Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
11 luglio 2026 - Aggiornato alle 00:01
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

l'intervista

L'ambasciatore Usa Tilman J. Fertitta: «Tra Italia e Usa non cambia nulla. Investire in Sicilia oggi conviene»

Dalle tensioni Trump-Meloni alla strategia militare della Casa Bianca, dal Ponte di Messina allo sviluppo del turismo: lo scenario del rappresentante degli Stati Uniti nel nostro Paese, affascinato dalla “sua” Isola

10 Luglio 2026, 23:59

11 Luglio 2026, 00:01

L'ambasciatore Usa Tilman J. Fertitta: «Tra Italia e Usa non cambia nulla. Investire in Sicilia oggi conviene»

Non è nato il fatidico 4 Luglio, ma è il prototipo dell’americano di successo. Tilman J. Fertitta incarna quello che per molti - non per tutti - è l’American Dream, il sogno americano, dove tutto può accadere, quindi anche che il discendente di una famiglia siciliana partita da Cefalù a fine Ottocento sia oggi tra gli uomini più ricchi del Paese che accolse i suoi avi, perché quell’America sapeva accogliere: un patrimonio stimato in oltre 11 miliardi di dollari, un impero che spazia dal turismo allo sport, essendo anche il padrone degli Houston Rockets, squadra storica della Nba strappata a suon di dollari a Beyonce, icona pop.

Insomma, aveva tutto e la carriera diplomatica apertagli da Donald Trump con la nomina ad ambasciatore in Italia è stata la ciliegina sulla torta, le cui fette sotto forma di sostegno per le campagne elettorali sono andate a Bush padre e figlio ma anche a Bill Clinton e Joe Biden, per poi virare su Donald Trump.

Certi equilibrismi non connotano l’American Dream ma l’uso di mondo proprio di chi fa affari. Mentre rientra negli effetti speciali del sogno americano la “barchetta” da 500 milioni, un elicottero a prua e uno a poppa, un mini campo da golf sul secondo ponte, immaginiamo per allentare la tensione se non bastasse la sauna.

Su questo sontuoso panfilo Fertitta ha appena compiuto una “crociera diplomatica” per celebrare il 4 Luglio dei 250 anni di indipendenza statunitense, accogliendo a bordo, tra le soste siciliane a Palermo e Siracusa, autorità politiche di vari colori e militari, imprenditori e pezzi di accademia, altri americani di successo. Cliché ripetuto questo weekend a Gallipoli. Ed è passeggiando tra pavimenti in teak immacolato e marmi rilucenti come le bitte proporzionate alla grandezza del mega yacht, che si ha immediata contezza della distanza siderale tra ciò che accade a monte e ciò che si vive a valle, ovvero tra ciò che si dicono (e non dicono) Trump e Meloni e invece i sorrisi spontanei, perché nelle cose, fra il padrone di casa attorniato da famiglia e imponente staff e ospiti di estrazione trasversale.

That’s America.

Una vaga somiglianza con l’attore e produttore cinematografico Will Ferrell (tanti passaggi a “Saturday Night Life” prima di film comici e comunque leggeri), l’ambasciatore ci riceve seduto su uno dei tanti divani, questo sul ponte centrale, mentre intorno si preparano il buffet e l’open bar per gli invitati a questo 4 Luglio in leggera differita.

Cosa rappresenta l’Italia e cosa è la Sicilia per gli Stati Uniti?

«I legami politici, commerciali, economici, militari - penso anche all’addestramento delle forze dell’ordine - sono enormi tra l’Italia, la Sicilia e gli Stati Uniti. Non avevo idea di quanta collaborazione ci fosse finché non sono arrivato qui (la sua nomina è stata ratificata dal Senato americano un anno fa). È straordinario il forte rapporto che l’Italia e gli Stati Uniti hanno, a tutti i livelli».

Queste relazioni solide quanto risentono delle tensioni fra Trump e Meloni, di questa crisi tra i due leader?

«Io non parlerei di crisi, Trump ha avuto da ridire con ogni leader europeo. Non sono molto preoccupato, non ho visto cambiamenti di alcun tipo, parlo con tutti ed è semplicemente tutto come sempre. Non c’è nulla che venga influenzato dal fatto che due leader si scambino qualche parola. L’unico motivo per cui se ne parla è perché sono due persone molto esposte pubblicamente (in effetti stanno alla Casa Bianca e a Palazzo Chigi, nda). Se io e lui (e qui indica il nostro editore, Salvatore Palella) litigassimo adesso, non fregherebbe un cazzo a nessuno, ok?».

Quanto è strategica la base di Sigonella in questo momento di crisi internazionali?

«Sigonella è molto importante sia per l'America che per l'Italia. Si trova al centro del Mediterraneo, è una base condivisa. L’ho visitata, è enorme, abbiamo molte persone lì, ed è estremamente importante per la democrazia in questa regione del mondo».

Trump va oltre il motto latino, si vis pacem para bellum, se vuoi la pace prepara la guerra. Perché lui la guerra la fa...

