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il caso

Trump sfida i killer di Teheran: "Se mi uccidono, gli ordini per reagire sono già firmati"

Nel pieno della crisi diplomatica il presidente Usa blinda la sua sicurezza forte dell'avvertimento formale che equipara un attacco alla sua persona a un conflitto aperto

10 Luglio 2026, 22:16

22:20

Trump sfida i killer di Teheran: "Se mi uccidono, gli ordini per reagire sono già firmati"

Un allarme dei servizi d’intelligence israeliani ha scosso la Casa Bianca: Teheran starebbe pianificando un nuovo attentato per assassinare Donald Trump.

La reazione del presidente americano è stata immediata e, nonostante uno scetticismo latente tra gli apparati statunitensi, ha scandito un avvertimento netto: «Se dovesse accadere ho lasciato istruzioni: bombardarli con una potenza mai vista».

La segnalazione proveniente da Tel Aviv irrompe in un frangente di altissima tensione internazionale, con il rischio di far deragliare la fragile tregua e il memorandum d’intesa sottoscritto tra Washington e Teheran.

Dopo giorni di attacchi incrociati nel Golfo e nei pressi dello Stretto di Hormuz – dove domenica scorsa l’Iran ha mostrato i muscoli lanciando missili contro tre navi – le ostilità avevano conosciuto un temporaneo rallentamento.

I mediatori del Qatar sono volati nella capitale iraniana per tentare di salvare l’intesa, ma Trump ha chiarito che il «cessate il fuoco è terminato», lasciandosi margine per nuove operazioni militari, pur consapevole che la prossimità delle elezioni di metà mandato rende politicamente poco conveniente una ripresa su larga scala dei raid.

Sul piano diplomatico, la storica alleanza tra Stati Uniti e Israele mostra però crepe evidenti. Secondo fonti dell’intelligence americana, l’ultimo allarme su un possibile complotto contro il presidente potrebbe essere una mossa politica di Israele – da sempre contrario agli accordi con Teheran – per spingere la Casa Bianca a riaccendere la campagna di bombardamenti.

I rapporti tesi con il premier Benjamin Netanyahu avrebbero indotto Washington a tenere le forze israeliane fuori dagli ultimi attacchi, nel tentativo di evitare un’escalation fuori controllo.

Resta il fatto che la minaccia alla vita del “commander-in-chief” non può essere sottovalutata. Trump si ritiene il bersaglio principale della Repubblica islamica almeno dal 2020, anno dell’uccisione del potente comandante della Forza Quds, Qasem Soleimani.

Da allora il presidente è sfuggito a diversi tentativi di attentato, tra cui quello di Butler durante la campagna del 2024 e un episodio in occasione della cena dei corrispondenti della Casa Bianca.

Il livello di allerta è tale da aver modificato persino le procedure di volo presidenziali. In seguito all’avvertimento israeliano, per rientrare dal vertice Nato di Ankara, Trump è stato costretto a dirigersi nel Regno Unito a bordo del vecchio Air Force One, dotato di avanzate contromisure antimissile, rinunciando al nuovo e sfarzoso jet donatogli dal Qatar, ritenuto insufficiente sotto il profilo della sicurezza.