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Indagini

Sfregiata da algerino a Milano: "Ho pensato di morire. Non riuscivo a respirare"

La 22enne, di origini marocchine, era ferma alla stazione Metro del Duomo in compagnia di un'amica

10 Luglio 2026, 16:43

16:50

Sfregiata da algerino a Milano, "Ho pensato di morire. Non riuscivo a respirare"

"Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare". A raccontarlo, sporgendo denuncia contro Mohamed Saidi, il 27enne algerino arrestato per averla aggredita e sfregiata ieri pomeriggio alla fermata della metro Duomo di Milano, è la vittima, una 22enne originaria del Marocco. La giovane ripercorre il suo pomeriggio in centro: l'incontro casuale con una connazionale in piazza Duomo, un'ora prima dell'aggressione. Poi il giro per negozi in comitiva e infine l'ingresso, sempre in gruppo, nella stazione Duomo. È qui, mentre è seduta con l'amica su una panchina in attesa del treno diretto verso Comasina, che "improvvisamente un uomo che non avevo mai visto prima si rivolge a me in lingua araba e con un tono intimidatorio esclama: Che cazzo guardi?". La 22enne gli risponde in arabo, spiegandogli che "il mio sguardo era in realtà rivolto alla mia amica". Saidi però non ci crede e le grida una serie di pesanti insulti. La ragazza, spaventata, gli chiede di allontanarsi e lo avverte che, se non se ne fosse andato, avrebbe chiamato la polizia.

Nemmeno questo lo fa desistere, "anzi lo agita ancora di più", racconta la 22enne. È in quel momento che l'uomo si avvicina di scatto e, dopo avermi sputato due volte sul viso in segno di disprezzo, mi spinge con forza sulla spalla sinistra. La potenza dell'urto mi fa arretrare. La vittima, con l'aiuto dell'amica, tenta di difendersi, spingendo via l'aggressore, ma "lui reagisce con molta violenza e mi sferra un pugno sul labbro superiore, procurandomi una ferita". La 22enne a quel punto estrae il telefono per cercare di chiamare il 112. L'uomo riprende a insultarla e, dopo averle chiesto se effettivamente stesse chiamando la polizia, estrae un coltello e la colpisce al viso. Un colpo secco alla guancia, tra il naso e l'occhio. La ragazza dapprima se ne accorge vedendo le mani dell'aggressore insanguinate. Subito dopo, a causa della forte emorragia, si sente male, le gira la testa, teme di svenire e si siede per terra, soccorsa dai tanti passeggeri in attesa del treno. In quegli attimi, mentre il 27enne scappa tra la folla, lei ha il tempo di pensare "di morire. Non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare", racconta ore dopo, sporgendo denuncia, una volta dimessa dall'ospedale, con una prognosi di dieci giorni.

È pericoloso e potrebbe colpire ancora: ed è quanto si evince dalla richiesta di convalida dell'arresto e di custodia cautelare in carcere, firmata dalla pm Simona Ferraiuolo, a carico di Mohammed Saidi. Nella richiesta di convalida dell'arresto e di custodia cautelare in carcere, che oggi arriverà all'ufficio gip (verosimilmente l'interrogatorio potrebbe tenersi domani) vengono contestati il pericolo di reiterazione del reato e quello di fuga.

I reati riportati nelle imputazioni sono lo sfregio permanente al volto, le lesioni (per il pugno) e la resistenza a pubblico ufficiale al momento dell'arresto. Nessuna aggravante (odio contro una donna o discriminazione religiosa o razziale) viene contestata, al momento, dato il quadro delle dichiarazioni dei testimoni e della stessa giovane.

Il 27enne risulta incensurato e senza fissa dimora. Dell'uomo si ha traccia soltanto di una richiesta di asilo politico in Germania, nel 2022, nient'altro. La 23enne ha riportato ferite con una prognosi di 10 giorni. Tra l'altro, è stata colpita in una zona del viso non lontana da un occhio e, dunque, le conseguenze, viene fatto notare, avrebbero potuto essere anche più gravi.