legge elettorale
Preferenze, la Camera boccia Vannacci: nuovo schiaffo per la Meloni, centrodestra a pezzi
L'esame nell'Aula, l'emendamento di Fn azzoppato a scrutinio segreto con 233 voti contrari e 139 a favore, tra cui quelli di FdI
Un emendamento respinto può pesare politicamente più di uno approvato. È quanto accaduto a Montecitorio, dove l'Aula ha bocciato con 139 voti favorevoli e 233 contrari la proposta di Futuro Nazionale che chiedeva la reintroduzione delle preferenze piene, senza il filtro dei capilista bloccati. Il numero non basta a vincere, ma segnala un'area della maggioranza sensibile al tema e non del tutto coincidente con i confini tradizionali della coalizione.
Il precedente pesa più del voto di ieri. Il 14 luglio l'emendamento di compromesso presentato da Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc — preferenze sì, ma con capilista blindati — era caduto a scrutinio segreto per un solo voto, 188 a 187. Da quel momento la partita è diventata politica prima ancora che parlamentare. Meloni aveva parlato di “occasione persa”, ammettendo l'assenza di voti nella maggioranza: quattro deputati leghisti e due di Forza Italia non avrebbero partecipato al voto, mentre i deputati di FdI presenti sarebbero risultati compatti.
Roberto Vannacci ha costruito su questo terreno la sua battaglia identitaria, chiedendo pubblicamente a Meloni preferenze “vere”, senza correttivi. Un pressing che ha messo Fratelli d'Italia in una posizione scomoda, più vicina alla linea del generale rispetto a quella di Lega e Forza Italia, da settimane più fredde sul tema. Dentro Forza Italia, in particolare, si registrano perplessità legate anche agli effetti delle preferenze sulla rappresentanza femminile.
Il nodo di fondo riguarda la riforma elettorale in discussione, che punta a superare il Rosatellum con un sistema più proporzionale, premio di maggioranza e soglie nazionali. Le preferenze restano il punto più divisivo, perché toccano direttamente la selezione della futura classe politica.
Le opposizioni non hanno accompagnato la battaglia di Vannacci, pur essendo storicamente favorevoli al tema: per M5s e Pd la riforma resta comunque squilibrata, e le preferenze rischierebbero di diventare un correttivo di facciata. Il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi ha parlato di una “nuova maggioranza” tra FdI e Futuro Nazionale, mentre Schlein e Conte avevano già usato la sconfitta del 14 luglio per attaccare il governo.
Il dossier resta aperto: il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato che il bicameralismo consente correzioni a Palazzo Madama, dove peraltro lo scrutinio segreto su questo punto non sarebbe praticabile nelle stesse forme. Se il problema alla Camera è stato di franchi tiratori, al Senato la maggioranza potrebbe tentare il recupero. Se invece la frattura è politica, la partita resta apertissima — e Vannacci, con la sconfitta di oggi, ha comunque ottenuto quello che cercava: costringere Meloni a misurarsi sul suo terreno.