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il lutto

Addio all'emiro che ha comprato il mondo (e lo ha cambiato) e che ha trasformato il gas in geopolitica

Morto a 74 anni Sheikh Hamad, l'uomo che ha trasformato il Qatar nel crocevia globale di gnl, finanza e diplomazia

12 Luglio 2026, 18:41

18:50

Addio all'emiro che ha comprato il mondo (e lo ha cambiato) e che ha trasformato il gas in geopolitica

E' morto all’età di 74 anni Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar dal 1995 al 2013.

Con lui il Medio Oriente perde non soltanto un monarca alla guida di un patrimonio energetico, ma l’architetto del Qatar contemporaneo: il dirigente che ha trasformato una piccola e vulnerabile penisola del Golfo in un protagonista globale impossibile da ignorare. La sua parabola politica è la storia di un’intuizione strategica: per uno Stato minuto e circondato da vicini ingombranti, la sicurezza non si conquista solo con arsenali e patti militari, ma rendendosi indispensabili agli occhi del mondo.

Il punto di svolta arrivò il 27 giugno 1995, con un avvicendamento incruento che lo portò a succedere al padre. Hamad archiviò la tradizionale prudenza e l’acquiescenza al peso saudita, imboccando una rotta audace e autonoma, sostenuta dalle risorse del North Field, il gigantesco giacimento offshore che, sotto la sua guida, ha fatto del Qatar il principale esportatore mondiale di gas naturale liquefatto.

Per lui, tuttavia, il gas non era un obiettivo, bensì il mezzo per finanziare l’indipendenza nazionale. Gli enormi proventi energetici furono convertiti in un poderoso apparato di soft power e influenza che ancora oggi poggia su tre capisaldi.

Nel 1996 lanciò Al Jazeera, il network che rivoluzionò l’ecosistema mediatico arabo dando voce a “l’opinione e l’altra opinione” e offrendo a Doha una piattaforma capace di sfidare le narrazioni ufficiali della regione. Dal 1997 rilanciò Qatar Airways, trasformandola da vettore regionale in una compagnia globale, in grado di collegare Doha con oltre 140 destinazioni. Nel 2005 fondò la Qatar Investment Authority, il colossale fondo sovrano incaricato di preservare la ricchezza nazionale, diversificare l’economia e acquisire asset strategici in tutto il mondo.

Accanto a media, trasporti e finanza, l’emiro consolidò un quarto pilastro: la diplomazia della mediazione. Il Qatar si specializzò nell’ospitare negoziati complessi — dal Libano al Darfur, fino all’apertura nel 2012 dell’ufficio politico dei talebani — facendo di Doha un crocevia negoziale imprescindibile anche per Stati Uniti ed Europa.

Sul fronte interno, il suo regno fu segnato da riforme graduali ma incisive: nel 1995 abolì la censura sulla stampa locale; nel 1999 introdusse le prime elezioni amministrative, con il diritto per le donne di votare e candidarsi; nel 2004 promulgò una costituzione permanente. Insieme alla consorte, Sheikha Moza, istituì la Qatar Foundation, puntando sull’istruzione per proiettare il Paese verso un’economia della conoscenza, meno dipendente dagli idrocarburi.

La solidità dell’edificio costruito da Hamad fu messa alla prova nel 2017, quattro anni dopo la sua volontaria abdicazione a favore del figlio Tamim. Di fronte all’embargo imposto dai Paesi vicini — che includeva la richiesta di chiudere Al Jazeera — il sistema non vacillò: il Qatar era ormai troppo ricco, interconnesso e strategico per essere piegato.