la sentenza
Gli insulti sul web a Segre non restano impuniti: a Milano la prima condanna per gli hater
Non solo carcere sospeso: la sentenza impone ai responsabili lavori di pubblica utilità e percorsi di sostegno psicologico. Un monito culturale per chi semina odio sui social
La rete smette di essere un territorio senza regole dove l’odio dilaga impunito. Con una decisione del 9 luglio 2026, la giustizia ordinaria ha tutelato la memoria della Shoah emettendo la prima storica condanna penale per la serie di offese antisemite rivolte sui social alla senatrice a vita Liliana Segre.
Il Tribunale di Milano ha inflitto a uno degli imputati, che aveva optato per il rito abbreviato, una pena di quattro mesi di reclusione con sospensione condizionale e un risarcimento di 1.500 euro.
Per un secondo indagato è stata disposta la messa alla prova: dovrà svolgere dodici mesi di lavori di pubblica utilità presso la Caritas, intraprendere un percorso psicologico e versare 300 euro.
Altri imputati erano già usciti dal procedimento nelle udienze precedenti grazie alla remissione delle querele, dopo aver presentato lettere di scuse formali e corrisposto somme comprese tra 500 e 2.000 euro.
Non è una mera risposta punitiva, ma l’attuazione di una strategia giudiziaria chiara, riassumibile in tre verbi: punire, riparare, rieducare.
La giudice Francesca Ghezzi, già in fase pre-dibattimentale, aveva precisato che una riparazione credibile deve passare dal contatto con la fragilità umana concreta, escludendo per i lavori socialmente utili enti con connotazioni politiche. Un percorso che mira a disinnescare l’odio alla radice, costringendo chi ha sbagliato a confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni.
Rilevante anche la destinazione delle somme: tutti i risarcimenti sono stati devoluti alla Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, lo spazio sotto i binari della Stazione Centrale da cui partirono i convogli dei deportati. Una scelta che eleva il significato del ristoro dal piano personale a quello collettivo: le somme si trasformeranno in sostegno all’educazione civica e allo studio della storia per centinaia di migliaia di visitatori.
Il procedimento milanese rappresenta il primo esito di una vasta inchiesta scaturita dalle denunce presentate nel dicembre 2022 dalla senatrice, assistita dall’avvocato Vincenzo Saponara. La magistratura ha deciso di non arrendersi al muro dell’anonimato digitale: nell’aprile 2025 il gip Alberto Carboni ha disposto l’approfondimento delle indagini su ulteriori 86 account social, segnando che lo Stato non cede all’opacità di server e pseudonimi.
Colpire Liliana Segre, figura istituzionale di altissimo profilo e prima firmataria della Commissione contro l’istigazione all’odio e al razzismo, non equivale solo ad attaccare una donna sopravvissuta ad Auschwitz: è un’aggressione deliberata alla memoria pubblica e al racconto storico del Paese.
Se gli insulti si consumano in un istante e la giustizia arriva dopo anni, questa sentenza colma il divario temporale affermando un principio inderogabile: la libertà di espressione e la persecuzione verbale non sono, e non saranno mai, la stessa cosa.
La vicenda non si esaurisce qui: un nuovo capitolo giudiziario è già fissato per il 1° ottobre 2026.