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Indagini

Il verbale che riapre il caso Garlasco: indagato l'ex comandante dei carabinieri per false dichiarazioni

Cassese indagato per false dichiarazioni mentre scontrino, malore e orari incongruenti mettono in discussione gli atti sulle dichiarazioni di Andrea Sempio

07 Luglio 2026, 20:33

20:40

Garlasco, l’ombra sui verbali del 2008: perché l’indagine su Gennaro Cassese riapre una ferita mai chiusa

Non è il delitto in sé a cambiare volto, stavolta, ma il modo in cui fu raccontato agli atti: tra orari che si sovrappongono, uno scontrino diventato cruciale e un malore mai fissato nero su bianco, la nuova inchiesta si sposta dentro la memoria delle prime indagini

A distanza di quasi 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, del 13 agosto 2007, un verbale è tornato al centro della scena non per ciò che contiene, ma per ciò che potrebbe non avere raccontato fino in fondo. E dentro questa crepa si inserisce l’iscrizione nel registro degli indagati di Gennaro Cassese, ex comandante della compagnia dei Carabinieri di Vigevano, per l’ipotesi di false dichiarazioni al pubblico ministero.

L’indagine, secondo quanto emerso da fonti giornalistiche convergenti, ruota attorno a due episodi collegati all’audizione di Andrea Sempio, all’epoca ascoltato come testimone e oggi nuovamente al centro della nuova inchiesta della Procura di Pavia. Il primo riguarda la gestione dello scontrino del parcheggio di Vigevano, documento che nel tempo è stato letto come un tassello dell’alibi di Sempio; il secondo concerne il malore accusato dal giovane durante l’audizione e il conseguente intervento di un’ambulanza, circostanza che non risulterebbe verbalizzata in modo coerente con la ricostruzione oggi vagliata dagli inquirenti. A questo si aggiunge un ulteriore punto critico: la sovrapposizione temporale di più sommarie informazioni testimoniali attribuite agli stessi verbalizzanti nelle medesime ore.

Il cuore dell’accusa: cosa viene contestato a Cassese

Va chiarito subito un punto: l’iscrizione di Cassese non riguarda l’omicidio di Chiara Poggi, ma il contenuto delle dichiarazioni rese ai magistrati nell’ambito della più recente rilettura investigativa del caso. L’ipotesi evocata è quella prevista dall’articolo 371-bis del codice penale, che punisce chi fornisce informazioni false o reticenti al pubblico ministero. Secondo la ricostruzione emersa, l’ex ufficiale sarebbe stato sentito una prima volta il 4 aprile 2025 e poi nuovamente il 27 giugno 2025, quando gli sarebbero state contestate le anomalie relative ai verbali del 2008.

In particolare, una prima frizione investigativa si concentrerebbe sullo scontrino. Nei verbali storici si dà atto che Andrea Sempio lo consegna durante l’audizione. Ma, secondo quanto riferito in un servizio del TG1, il giovane avrebbe chiesto di poter tornare a casa a recuperarlo, mentre nel verbale non vi sarebbe traccia di questa interruzione. Un’omissione apparentemente tecnica che, però, cambia molto: perché se il documento non era con lui dall’inizio, occorre chiarire come sia arrivato in caserma, quando e per mano di chi. Ed è proprio su questo punto che la ricostruzione si è fatta più delicata.

Il secondo nodo riguarda il malore di Sempio. Fonti concordanti riferiscono che durante quell’audizione sarebbe stato necessario l’intervento del 118 per un episodio descritto come lipotimia o comunque come un improvviso cedimento fisico. Eppure questa circostanza, per come oggi viene riletta dai magistrati, non troverebbe adeguata corrispondenza nel verbale. Cassese, in alcune dichiarazioni pubbliche successive, ha sostenuto di non ricordare quell’episodio o di ritenerlo marginale rispetto all’accertamento dell’omicidio. Ma per gli inquirenti proprio quel vuoto documentale sarebbe uno degli elementi da chiarire.

Gli orari che non tornano e il problema dell’“ubiquità”

C’è poi il terzo elemento, forse il più insidioso sul piano logico: gli orari. Secondo quanto riportato da più ricostruzioni giornalistiche, il verbale di Andrea Sempio risulta redatto dalle 10.30 alle 14.40 del 4 ottobre 2008 dagli stessi due militari, Gennaro Cassese e il maresciallo Flavio Devecchi. Nello stesso arco temporale, però, risultano verbalizzate anche le dichiarazioni di altri amici di Marco Poggi, tra cui Alessandro Biasibetti dalle 11.25 alle 12.10 e Mattia Capra dalle 13.25 alle 14.20. Il punto non è soltanto cronologico: per la Procura si tratterebbe di capire se quegli atti siano stati redatti in modo formalmente lineare o se vi siano state interruzioni, pause o modalità non registrate con precisione.

