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la polemica

La grazia non è un quarto grado di giudizio: l'altolà di Mattarella a Nordio sul caso Roggero

Un vertice al Quirinale tra il Capo dello Stato e il ministro Nordio ribadisce il perimetro dell'articolo 87 della Costituzione smorzando le tensioni

16 Luglio 2026, 20:59

21:00

La grazia non è un quarto grado di giudizio: l'altolà di Mattarella a Nordio sul caso Roggero

Nel pieno dell’onda emotiva e politica seguita alla condanna definitiva del gioielliere Mario Roggero, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto un argine netto, arrestando l’iniziativa del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Il colloquio tra il Capo dello Stato e il Guardasigilli non si è concentrato sul merito di un’eventuale clemenza per il 72enne, ma sulla rigorosa riaffermazione delle prerogative costituzionali, mentre la vicenda rischiava di degenerare in un duro scontro politico. Di fronte alla mobilitazione del centrodestra e all’istruttoria avviata da Nordio, percepita come risposta alle pressioni di figure di primo piano quali Matteo Salvini e Alberto Cirio, il Quirinale è intervenuto con tempestività.

Mattarella ha voluto “puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro”, chiarendo senza ambiguità che la concessione della grazia è una facoltà esclusiva e insindacabile del Presidente della Repubblica.

A presidio di tale prerogativa stanno l’articolo 87, undicesimo comma, della Costituzione e la storica sentenza n. 200 del 2006 della Corte costituzionale: il ministro può istruire la pratica e formulare un parere, ma la decisione finale appartiene soltanto al Capo dello Stato, senza alcun “potere inibitorio” o di veto da parte dell’esecutivo.

Il Colle respinge con fermezza la narrazione semplicistica secondo cui “il governo chiede, il Colle decide”. Per Mattarella è essenziale distinguere tra solidarietà politica, iter tecnico-giudiziario e prerogativa costituzionale.

La presidenza sottolinea inoltre un profilo di metodo: le motivazioni della sentenza della Cassazione, che ha confermato la pena a 14 anni e 9 mesi per Roggero per aver inseguito e ucciso due rapinatori in fuga a minaccia ormai cessata, non sono state ancora depositate, rendendo del tutto prematura qualunque valutazione di merito.

Il messaggio del Quirinale è chiaro: la grazia non è una bandierina da piantare nello scontro politico quotidiano né un “quarto grado di giudizio” per ribaltare decisioni sgradite o correggere le pronunce dei tribunali. È, al contrario, un provvedimento di clemenza individuale fondato su ragioni eccezionali, prevalentemente umanitarie.

In una fase in cui il confine tra sicurezza e uso privato della forza alimenta un forte cortocircuito politico, la tenuta delle istituzioni si misura nella capacità di restare entro i rispettivi limiti. La grazia potrà anche divenire terreno di contesa, ma per il Quirinale resterà sempre e soltanto un rigoroso atto costituzionale.