«Anch’io credo nel raggiungimento della pace attraverso la forza, il più grande deterrente al mondo è un esercito forte. Siamo nel 2026, ma ci sono ancora un sacco di imperi del male là fuori: Russia, Cina, Corea del Nord, Iran e altri. Quindi è meglio costruire un esercito forte e avere una difesa solida perché loro stanno spendendo i loro dollari per rafforzare le loro difese. Sarebbe bene fare lo stesso. E questo non vale solo per gli Stati Uniti, ma anche per la Nato, per esempio: deve spendere più denaro e sapersi sempre difendere da qualunque cosa gli altri stiano preparando. So che in molti nell’Alleanza vogliono far finta che la Cina sia loro amica. Ma la Cina non è loro amica».

Pensa che la pace in Ucraina sia vicina? E come ci si arriverà?

«Sembra che Putin non abbia alcun desiderio di porre fine alla guerra. Finché il suo popolo non gli si rivolterà contro, non porrà fine alla guerra, non credo. Questa è la mia opinione».

Dallo Stretto di Hormuz allo Stretto di Messina: si è fatto un’idea sul Ponte che da sempre da noi è tema che divide?

«Ne ho parlato con il vicepremier Salvini. Penso che il Ponte sia una grande visione di futuro e che darebbe una spinta all'economia della Sicilia. Se si può passare da una sponda all’altra in auto o in treno percorrendo un ponte invece di salire su un traghetto, questo si tradurrà sempre in un boom economico. Da noi, negli States, ci sono isole che se non fossero collegate da un ponte non sarebbero neanche lontanamente così fiorenti. E quindi sì, mi piacerebbe un giorno vedere costruito il Ponte sullo Stretto. Sarebbe fantastico per l’Italia e la Sicilia».

Ma al di là del Ponte come vede la Sicilia, la terra d’origine della sua famiglia?

«È un peccato che così tanti siciliani abbiano dovuto andarsene nell’800 e andare in America in cerca di una vita migliore. Ma questa è la vita e grazie a Dio lo hanno fatto, altrimenti non sarei potuto tornare qui!».

Lei ha già avuto modo di incontrare leader politici e imprenditori siciliani. Qual è l’impressione che ha ricevuto da loro, dalla nostra classe dirigente?

«La Sicilia non è diversa dal resto d’Italia. Ci sono persone capaci e lo dimostrano i miglioramenti compiuti negli ultimi 20-25 anni. Le leadership ci sono, dovete liberarvi di un po’ di burocrazia e imparare a promuovere meglio la Sicilia: il triangolo tra Catania, Taormina e Siracusa offre una vacanza straordinari, come poche altre al mondo».

Lei è un uomo d’affari: finita questa esperienza diplomatica lei investirebbe in Sicilia? La trova attrattiva?

«Assolutamente sì. Perché penso che il turismo nel vostro Paese sia destinato solo a crescere e l’Italia ha già fin troppo turismo! Ma questo dipenderà da quanto la Sicilia sarà capace di farsi conoscere nel mondo, negli States. Avete posti bellissimi, da Mondello alle Eolie, dall’entroterra all’Etna che vanno promossi con una comunicazione efficace. E poi qui in Sicilia la gente ha tanta energia positiva. Mi è capitato di consigliare: “Volete fare una bella vacanza di cinque o sei giorni? Andate a Taormina, Catania e Siracusa e vedrete che è un viaggio all'altezza di qualsiasi altro posto al mondo”. Questo è ciò che penso della Sicilia».

La “sua” Cefalù è stata molto accogliente...

«A Cefalù ho vissuto una giornata meravigliosa, ma tutti sono estremamente calorosi in Sicilia e anche in Italia. L’ho sempre saputo ma adesso lo vivo direttamente: gli italiani amano gli americani e gli americani amano gli italiani, e questo si vede ancora di più in Sicilia».

La Sicilia migliore ha offerto la propria vita per combattere la mafia. Gli americani ne sono consapevoli?

«Sì, penso che tutti sappiano che in Sicilia ci sono stati grandi uomini coraggiosi. Ma liberarsi di una organizzazione criminale è un’utopia, non in Sicilia ma in qualsiasi Paese. Non importa quante zanzare e mosche uccidi, continueranno ad arrivare, fanno parte dell’ambiente. Ma oggi la mafia non è più il vostro biglietto da visita e questo va detto».

Torniamo al concetto di forza secondo la Casa Bianca: Trump ha usato la forza anche con la Fifa, ha telefonato al presidente Infantino chiedendo e ottenendo la revoca della squalifica di un giocatore della nazionale Usa...

«Penso che se lo avesse chiamato Joe Biden la cosa non si sarebbe nemmeno saputa, ok? Trump non ha segreti ed è così onesto che ti dice quello ha fatto. Gli altri invece no. La gente non è abituata a un presidente trasparente, e dovrebbero ringraziare Dio che c'è un presidente trasparente e senza segreti».

That’s America. Pare, forse.