In una delle ricostruzioni più citate, al momento del secondo confronto con i pm sarebbe stato fatto notare a Cassese che i verbali sembravano attribuirgli una sorta di “dono dell’ubiquità”: presente contemporaneamente in più audizioni. È un’immagine efficace, ma soprattutto un problema giuridico concreto. Se un verbale è un atto destinato a fare prova del modo in cui si sono svolti i fatti, la sua precisione non è un dettaglio redazionale: è sostanza processuale. Ecco perché il fascicolo su Cassese pesa ben oltre il suo perimetro tecnico. Tocca la qualità della documentazione in una delle indagini più discusse degli ultimi decenni.

Lo scontrino, da alibi difensivo a documento sotto nuova lente

Per capire il peso simbolico di questa svolta bisogna tornare allo scontrino del parcheggio di Vigevano, diventato negli anni uno dei reperti narrativamente più forti del fronte difensivo di Sempio. Quel tagliando è stato a lungo letto come un elemento utile a collocarlo altrove in una fascia temporale rilevante. Oggi, però, la nuova inchiesta della Procura di Pavia lo considera sotto una lente diversa: secondo il Corriere della Sera, richiamato anche da altre fonti, vi è la convinzione investigativa che quel ticket possa essere stato prodotto non da Andrea Sempio, ma probabilmente dalla madre. È un’ipotesi investigativa, non una verità accertata, ma basta da sola a spiegare perché le modalità concrete della sua acquisizione nel 2008 siano tornate cruciali.

Lo stesso Cassese, in interventi televisivi successivi, ha ammesso che la mancata annotazione dell’interruzione del verbale per acquisire lo scontrino potrebbe essere stato “l’errore più grosso”. È un passaggio importante, perché segnala che il tema non è più soltanto esterno — ciò che i pm sospettano — ma anche interno al racconto di chi quelle indagini le condusse. Tuttavia, tra il riconoscimento di un errore materiale e la contestazione di false dichiarazioni corre una distanza giuridica decisiva: sarà proprio su questa distanza che si giocherà il confronto tra accusa e difesa.

Il nuovo difensore: Valter Biscotti entra nel fascicolo

Nelle ultime ore, la vicenda ha registrato un passaggio formale ma significativo: Gennaro Cassese ha nominato come proprio legale l’avvocato Valter Biscotti. La notizia è stata riportata da ANSA il 7 luglio 2026. Il difensore ha già fatto sapere di non ritenere sussistenti i presupposti di legge per la contestazione del reato. È una linea netta, che lascia intuire una strategia imperniata sulla contestazione del fondamento giuridico dell’iscrizione e sulla lettura delle presunte incongruenze come meri difetti di ricostruzione, di memoria o di verbalizzazione, non come falsità dolose.

La scelta di Biscotti non è secondaria neppure dal punto di vista mediatico-giudiziario. In un caso come Garlasco, dove ogni atto finisce inevitabilmente sotto i riflettori, nominare un penalista esperto significa blindare la fase difensiva e prepararsi a un’indagine che, pur circoscritta formalmente, rischia di avere effetti molto più larghi. Se la Procura dovesse dimostrare che una parte della prima architettura documentale presenta omissioni o ricostruzioni inesatte, le conseguenze sulla percezione pubblica dell’intera vicenda sarebbero inevitabili. Ma una cosa va detta con chiarezza: la contestazione a Cassese non equivale, da sola, a una delegittimazione automatica dell’intero impianto originario. Questo sarà eventualmente il terreno del processo e delle sue verifiche.

Il contesto: una nuova inchiesta che punta su Andrea Sempio

L’indagine su Cassese non nasce nel vuoto. È un ramo della più ampia riapertura del caso che ha riportato Andrea Sempio al centro dell’attenzione giudiziaria. Il 7 maggio 2026 la Procura di Pavia ha chiuso le indagini nei suoi confronti, ritenendolo responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi. Nelle carte depositate, secondo ANSA, i magistrati hanno messo in discussione alcuni passaggi della sua versione, compreso il presunto transito casuale davanti alla villetta di via Pascoli nel pomeriggio del delitto, definito non verosimile alla luce della conformazione stradale e del tragitto indicato.

In parallelo, resta sullo sfondo la posizione di Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva per il delitto, con una pena di 16 anni, divenuta definitiva il 12 dicembre 2015. Nel 2026, Stasi ha ottenuto l’affidamento in prova dopo anni di detenzione, ma la sua condanna continua a costituire il punto più sensibile dell’intero puzzle giudiziario: ogni nuova mossa della Procura di Pavia su Sempio si riflette inevitabilmente anche sul possibile terreno di una revisione. È questo il cortocircuito che rende il fascicolo su Cassese molto più di una vicenda collaterale. Perché se si incrina la solidità di alcuni atti del passato, non si discute soltanto il ricordo di un testimone o di un investigatore: si riapre la domanda su come il caso sia stato costruito, letto e sedimentato negli anni.