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il caso

Caos a Washington sul "pizzo" Usa su Hormuz: Trump smentisce Rubio

L'annuncio via social di un prelievo sulle merci in transito isola gli Stati Uniti e viola palesemente il diritto marittimo internazionale

14 Luglio 2026, 11:08

11:10

Caos a Washington sul "pizzo" Usa su Hormuz: Trump smentisce Rubio

Con un post su Truth Social, Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti imporranno un prelievo del 20% sulle merci in transito nello Stretto di Hormuz per "rimborsare" l’America dei costi di sicurezza. Autoproclamatosi "guardiano dello Stretto", il presidente ha delineato uno scenario che rischia di trasformare la rotta marittima più sensibile del pianeta in un vero e proprio "casello geopolitico".

La mossa non solo appare come uno strappo al diritto internazionale, ma mette anche a nudo una profonda e imbarazzante frattura all’interno dell’amministrazione statunitense. Appena poche settimane fa il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance avevano ribadito senza esitazioni l’impossibilità, per qualsiasi Paese, di imporre pedaggi su vie d’acqua internazionali come Hormuz. Questa repentina e clamorosa smentita erode la credibilità negoziale di Washington e solleva interrogativi pesanti su chi orienti realmente la politica estera americana.

Sul piano commerciale e giuridico, le implicazioni sono dirompenti. Lo Stretto di Hormuz è un collo di bottiglia cruciale per l’energia mondiale: nel 2024 vi sono transitati circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a un quinto del consumo globale e al 7% delle importazioni statunitensi. Applicare una tariffa del 20% equivarrebbe a introdurre una formidabile "tassa geopolitica" sull’economia internazionale. L’iniziativa si scontra inoltre con i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che tutela il diritto di "passaggio in transito" continuo e rapido. Pur non avendo mai ratificato formalmente la Convenzione, gli Stati Uniti ne hanno a lungo invocato le norme consuetudinarie per difendere la libertà di navigazione: un paradosso che ora incrina l’equilibrio della loro politica estera.

A complicare ulteriormente il quadro della sicurezza, fonti americane riferiscono l’intenzione di ripristinare il blocco del naviglio iraniano a partire dal 14 luglio 2026. Di fronte a questa inedita "monetizzazione" della libertà di navigazione, che l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) considera un bene pubblico globale fondato su regole condivise, cresce l’allarme anche tra gli alleati del Golfo. Le monarchie petrolifere, per le quali il valore strategico di Hormuz risiede nella prevedibilità e nella fluidità del transito, si sono già espresse contro misure analoghe in passato. La svolta americana rischia ora di spingerle a cercare altrove nuove garanzie, allontanandole da un partner percepito come sempre più inaffidabile e imprevedibile.