedeltà all’America: Trump mette pressione, l’Italia si scopre vulnerabile

Nella capitale turca si decide quanto pesa ancora il legame atlantico e chi pagherà il conto del riarmo

07 Luglio 2026, 11:14

11:20

Ankara, il vertice NATO che misura la fedeltà all’America: Trump mette pressione, l’Italia si scopre vulnerabile

Non è solo un summit sulla difesa: nella capitale turca si decide quanto pesa ancora il legame atlantico, chi pagherà il conto del riarmo e se Giorgia Meloni riuscirà a restare in equilibrio tra Washington, i vincoli di bilancio e un’Europa sempre più chiamata a badare a se stessa.

Il vertice Nato che si apre oggi ad Ankara, nel complesso presidenziale di Beştepe, nasce per fare il punto sugli impegni assunti dopo il summit dell'Aia del 2025 e per definire nuovi obiettivi di spesa e produzione industriale. Ma il tema che domina la vigilia è politico, non militare: la tenuta dell'alleanza di fronte alla pressione di Donald Trump, che chiede agli alleati non solo più spesa ma anche "lealtà".

Per l'Italia la vigilia è stata segnata da un nuovo attacco personale di Trump a Giorgia Meloni, legato alla frattura apertasi dopo la guerra contro l'Iran e al rifiuto di diversi alleati europei, Roma compresa, di concedere basi o appoggio operativo a Washington. Il presidente americano ha rilanciato su Truth Social un'immagine della premier accompagnata da una battuta offensiva. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha provato a smorzare la polemica, ribadendo che "i rapporti restano" al di là dei leader di turno.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte lavora invece a dimostrare a Trump che l'Europa non promette più soltanto, ma paga: secondo i dati diffusi alla vigilia del summit, gli alleati europei e il Canada investono oggi circa il 4% del Pil in difesa e sicurezza, con un aumento cumulato di 258 miliardi di dollari tra 2025 e 2026. Al Nato Summit Defence Industry Forum, in programma oggi, Rutte ha annunciato nuovi contratti per "decine di miliardi di dollari" e la nascita di coalizioni multinazionali per l'acquisto congiunto di sistemi di difesa aerea, insieme a nuove intese di coproduzione tra aziende americane ed europee.

Una bozza del testo finale, vista da Reuters, riafferma l'impegno alla difesa collettiva previsto dall'Articolo 5 e conferma il sostegno all'Ucraina: 70 miliardi di euro nel 2026, con livelli "almeno equivalenti" nel 2027.

Per l'Italia il nodo resta la spesa. Secondo Reuters, Roma dovrebbe presentarsi al vertice con una spesa per difesa e sicurezza pari al 2,8% del Pil nel 2026, contro un obiettivo Nato complessivo del 5% entro il 2035 (3,5% per la difesa in senso proprio, 1,5% per sicurezza e infrastrutture connesse). Il percorso italiano, inizialmente previsto in tre tappe da +0,15%-0,15%-0,20% tra 2026 e 2028, è stato frenato dalla procedura per disavanzo eccessivo: Crosetto ha ammesso che l'aumento non è stato coperto integralmente quest'anno, promettendo il recupero nel prossimo bilancio.

Sul piano industriale, il vertice punta anche a ridurre la frammentazione della difesa europea attraverso acquisti coordinati e coproduzione con gli Stati Uniti: una scelta che apre la questione di quanto l'autonomia strategica europea passerà, di fatto, per una maggiore integrazione con l'industria militare americana.

Il programma prevede la sessione di lavoro dei leader mercoledì 8 luglio, seguita da un comunicato finale. Il vero esito del summit si misurerà però non tanto nelle cifre, quanto nella capacità della Nato di mostrare che il riarmo occidentale accelera senza che la fiducia nell'alleato americano si incrini ulteriormente.