Legge elettorale
La maggioranza che cede per un voto e l'opposizione che esulta. Scatta la caccia ai "traditori" di Meloni
Il centrosinistra festeggia dopo l'esito a scrutinio segreto. E nel centrodestra ci sono già accuse incrociate, delusione e rassicurazioni sulla stabilità del Governo: almeno una trentina i "franchi tiratori"
"Mettete la faccia sullo scrutiniò": era questo l'ultimo appello lanciato da Giorgia Meloni, ma non è servito a scongiurare il peggio. Poco dopo le 19, la maggioranza è stata battuta alla Camera per un solo voto: 187 favorevoli e 188 contrari. L'Aula ha infatti bocciato, tramite lo scrutinio segreto richiesto dalle opposizioni, l'emendamento firmato da FdI, Noi moderati e Udc che puntava a inserire un sistema misto di capilista bloccati e preferenze all'interno della nuova legge elettorale. Immediatamente è partita la caccia al 'traditore' all'interno del centrodestra, con una stima dei franchi tiratori che oscilla tra i 30 e i 40 deputati. Si fa strada il timore che questo scivolone possa compromettere l'intero iter della legge. Sebbene pubblicamente tutti neghino di aver "uccisò" il provvedimento, non mancano le accuse reciproche a mezza bocca. I meloniani puntano il dito contro Forza Italia e Lega, alleati che fino al giorno prima avevano manifestato riserve sulla questione. Alcuni sostengono che gli atteggiamenti decisi di FdI, riassumibili nell'avvertimento 'Mi raccomando, votate uniti altrimenti si va a casà', abbiano avvelenato il clima spingendo i dubbiosi a 'diserterà il votò'. Altri accusano i sostenitori di Vannacci di doppio gioco, sebbene i "futuristi" abbiano diffuso un video per dimostrare il loro voto favorevole.
Il primo a commentare l'esito è stato Nicola Fratoianni, che uscendo dall'emiciclo ha dichiarato: “Il messaggio che arriva da questo voto è chiaro: 'Andate tutti casà'”. Tra i banchi del centrodestra la delusione è palpabile, con visi tesi soprattutto tra i meloniani e il ministro Luca Ciriani. Galeazzo Bignami ha sfogato la sua frustrazione contro il centrosinistra affermando: “Avevamo preso un impegno, di dare la possibilità di scegliere chi eleggere". Ha poi aggiunto: "Voi dite di volerlo fare e non avete presentato neanche un emendamento per farlo e questo significa prendere in giro gli italiani", per poi concludere duramente: “La differenza tra noi e voi è che noi ci mettiamo la faccia, voi ci mettete qualcos'altro. Voi siete l'esempio di vigliaccheria incapaci di agire a viso aperto...”. Mentre in piazza Montecitorio il campo largo festeggia, Antonio Tajani si è confrontato in silenzio con Andrea Orsini e Stefano Benigni, il quale si è poi lasciato sfuggire un laconico: “Mi dispiace, ma si va avanti”. Edoardo Ziello ha lanciato la sua accusa contro gli alleati dichiarando: "Probabilmente ad affossare le preferenze sono stati proprio quelli che nelle settimane passate avevano espresso perplessità, ovvero, Lega e Forza Italia". Pronta la replica del leghista Riccardo Molinari, che ha respinto i sospetti precisando: “Secondo i nostri calcoli i franchi tiratori sono stati circa 31, nessuno è della Lega", e punzecchiando gli alleati: “Mi chiedete di Vannacci? Bisogna sempre vedere se Fn ha votato come ha dichiarato...”.
Maurizio Lupi ha offerto una lettura pragmatica dell'accaduto: “Non nascondiamoci dietro un dito: è evidente che, da un punto di vista politico, ogni volta che una maggioranza va sotto su un provvedimento, ciò assume un significato politico rilevante. La mia esperienza mi porta a ricordare numerosi casi in cui il Governo e la maggioranza dell’epoca sono stati battuti su emendamenti significativi, come quello relativo alle preferenze. Ciò non ha impedito a quei governi di proseguire il proprio lavoro”. Anche Giorgia Meloni ha affidato ai social la propria amarezza: “Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude, abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate". La premier ha criticato aspramente le opposizioni: "Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto”, affrontando però anche il tema della spaccatura interna: "Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo -avverte la premier- serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci". Antonio Tajani ha voluto comunque rassicurare sulla tenuta dell'esecutivo: “Non è a rischio la maggioranza, le preferenze sono un dettaglio della legge, la loro bocciatura non ha alcuna conseguenza sulla stabilità del governo”. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato le alternative istituzionali: “Alla luce del voto sulle preferenze ricordo che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori”. A chiudere la sequenza di reazioni è stato Roberto Vannacci, che in un video sui social ha concluso: "Una cosa è quello che dicono davanti alle telecamere...altro è quello che fanno. L’unico a volere veramente le preferenze è Futuro nazionale, che vuole ridare la sovranità al popolo".