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il caso

La moglie di Roggero ha presentato istanza di grazia: così Mariangela tenta di salvare il "suo" Mario

Dopo la condanna definitiva a quasi 15 anni, la donna si appella al Capo dello Stato per chiedere un atto di clemenza

17 Luglio 2026, 17:22

17:30

La moglie di Roggero ha presentato istanza di grazia: così Mariangela tenta di salvare il "suo" Mario

Dopo che la Corte di Cassazione ha posto fine al percorso giudiziario ordinario di Mario Roggero, confermando in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per il gioielliere settantaduenne di Gallo, frazione di Grinzane Cavour, la moglie, Mariangela Sandrone, ha scelto di intraprendere l’ultimo e più arduo tentativo per evitare il carcere al coniuge: la presentazione di una formale istanza di grazia indirizzata al Presidente della Repubblica.

La domanda è stata depositata il oggi, due giorni dopo la pronuncia della Suprema Corte, e rappresenta l’ultimo spiraglio invocato dalla famiglia al termine di un iter processuale lungo e doloroso. Come prevede la normativa, la richiesta di clemenza è stata inoltrata al Ministro della Giustizia per l’istruttoria, mentre il potere decisionale finale spetta unicamente al Capo dello Stato. La grazia non annulla il reato né il giudizio di responsabilità, ma costituisce un atto individuale di misericordia che può determinare l’estinzione, la riduzione o la commutazione della pena.

Tale iniziativa, tuttavia, non sospende automaticamente l’esecuzione della condanna: nelle stesse ore del deposito dell’istanza, la Procura della Repubblica di Asti ha emesso l’ordine di carcerazione nei confronti del gioielliere.

L’episodio all’origine della vicenda risale al 28 aprile 2021, quando tre rapinatori, armati di coltello e di una pistola finta priva del tappo rosso, fecero irruzione nella gioielleria di Roggero, dove si trovavano anche la moglie e la figlia. La tragedia si consumò all’esterno del negozio: il commerciante inseguì i malviventi e aprì il fuoco, uccidendo Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli e ferendo il terzo complice, Alessandro Modica.

È su questa fase che si sono concentrate le decisioni della magistratura in tutti e tre i gradi di giudizio. Secondo i giudici, nel momento in cui furono esplosi i colpi, l’azione aggressiva era «totalmente conclusa» e non sussisteva più un pericolo concreto, poiché i rapinatori erano già in fuga dal locale. Di conseguenza, i tribunali hanno qualificato i fatti come duplice omicidio e tentato omicidio, rigettando sia la legittima difesa sia la tesi del turbamento emotivo.

Oggi, mentre la giustizia penale impone l’esecuzione della pena, l’iniziativa di Mariangela Sandrone sposta il baricentro del caso dal piano strettamente giudiziario a quello istituzionale e umano, invocando un atto di clemenza in una vicenda che continua a dividere e scuotere l’opinione pubblica.