la curiosità
Colombia, stop all'abbattimento degli ippopotami di Pablo Escobar
L'eredità del narcotrafficante trasformata in una complessa questione ambientale, scientifica e sociale
Il futuro ministro dell'Ambiente della Colombia, Fabio Arjona, designato dal presidente eletto Abelardo de la Espriella, ha escluso il ricorso all'abbattimento degli ippopotami introdotti negli anni Ottanta da Pablo Escobar, mettendo in discussione il piano varato dal governo di Gustavo Petro.
"Il controllo letale non è la soluzione", ha dichiarato Arjona ai media locali, proponendo strategie alternative come sterilizzazione e trasferimento degli animali.
La posizione ha però suscitato le critiche di biologi e autorità ambientali, secondo cui rinunciare a uno degli strumenti previsti rischia di aggravare la diffusione della specie invasiva, oggi stimata tra 280 e 300 esemplari.
Il programma approvato nel 2026 prevedeva l'abbattimento di 80 animali l'anno per evitare che la popolazione raggiunga quota mille entro il 2035.
Gli esperti ricordano inoltre che i tentativi di sterilizzazione e trasferimento hanno finora prodotto risultati limitati, mentre gli ippopotami continuano a espandersi lungo il bacino del fiume Magdalena, con crescenti impatti ambientali e rischi per la popolazione.
Quelli conosciuti come gli "ippopotami di Pablo Escobar" sono una delle eredità più insolite e controverse lasciate dal narcotrafficante colombiano. Negli anni Ottanta, Escobar fece costruire uno zoo privato nella sua tenuta, la Hacienda Nápoles, nel dipartimento di Antioquia, importando animali esotici da tutto il mondo, tra cui quattro ippopotami: un maschio e tre femmine.
Dopo la morte di Escobar, nel 1993, la maggior parte degli animali dello zoo fu trasferita in altre strutture. Gli ippopotami, invece, rimasero nella tenuta perché il loro trasferimento era complesso e costoso. Col tempo iniziarono a riprodursi e a spostarsi lungo il bacino del fiume Magdalena, trovando un habitat favorevole grazie all'abbondanza di acqua, al clima tropicale e all'assenza di predatori naturali.
Oggi la popolazione è cresciuta fino a superare le centinaia di esemplari, rendendola la più grande popolazione di ippopotami al di fuori dell'Africa. La loro presenza ha però aperto un acceso dibattito tra ambientalisti, biologi e autorità.
Da un lato, gli ippopotami sono diventati un'attrazione turistica e molti abitanti li considerano parte dell'identità locale. Dall'altro, rappresentano una specie invasiva: possono alterare gli ecosistemi acquatici, competere con la fauna autoctona, modificare la qualità delle acque con i loro escrementi e, come in Africa, risultare molto pericolosi per l'uomo se si sentono minacciati.
Per contenere la crescita della popolazione, il governo colombiano ha avviato programmi di sterilizzazione, trasferimento di alcuni esemplari in zoo e santuari all'estero e monitoraggio costante. L'abbattimento è stato preso in considerazione in passato, ma ha suscitato forti proteste da parte dell'opinione pubblica e delle associazioni animaliste.
La storia degli ippopotami di Pablo Escobar è così diventata un caso emblematico di come un'eredità del narcotraffico possa trasformarsi, decenni dopo, in una complessa questione ambientale, scientifica e sociale.