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la guerra

Seconda notte di attacchi Usa sull'Iran, Teheran risponde colpendo le basi militari americane in Kuwait e Bahrein. "Hormuz apre solo con accordi iraniani"

Smantellata la rete di difesa costiera iraniana. I mercati tremano e il greggio sfiora gli 80 dollari.

08 Luglio 2026, 23:31

09 Luglio 2026, 08:27

L'America riapre il fronte di Hormuz: secondo attacco in 24 ore contro i Pasdaran

Il presidente americanoTrump ordina, per la seconda notte di  seguito, raid sull'Iran in segno di rappresaglia per le navi  colpite nello Stretto di Hormuz nei giorni scorsi. Distrutti due  ponti ferroviari. Tre persone sono rimaste uccise. Per la prima  volta dal cessate il fuoco sono state attaccate infrastrutture  iraniane. Il Centcom: 'Colpiti 90 obiettivi militari».  "L'America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza  di lealtà non sono più gratuite: lo Stretto di Hormuz si apre  solo con gli accordi iraniani» ha scritto su X Mohammad Bagher  Ghalibaf capo negoziatore per l’Iran nella trattativa con gli  Stati Uniti. In risposta agli attacchi Usa, Teheran ha colpito  le basi militari americane di Arifjan e Ali Al Salem in Kuwait e  di Juffair e Sheikh Isa in Bahrein, con missili e droni. Nei  Paesi hanno risuonato le sirene d’allarme antiaeree e sono state  udite esplosioni.

Gli Stati Uniti hanno ripreso ufficialmente le operazioni militari nello Stretto di Hormuz, segnando un netto ritorno allo scontro aperto e archiviando la fragile parentesi diplomatica con l’Iran. Nel giro di 24 ore, Washington ha lanciato due ondate consecutive di raid contro infrastrutture legate a Teheran, accantonando i moniti simbolici per avviare una vera e propria campagna volta a ristabilire la deterrenza nel Golfo.

La riattivazione dell’offensiva certifica il naufragio della diplomazia. Il presidente Donald Trump ha di fatto dichiarato “finito” l’accordo di cessate il fuoco, svuotando l’intesa provvisoria che mirava a garantire una finestra negoziale di sessanta giorni in Qatar.

A innescare la risposta armata del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) sono state le “recenti aggressioni ingiustificate” attribuite a forze iraniane contro tre navi commerciali in transito: la M/T Al Rekayyat, la M/T Wedyan e la M/T Cyprus Prosperity.

Le operazioni statunitensi hanno assunto un carattere sistematico: l’obiettivo non è più una ritorsione una tantum, ma una missione per erodere e indebolire le capacità con cui Teheran mette a rischio la libertà di navigazione.

Il 7 luglio 2026 una massiccia ondata di attacchi con munizionamento di precisione ha colpito oltre ottanta obiettivi, neutralizzando sistemi di difesa aerea, siti radar, reti di comando e oltre sessanta imbarcazioni dei Pasdaran. Il giorno successivo, le azioni sono proseguite lungo la costa meridionale iraniana. I media statali di Teheran hanno riferito di esplosioni a Bandar Abbas, Sirik, Chabahar e sull’isola di Lavan.

Il ritorno alla forza militare ha immediatamente fatto scattare l’allarme per l’economia globale. Dallo Stretto di Hormuz transita tra il 25% e il 30% del petrolio mondiale e il 20% del gas naturale liquefatto, rendendo questo corridoio marittimo un passaggio imprescindibile per gli approvvigionamenti energetici del pianeta.

Alla notizia dei raid, i mercati hanno prezzato il rischio: il Brent è balzato del 5,2% a 78,02 dollari al barile, superando temporaneamente quota 80. Istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale avvertono che le ripercussioni andranno oltre il Golfo: la ripresa delle operazioni militari comporterà ritardi logistici, premi assicurativi più elevati e nuove, pesanti pressioni inflazionistiche per i Paesi importatori in Europa e in Asia.