la guerra
Seconda notte di attacchi Usa sull'Iran, Teheran risponde colpendo le basi militari americane in Kuwait e Bahrein. "Hormuz apre solo con accordi iraniani"
Smantellata la rete di difesa costiera iraniana. I mercati tremano e il greggio sfiora gli 80 dollari.
Il presidente americanoTrump ordina, per la seconda notte di seguito, raid sull'Iran in segno di rappresaglia per le navi colpite nello Stretto di Hormuz nei giorni scorsi. Distrutti due ponti ferroviari. Tre persone sono rimaste uccise. Per la prima volta dal cessate il fuoco sono state attaccate infrastrutture iraniane. Il Centcom: 'Colpiti 90 obiettivi militari». "L'America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite: lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani» ha scritto su X Mohammad Bagher Ghalibaf capo negoziatore per l’Iran nella trattativa con gli Stati Uniti. In risposta agli attacchi Usa, Teheran ha colpito le basi militari americane di Arifjan e Ali Al Salem in Kuwait e di Juffair e Sheikh Isa in Bahrein, con missili e droni. Nei Paesi hanno risuonato le sirene d’allarme antiaeree e sono state udite esplosioni.
Gli Stati Uniti hanno ripreso ufficialmente le operazioni militari nello Stretto di Hormuz, segnando un netto ritorno allo scontro aperto e archiviando la fragile parentesi diplomatica con l’Iran. Nel giro di 24 ore, Washington ha lanciato due ondate consecutive di raid contro infrastrutture legate a Teheran, accantonando i moniti simbolici per avviare una vera e propria campagna volta a ristabilire la deterrenza nel Golfo.
ABD, İran'ın Bushehr şehrine saldırı düzenledi.pic.twitter.com/P9sgiKHQ7N
— BPT (@bpthaber) July 8, 2026
La riattivazione dell’offensiva certifica il naufragio della diplomazia. Il presidente Donald Trump ha di fatto dichiarato “finito” l’accordo di cessate il fuoco, svuotando l’intesa provvisoria che mirava a garantire una finestra negoziale di sessanta giorni in Qatar.
A innescare la risposta armata del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) sono state le “recenti aggressioni ingiustificate” attribuite a forze iraniane contro tre navi commerciali in transito: la M/T Al Rekayyat, la M/T Wedyan e la M/T Cyprus Prosperity.
Le operazioni statunitensi hanno assunto un carattere sistematico: l’obiettivo non è più una ritorsione una tantum, ma una missione per erodere e indebolire le capacità con cui Teheran mette a rischio la libertà di navigazione.
Il 7 luglio 2026 una massiccia ondata di attacchi con munizionamento di precisione ha colpito oltre ottanta obiettivi, neutralizzando sistemi di difesa aerea, siti radar, reti di comando e oltre sessanta imbarcazioni dei Pasdaran. Il giorno successivo, le azioni sono proseguite lungo la costa meridionale iraniana. I media statali di Teheran hanno riferito di esplosioni a Bandar Abbas, Sirik, Chabahar e sull’isola di Lavan.
Il ritorno alla forza militare ha immediatamente fatto scattare l’allarme per l’economia globale. Dallo Stretto di Hormuz transita tra il 25% e il 30% del petrolio mondiale e il 20% del gas naturale liquefatto, rendendo questo corridoio marittimo un passaggio imprescindibile per gli approvvigionamenti energetici del pianeta.
Alla notizia dei raid, i mercati hanno prezzato il rischio: il Brent è balzato del 5,2% a 78,02 dollari al barile, superando temporaneamente quota 80. Istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale avvertono che le ripercussioni andranno oltre il Golfo: la ripresa delle operazioni militari comporterà ritardi logistici, premi assicurativi più elevati e nuove, pesanti pressioni inflazionistiche per i Paesi importatori in Europa e in Asia.