l'intervista
Ranucci smentisce la candidatura: «Non ho mai voluto entrare in politica» e punta al Cantiere Navale Vittoria per l'attentato di Pomezia
Il giornalista: «Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella commissione di vigilanza Rai»
«Non ho mai avuto intenzione di entrare in politica. Non ho ceduto alle lusinghe di tutti gli schieramenti». Lo dichiara, in un’intervista al Corriere della Sera, il giornalista Sigfrido Ranucci.
«La mia risposta è la stessa data a Francesco Filini di Fratelli d’Italia in una circostanza. Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella commissione di vigilanza Rai», aggiunge.
Sull’ipotesi di un «attentato in stile Trump», Ranucci replica: «Peccato che abbia sempre rifiutato di candidarmi. Non regge».
Il conduttore di Report interviene anche sugli interrogativi sollevati da La Verità, secondo cui sarebbe stato a conoscenza di un sondaggio di Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista, in vista di una possibile candidatura nel centrosinistra.
Ranucci precisa che Lavitola «sapeva bene che non mi sarei candidato» e che l’imprenditore guardava a quell’iniziativa perché «forse cercava di accreditarsi verso altri».
Quanto all’agguato della sera del 16 ottobre 2025 a Pomezia, il cronista d’inchiesta ritiene che la pista più plausibile «sia quella relativa al servizio che ha riguardato la società Cantiere Navale Vittoria».
Ranucci sottolinea di non aver mai subito «un personaggio come Lavitola», ma di «averlo governato». «Mi chiedeva suggerimenti qualche volta – aggiunge – ad esempio sul business carbon credit al quale avevamo dedicato una puntata approfondita. Gliene ho dati, evitandogli sorprese».
«Il cellulare di Valter Lavitola compare nelle agendine di tutti i direttori di giornali italiani», afferma infine Ranucci, che si dice a disposizione del pm titolare dell’inchiesta.