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los cenario

La morsa di Teheran sugli oceani: nel mirino Hormuz e il Mar Rosso (e quindi Suez)

L'Iran prepara gli alleati Houthi a bloccare lo stretto di Bab el-Mandeb in caso di nuovi attacchi americani contro le proprie infrastrutture strategiche

16 Luglio 2026, 23:47

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La morsa di Teheran sugli oceani: nel mirino Hormuz e il Mar Rosso (e quindi Suez)

La crisi tra Iran e Stati Uniti ha travalicato il perimetro delle basi militari e dei cieli mediorientali per investire direttamente le rotte nevralgiche dell’economia mondiale. La nuova, aggressiva strategia di Teheran mira a stringere una tenaglia su due snodi marittimi essenziali: lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso e quindi Suez.

Secondo fonti diplomatiche e vicine alle milizie, il governo iraniano avrebbe messo in allerta i ribelli Houthi dello Yemen, invitandoli a predisporre il blocco del traffico navale attraverso il cruciale stretto di Bab el-Mandeb.

I preparativi militari risultano già avanzati: droni e missili sarebbero stati dislocati in punti strategici delle alture yemenite che dominano Hodeidah e il Golfo di Aden, in attesa del via libera operativo.

Il messaggio di deterrenza rivolto da Teheran a Washington è inequivocabile: se i raid statunitensi colpiranno infrastrutture energetiche e civili iraniane, le ritorsioni paralizzeranno il comparto energetico dell’intera regione.

La chiusura simultanea di Hormuz – considerato dall’Iran una “linea rossa” – e di Bab el-Mandeb rappresenterebbe lo scenario più temuto dai mercati. Nei primi mesi del 2025, attraverso Bab el-Mandeb sono transitati circa 4,2 milioni di barili al giorno, cui si aggiungono i 4,9 milioni veicolati dal sistema Suez-SUMED.

Sul piano operativo, gli Stati Uniti hanno reagito con decisione. Il CENTCOM ha condotto intensi bombardamenti contro centri di comando, basi per droni, sistemi missilistici e di difesa aerea iraniani, con particolare concentrazione nell’area strategica del porto di Bandar Abbas. La postura di Washington è netta: l’obiettivo è ridurre in modo sistematico la capacità offensiva navale di Teheran, a tutela dei “marittimi innocenti” e della libertà di navigazione.

L’incendio rischia però di propagarsi oltre i mari. Il Regno di Giordania risulta sempre più coinvolto, avendo abbattuto nei propri cieli oltre una decina di missili iraniani in pochi giorni. La tensione è salita ulteriormente quando i pasdaran hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro una base statunitense in territorio giordano, definendolo una rappresaglia per un presunto attacco americano nei pressi di un ospedale pediatrico nella città iraniana di Ahvaz.

L’ampliamento del raggio d’azione appare finalizzato a colpire la rete di alleanze e di sicurezza degli Stati Uniti nel contesto arabo. Per l’Europa, si profila una minaccia diretta e gravissima. L’eventualità che il commercio marittimo tra Asia ed Europa venga interrotto, deviato o esposto agli attacchi asimmetrici degli Houthi implica un’impennata dei costi del carburante, premi assicurativi alle stelle e una crisi senza precedenti delle catene di approvvigionamento industriale. Il confine tra un’azione di deterrenza e una vera catastrofe logistica-militare è ormai ridotto al minimo.