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la guerra

Gli Usa martellano l'Iran: esplosioni a Bushehr e porti in fiamme, l'escalation che fa tremare il Golfo

La tregua è finita. Gli attacchi americani prendono di mira le infrastrutture chiave per sbloccare lo Stretto di Hormuz, ma l'incubo di un incidente atomico è a un passo

09 Luglio 2026, 19:58

20:00

Gli Usa martellano l'Iran: esplosioni a Bushehr e porti in fiamme, l'escalation che fa tremare il Golfo

Le coste del Golfo di Oman e le arterie ferroviarie del nord dell’Iran sono divenute il nuovo epicentro di un conflitto che ha ormai oltrepassato la dimensione strettamente militare. Per la seconda notte consecutiva, una raffica di incursioni ha colpito l’infrastruttura logistica, marittima ed energetica del Paese, sancendo il definitivo tracollo di un cessate il fuoco già fragile. Il cambio di tattica degli aggressori emerge con chiarezza dalla natura dei bersagli: non più soltanto installazioni militari, ma snodi vitali per la tenuta economica e politica dello Stato iraniano.

Nel nord, nella provincia del Golestan, è stato danneggiato un ponte ferroviario nei pressi di Aqqala, crocevia essenziale per i collegamenti terrestri verso Russia e Cina. A sud-est, i bombardamenti hanno investito la città costiera di Chabahar, provocando blackout e colpendo una torre di controllo del traffico marittimo insieme ad altre strutture portuali. Il terminal di Chabahar non è un approdo qualunque: si tratta di un hub geostrategico, gestito in partnership con l’India e cruciale per la connettività asiatica, che nel periodo 2023-2024 ha registrato un incremento del traffico navale del 43%. Colpire questo snodo significa azzoppare la capacità di Teheran di movimentare merci, con pesanti ripercussioni commerciali e diplomatiche.

Oltre alle strutture portuali, le offensive hanno interessato anche l’area aeroportuale di Iranshahr — dove un vigile del fuoco ha perso la vita — e le zone di Bandar Abbas, Konarak e Sirik. A inquietare maggiormente la comunità internazionale è però quanto avvenuto nell’area di Bushehr, sede del principale impianto nucleare civile iraniano. Esplosioni segnalate in prossimità del reattore Bushehr-1 — operativo dal 2011 e costantemente monitorato dall’AIEA — hanno alimentato il timore di una catastrofe. Benché al momento non vi siano conferme di danni diretti alla struttura né di dispersioni radiologiche, l’estrema vicinanza delle deflagrazioni a un sito nucleare accresce sensibilmente il rischio di incidenti dovuti a errori di traiettoria o alla saturazione delle difese aeree. Già nel marzo 2026 un proiettile aveva colpito il perimetro della centrale, episodio che spinse l’AIEA a ribadire come gli attacchi a infrastrutture nucleari violgano il diritto internazionale.

Il contesto geopolitico di questa escalation è inequivocabile. L’8 luglio 2026 il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato “finito” l’accordo provvisorio di cessate il fuoco. Le operazioni in corso, secondo il CENTCOM, puntano esplicitamente a degradare la capacità iraniana di minacciare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, vero collo di bottiglia dell’economia globale, da cui transita circa il 35% del greggio via mare e il 20% del gas naturale liquefatto. La militarizzazione dell’area era già iniziata ad aprile con il blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani. La risposta di Teheran non si è fatta attendere e rischia di incendiare l’intera regione: i Pasdaran hanno rivendicato il lancio di missili contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Qatar, oltre ad aver preso di mira la Giordania.

Le conseguenze di questo scontro totale si riflettono già sui mercati. Secondo la Banca Mondiale, le interruzioni del traffico e gli attacchi alle infrastrutture hanno prodotto nel 2026 il più grave shock di offerta petrolifera mai registrato, con proiezioni che indicano un aumento dei prezzi dell’energia del 24% entro la fine dell’anno.