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Il caso

Attentato a Ranucci, indagato Lavitola come mandante. Il giornalista: «Stordito, ma credo alla sua innocenza»

Fissato l'interrogatorio per l'imprenditore, accusato di aver orchestrato l'attentato davanti alla casa del conduttore di Report a Pomezia. Fratelli d'Italia all'attacco: «Smentiti i teoremi contro il governo»

07 Luglio 2026, 16:30

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Attentato a Ranucci, indagato Lavitola come mandante. Il giornalista: «Stordito, ma credo alla sua innocenza»

«È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento, con Valter abbiamo avuto un rapporto d’amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste, è stata anche una fonte importante per alcune inchieste di Report, sono convinto, finché non vedo ovviamente le prove, della sua innocenza. Tuttavia sono convinto che anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia». Così Sigfrido Ranucci commenta in un video la notizia che l’imprenditore Valter Lavitola è indagato, ritenuto dagli inquirenti il mandante dell’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre del 2025 all'esterno della villetta del giornalista a Pomezia.

Il conduttore di Report ribadisce la sua fiducia nella magistratura affermando: «Mi affido completamente alle indagini della Procura di Roma che ha svolto con il nucleo dei Carabinieri di via In Selci, un nucleo investigativo, un’inchiesta molto rigorosa, anche dal punto di vista etico. Vedremo quali sono gli sviluppi». Ricorda inoltre il ruolo del presunto mandante nel panorama dell'informazione: «Valter ha avuto sempre rapporti con i giornalisti, non dimentichiamocelo, è stato prima di tutto il direttore dell’Avanti e ha mantenuto rapporti con me e giornalisti anche molto più autorevoli di me, quindi vediamo dove porteranno queste indagini».

Per Lavitola l'interrogatorio in Procura a Roma è fissato per domani. Dalle carte del decreto di perquisizione disposto dai pm della Dda emerge che l'imprenditore, subito dopo l'attentato, si sarebbe interessato all'allontanamento dall'Italia di Gomes Clesio Tavares, garantendogli anche assistenza legale. Il 47enne cittadino camerunense, che attualmente si troverebbe nel suo Paese d'origine, avrebbe svolto il ruolo di intermediario con la banda avellinese autrice materiale dell'azione. Un dettaglio investigativo rivela inoltre che Pellegrino D’Avino, uno dei componenti della banda, al momento dell'arresto avrebbe chiesto al suocero di avvisare Tavares affinché questi allertasse «quell'altro», presumibilmente lo stesso Lavitola.

Clesio Tavares risulta dal 2017 dipendente della società Cefalù, riconducibile a Lavitola, che gestisce un ristorante a Monteverde Vecchio a Roma. Gli abitanti del quartiere lo descrivono come il braccio destro, autista e tuttofare sempre al fianco dell'imprenditore. Una versione che contrasta con quella fornita dai dipendenti del locale, peraltro frequentato spesso dallo stesso Ranucci, i quali smentiscono di conoscerlo: «Non l'abbiamo mai visto e non lavorava con noi». I lavoratori aggiungono inoltre che Lavitola, pur essendo un cliente abituale, non sarebbe più il proprietario dell'attività da circa due anni.

Gli sviluppi dell'inchiesta hanno scatenato immediate reazioni politiche. Fratelli d’Italia è intervenuta sui social pubblicando un post molto duro: «Dopo mesi di accuse e illazioni contro il governo Meloni, alla fine il presunto mandante sarebbe un amico di Ranucci, Lavitola, già condannato in passato. Andiamo fino in fondo. Vogliamo la verità». Sulla medesima linea si pone la nota di Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario dei senatori di FdI: «La vita talvolta è davvero sorprendente. Le indagini sull'attentato davanti casa di Sigfrido Ranucci stanno facendo emergere un’ipotesi inquietante, secondo cui il mandante dell'attentato sarebbe il noto faccendiere pregiudicato Valter Lavitola. L’aspetto che lascia basiti è che tra i due, presunto mandante e vittima, pare ci sia un legame di amicizia. Questo scenario smentirebbe i vergognosi teoremi che qualcuno ha provato a imbastire, relativi a un collegamento tra la bomba ed esponenti del governo e della maggioranza. Seguiamo i lavori della Procura, sperando che si faccia massima chiarezza su questo gravissimo episodio».