Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
13 luglio 2026 - Aggiornato alle 00:15
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

la guerra

Alta tensione nel Golfo: i nuovi raid Usa contro l'Iran accendono lo scontro per lo Stretto di Hormuz

Colpita una nave cipriota, parte la rappresaglia voluta da Trump per difendere le rotte dell'oro nero

12 Luglio 2026, 23:57

13 Luglio 2026, 00:00

Alta tensione nel Golfo: i nuovi raid Usa contro l'Iran accendono lo scontro per lo Stretto di Hormuz

La decisione del presidente statunitense Donald Trump di autorizzare una nuova ondata di attacchi contro l’Iran è maturata dopo un grave incidente al largo delle coste dell’Oman: una nave portacontainer battente bandiera cipriota è stata colpita, riportando danni alla sala macchine e un incendio a bordo.

Ventitré membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, mentre un marittimo di nazionalità indiana risulta disperso: una scomparsa che ha innescato l’immediata rappresaglia di Washington.

L’operazione americana, condotta sotto l’egida del Centcom, ha un obiettivo dichiarato: “proteggere la libera navigazione” e imporre a Teheran un costo per le sue continue minacce al traffico mercantile.

I raid hanno colpito asset militari selezionati, tra cui difese aeree, sistemi missilistici e imbarcazioni paramilitari riconducibili alle Guardie della Rivoluzione, schierate in prossimità dello Stretto di Hormuz.

L’offensiva non è un episodio isolato, ma si inserisce nel quadro di “Project Freedom”, una missione varata dalla Casa Bianca all’inizio di maggio per ripristinare la sicurezza di un passaggio cruciale per gli equilibri globali. Il mare è divenuto il principale teatro di una guerra di deterrenza.

Trump ha alzato i toni, inviando anzitutto un segnale politico: la Casa Bianca pretende che Teheran riconosca formalmente l’apertura delle rotte internazionali e rinunci ad attaccare i mercantili. L’Iran, di contro, rivendica il controllo diretto del corridoio marittimo, affermando che lo stretto resterà “chiuso” finché non tornerà la calma nell’area.

Lo stallo sta alimentando una pericolosa spirale di violenza, con reazioni militari iraniane che hanno già coinvolto Paesi del Golfo che ospitano basi statunitensi, tra cui Bahrain, Kuwait, Qatar, Giordania e Oman.

A inquietare la comunità internazionale è il peso strategico dello Stretto di Hormuz, considerato il più importante “chokepoint” energetico del pianeta: vi transitano circa 15 milioni di barili di greggio al giorno (pari al 34% del commercio mondiale) e un quinto del GNL globale. Colpire il traffico in quest’area significa alterare i costi di trasporto, far impennare i premi assicurativi e mettere sotto pressione le catene logistiche internazionali.

Non a caso, il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha avvertito di possibili “conseguenze catastrofiche” per l’economia mondiale in caso di ostilità su vasta scala.

Mentre l’Oman tenta di mantenere aperto un fragile canale di mediazione diplomatica, l’accordo ad interim di 60 giorni tra Stati Uniti e Iran rischia di collassare sotto il peso dei raid. Finché i mercantili civili saranno usati come strumento di pressione geopolitica, ogni transito a Hormuz potrà innescare un nuovo scontro militare, con ripercussioni immediate sui mercati globali.