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cronaca

Il fuoco che ha cambiato la mappa del dolore in Spagna, ecco cosa è avvenuto prima della tragedia

Ul bilancio è ancora provvisorio, ma già segna una ferita senza precedenti per l’Andalusia

10 Luglio 2026, 11:57

12:00

Los Gallardos, il fuoco che ha cambiato la mappa del dolore in Andalusia

In poche ore un incendio ha trasformato una zona di case sparse, colline e strade secondarie in una trappola mortale: il bilancio è ancora provvisorio, ma già segna una ferita senza precedenti per l’Andalusia.

A Los Gallardos, in Spagna nell’Almería più esposta al vento, alle pendenze e all’estate secca, il fuoco ha avuto una velocità stratosferica. Nel giro di poche ore, una vasta area di abitazioni disseminate sul monte, strade rurali e urbanizzazioni è diventata il teatro della più grave tragedia da incendio boschivo mai registrata in Andalusia. Secondo i dati diffusi nella mattinata il bilancio provvisorio parlava di almeno 12 vittime accertate, mentre la Subdelegación del Gobierno ha indicato 23 persone disperse.

Il fuoco si è mosso in un’area dalla orografia molto complessa, con forti dislivelli, canaloni e case isolate, rendendo difficilissimo l’intervento dei mezzi a terra e complicando sia le evacuazioni sia i soccorsi. Il consigliere andaluso Antonio Sanz ha descritto l’evento come un incendio di “velocità altissima di propagazione”, sottolineando che molte vittime sarebbero state sorprese mentre tentavano di lasciare la zona attraverso percorsi diversi da quelli indicati dalle autorità.

Una fuga diventata trappola

Le informazioni rese pubbliche dalla Junta de Andalucía indicano che almeno una parte delle vittime si sarebbe allontanata lungo una via alternativa, non coincidente con il tragitto di evacuazione predisposto dai servizi di emergenza. In due distinti scenari, ha spiegato Antonio Sanz, le persone coinvolte sarebbero state raggiunte dal fuoco dopo una decisione presa verosimilmente troppo tardi. Il sindaco di Bédar, Ángel Francisco Collado, ha offerto una delle testimonianze più concrete di quelle ore. Ha raccontato di squadre impegnate a passare porta per porta per convincere i residenti a uscire, in una zona dove non tutte le persone avevano inizialmente aderito alle indicazioni di sgombero. Secondo la sua ricostruzione, alcuni che erano rimasti nelle abitazioni si sarebbero salvati; altri, invece, avrebbero tentato di muoversi quando il fronte delle fiamme era ormai troppo vicino, trasformando la fuga in una corsa impossibile. In un gruppo di nove persone, sette sarebbero morte e due sarebbero rimaste gravemente ferite, trasferite all’ospedale Virgen del Rocío di Siviglia.

Il bilancio provvisorio e il nodo degli scomparsi

Il numero delle vittime e quello dei dispersi sono stati aggiornati nel corso della mattinata e restano legati alle operazioni di ricerca, identificazione e verifica sul terreno: 11 morti confermati e di una ulteriore vittima da confermare, mentre la Subdelegación del Gobierno ha indicato 23 persone disperse. La Guardia Civil ha attivato a Garrucha un ufficio dedicato alle denunce dei familiari delle persone non localizzate e alla raccolta di campioni di Dna, con l’obiettivo di accelerare le identificazioni ufficiali. Parallelamente, la Agencia de Emergencias de Andalucía e il 112 hanno attivato un servizio telefonico di assistenza psicologica e informativa per i parenti degli interessati.

Fra gli elementi emersi nelle prime ricostruzioni c’è anche la possibile presenza, tra le vittime, di turisti stranieri o residenti stranieri dell’area. Antonio Sanz ha indicato che una parte dei deceduti sarebbe di nazionalità non spagnola; per alcuni gruppi si è parlato di cittadini britannici, belgi o di altra provenienza europea, ma l’identificazione definitiva richiederà i tempi tecnici delle verifiche forensi. In questa fase, qualsiasi attribuzione deve quindi essere considerata provvisoria.

L’incendio più mortale della storia andalusa

La dimensione storica del disastro è già chiara. Il rogo di Los Gallardos è stato indicato come il più letale mai registrato in Andalusia da quando esistono i rilevamenti. Nella scala nazionale, il riferimento resta il grande incendio di Lloret de Mar, nell’agosto 1979, con 21 vittime, seguito da quello di La Gomera del 1984, con 20 morti. Più vicino nel tempo, il ricordo corre a Riba de Saelices, in Guadalajara, dove nel luglio 2005 morirono 11 membri di una squadra antincendio. È in questo contesto che la tragedia almeriense assume un peso che va oltre la cronaca locale: si colloca immediatamente tra gli eventi più gravi della storia recente degli incendi in Spagna.