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Le reazioni

La rabbia e il sollievo dei familiari: «Ora la verità ha fatto un passo avanti»

Dopo la sentenza di primo grado, il Comitato delle vittime parla di una svolta: «Cadute le ipotesi fantasiose sulle cause del crollo». La battaglia giudiziaria però continua

16 Luglio 2026, 18:30

La rabbia e il sollievo dei familiari: «Ora la verità ha fatto un passo avanti»

«La sentenza di oggi è un crollo della cortina di fumo che ha aleggiato sulla verità». Così Egle Possetti, presidente del Comitato dei parenti delle vittime del Ponte Morandi, ha commentato il verdetto di primo grado sul crollo del viadotto Polcevera, parlando durante la conferenza stampa organizzata dopo la lettura della sentenza.

Per Possetti, la decisione dei giudici «sancisce precise responsabilità in capo a precise figure» e mette in evidenza anche il ruolo dei controlli pubblici: «Vengono bocciati i responsabili dei controlli pubblici perché nessun controllore ha bloccato il manovratore».

Il presidente del Comitato, che riunisce i familiari delle 43 persone morte nel disastro del 14 agosto 2018, ha però sottolineato che il percorso giudiziario non è ancora concluso. «Non è ancora il capolinea – ha detto – ma è un punto fermo su ipotesi fantasiose come quelle che individuavano come cause del crollo bobine e fulmini».

Il riferimento è alle diverse ricostruzioni emerse nelle fasi successive alla tragedia, alcune delle quali avevano ipotizzato cause alternative rispetto alle contestazioni della Procura, che ha concentrato le indagini sulle condizioni del viadotto, sulla gestione della manutenzione e sulle presunte omissioni nei controlli.

La sentenza arriva a quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, quando una parte del viadotto sul torrente Polcevera cedette provocando la morte di 43 persone e lo sfollamento di centinaia di residenti della zona.

«Abbiamo sempre chiesto verità e giustizia – ha ribadito Possetti – per le vittime e per evitare che una tragedia simile possa ripetersi». Per i familiari, il verdetto rappresenta dunque una prima risposta, ma non la conclusione definitiva della vicenda giudiziaria, che proseguirà nei successivi gradi di giudizio.