Milano Malpensa
Il "caso dei 30 secondi" finisce con una condanna per ex sindacalista accusato da hostess di violenza sessuale
Dopo 8 anni, due assoluzioni e il rinvio della Cassazione, la Corte d'Appello riconosce adesso 10.000 euro alla vittima: una sentenza che riapre il dibattito sul consenso
E’ stato condannato a un anno e 2 mesi l’ex sindacalista, che lavorava all’aeroporto di Malpensa, imputato per violenza sessuale nel processo scaturito dalla denuncia di una hostess che nel 2018 raccontò di aver subito abusi. Lo ha deciso la Corte d’Appello di Milano nel secondo grado 'bis'. Il caso aveva suscitato polemiche perché con due sentenze, di primo e secondo grado, il 48enne era stato assolto poiché, avevano scritto i giudici, la donna in «30 secondi» avrebbe potuto opporsi. Poi, la Cassazione, dopo il ricorso del sostituto pg Angelo Renna, ha annullato con rinvio l’ultimo verdetto per il nuovo giudizio.
Il pg Renna, davanti alla seconda sezione penale della Corte milanese (presidente del collegio Enrico Manzi), aveva chiesto la condanna a 2 anni. Nelle precedenti udienze, sempre a porte chiuse, la donna, non più hostess e assistita dall’avvocato Gionata Bonuccelli, aveva testimoniato ancora una volta. «La difesa ha cercato di minare la sua credibilità, che invece è uscita ancora ben salda, ha ripetuto quei fatti», aveva chiarito il legale di parte civile. Il «ritardo nella reazione» della «vittima», ovvero «nella manifestazione del dissenso», aveva scritto la Cassazione motivando l’annullamento con rinvio della doppia assoluzione, deciso nel febbraio 2025, è «irrilevante» per la «configurazione della violenza sessuale». E su questo aspetto «la giurisprudenza è netta», perché la «sorpresa» di fronte all’abuso «può essere tale da superare» la «contraria volontà», ponendo chi subisce nella «impossibilità di difendersi». Argomenti portati in aula nel suo intervento anche dal sostituto pg, oltre che dal legale di parte civile. I giudici delle sentenze di assoluzione (in primo grado il Tribunale di Busto Arsizio, Varese, nel 2022), invece, avevano scritto che la condotta del sindacalista non aveva «vanificato ogni possibile reazione della parte offesa, essendosi protratta per una finestra temporale», ossia «20-30 secondi», che «le avrebbe consentito anche di potersi dileguare». I fatti risalgono al marzo del 2018 quando la donna si era rivolta al sindacalista per una vertenza e durante quell'incontro, stando alle indagini, sarebbero avvenute le molestie e gli abusi. Le motivazioni del verdetto di oggi saranno depositate tra 90 giorni. I giudici hanno anche riconosciuto a carico dell’imputato una provvisionale di risarcimento a favore della 49enne da 10mila euro.
«La sentenza della Cassazione aveva individuato dei punti fermi sul consenso violato e sul gesto repentino nella violenza sessuale, anche se nella forma attenuata. Ora attendiamo le motivazioni, ma questa è una sentenza spartiacque su questi aspetti, arriva dopo una battaglia giudiziaria iniziata nel 2018», ovvero più di otto anni fa. Lo ha spiegato l’avvocato Gionata Bonuccelli, legale di parte civile della ex hostess. «Poteva sembrare un caso di facile risoluzione - ha spiegato l'avvocato - invece è stata una battaglia lunga e molto importante. La mia assistita è ancora molto segnata da questa vicenda. Tra l’altro - ha aggiunto - c'è anche un giudizio di diffamazione a mezzo stampa davanti al Tribunale di Novara per dichiarazioni pesanti dell’imputato con il giudizio che si apre a settembre.» «Lei da sempre ha raccontato un fatto che è un reato - ha spiegato ancora il legale - Un fatto storico pacifico: lei aveva un appuntamento di natura sindacale e lui l’ha approcciata di spalle e ha approfittato della situazione e ha proseguito. Per lei questa vicenda - ha concluso - è stata molto dolorosa.»
«Felice no, ma c'è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto. Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c'è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri», ha spiegato l'ex hostess che denunciò l'ex sindacalista. «La speranza - ha spiegato la donna, parlando al telefono con il suo legale Gionata Bonuccelli dopo il verdetto - è che quella di oggi sia la puntata finale di questa storia e che io e la mia famiglia ora possiamo mettere un punto. Ho pagato un prezzo molto alto - ha aggiunto - per la diffamazione che mi è stata fatta in azienda. L’imputato ha sempre avuto lui, insieme ad altri del suo sindacato, un atteggiamento molto diffamatorio nei miei confronti e questo è stato un prezzo alto che ho dovuto pagare, tant'è che ho dovuto lasciare il lavoro. Ora fa la maestra di sostegno. «È stata una violenza nella violenza» - ha proseguito -. "Alla violenza di tipo lavorativo purtroppo noi donne in Italia ci siamo forse un pò assuefatte. Noi lavoratrici donne e madri soprattutto in Italia ci siamo purtroppo rassegnate a subire qualunque cosa. Quindi è stato in questo panorama già poco roseo della mia vita che è arrivato lui ed è stata veramente la violenza nella violenza in un periodo che era già di grande sofferenza. E lui ne ha approfittato." «Io non me la sento di dare consigli a nessuno» - ha detto ancora - perché in questi anni purtroppo tante volte ho pensato 'chi me l’ha fatto fare?' Tornassi indietro forse non lo rifarei. L’unica consolazione che ho avuto è che dentro di me sapevo e so ancora di aver fatto tutto il possibile. Questo mi ha sempre tirato su. Mi dicevo 'tu hai fatto il tuo, se poi c'è chi il suo non lo fa, purtroppo non dipende da tè. Ognuno - ha concluso - faccia i conti con le proprie forze e cerchi di fare quel che è meglio per se stesso e di agire secondo coscienza». La difesa dell’imputato, dopo le motivazioni tra 90 giorni, potrà ricorrere in Cassazione.