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le indagini

Loreto, il silenzio spezzato in via Bramante: chi era Luigia Fortunato e cosa racconta questo delitto

Una donna di 33 anni, una separazione diventata pressione, un bambino rimasto fuori da quella scena

10 Luglio 2026, 07:06

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A Loreto, in via Bramante, è accaduto proprio questo: dentro un appartamento è stata trovata ferita a morte Luigia Fortunato, 33 anni. Secondo la ricostruzione fin qui emersa, la donna sarebbe stata aggredita dall’ex compagno, un uomo di origine nordafricana di 35 anni, poi fermato dai carabinieri. Ai presenti, secondo quanto riferito nelle prime ore successive ai fatti, avrebbe detto: “Ho ucciso la mia ex”. Dietro al delitto un conflitto tra ex coniugi: la pressione per una riconciliazione non voluta e la tensione attorno alla custodia del bambino. Il bambino, al momento dell’omicidio, era con la nonna. 

Luigia, la vittima che non può essere ridotta a una riga di cronaca

Ogni omicidio rischia di produrre una distorsione: l’autore occupa la scena, la vittima resta sullo sfondo. Per questo, in un caso come quello di Loreto, è necessario rimettere al centro Luigia Fortunato. Non soltanto come nome, età e luogo del ritrovamento, ma come persona. Una donna di 33 anni, con un figlio, con una vita spezzata nel luogo che dovrebbe essere il più protetto di tutti: la propria casa.

Nel 2024 in Italia gli omicidi con vittime donne sono stati 116 su 327 omicidi complessivi; una parte decisiva continua a maturare in ambito familiare-affettivo, il luogo statisticamente più pericoloso per molte donne uccise. I dati del Ministero dell’Interno e dell’Istat confermano da tempo che la relazione con l’autore è una chiave centrale per leggere questi delitti, molto più di qualsiasi semplificazione emotiva o psicologica.

Il bambino lasciato fuori dalla scena, ma non fuori dalle conseguenze

Il fatto che il figlio della coppia fosse con la nonna al momento dell’omicidio è uno dei pochi elementi che impediscono alla vicenda di sprofondare ancora di più. Non aver assistito al delitto non significa però restarne indenni. I figli delle vittime di crimini domestici portano addosso conseguenze profonde, durature, spesso invisibili all’inizio: trauma, disorientamento, frattura dei riferimenti affettivi, improvviso cambio di vita, esposizione a procedimenti giudiziari e a decisioni urgenti sul futuro.