la convalida
L'indagato nega lo sfregio a Milano: gip ritiene la versione inverosimile e dispone misure cautelari
L'uomo sostiene che la giovane si è ferita da sola; il gip riconosce l'aggravante per futili motivi
Si è da poco concluso, a Milano, l’interrogatorio di Mohammed Saidi, il ventisettenne arrestato per l’aggressione con sfregio ai danni di una giovane avvenuta giovedì scorso nel capoluogo lombardo.
L’indagato ha fornito la propria versione dei fatti. A confermarlo è stata la sua legale, l’avvocata Mara Bracco, che ha lasciato il carcere di San Vittore da un accesso secondario ed è poi stata raggiunta telefonicamente. «Ha raccontato la sua versione - ha detto - poi probabilmente ci saranno ulteriori indagini».
Secondo la difesa, il giudice scioglierà la riserva entro oggi.
Le contestazioni a carico di Saidi riguardano lesioni personali aggravate, porto abusivo d’arma e resistenza; a queste si aggiunge l’ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale aggravata.
Durante l’udienza di convalida a San Vittore, Saidi avrebbe tenuto un atteggiamento ostile, apparendo irritato e offrendo un resoconto dell’accaduto giudicato non attendibile.
Ha riferito di essere arrivato in Italia dalla Francia da circa un mese, di aver lavorato come idraulico insieme a un connazionale algerino e di desiderare il rimpatrio in Algeria.
L’uomo ha inoltre sostenuto di essere stato lui la vittima dell’aggressione, attribuendo l’origine del diverbio a uno sguardo di troppo e a presunti insulti della ragazza. Ha negato di aver dichiarato di essere musulmano, precisazione che comunque non risulta dai verbali.
Ha affermato di non avere con sé alcun coltello e di ritenere che la giovane si sia ferita da sola con la fibbia metallica della borsetta durante la colluttazione. Ha detto di essersi poi allontanato perché si sentiva svenire e ha sostenuto che il sangue trovato a terra fosse il suo, mostrando in sede di interrogatorio una ferita a un dito.
In sostanza, ha completamente ribaltato la dinamica dell’episodio, ma nel provvedimento il gip definisce tale ricostruzione inverosimile.
Quanto alle esigenze cautelari, il giudice contesta il pericolo di reiterazione del reato e il rischio di fuga.
È stata riconosciuta l’aggravante dei futili motivi, legata — secondo l’ipotesi accusatoria — alla condotta spregiudicata contro una donna inerme per un semplice sguardo ritenuto provocatorio.