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la svolta

Il Regno Unito cambia guida: chi è l'uomo che vuole ricucire lo strappo con le periferie

A 56 anni e dopo due sconfitte passate per la leadership, Andy Burnham corona il suo progetto politico presentandosi come leader di conciliazione sociale

17 Luglio 2026, 19:32

19:40

 Il Regno Unito cambia guida: chi è l'uomo che vuole ricucire lo strappo con le periferie

Il Regno Unito si prepara ad accogliere un nuovo inquilino al Numero 10 di Downing Street: salvo colpi di scena, il 20 luglio 2026 Andy Burnham subentrerà a Keir Starmer alla guida del governo britannico.

L’avvicendamento al vertice del Partito laburista non è maturato attraverso lunghe consultazioni di base, ma si è consumato in tempi rapidi, come risposta all’urgenza dettata da una crisi politica profonda. Starmer ha infatti annunciato le dimissioni, travolto da una crescente impopolarità, da errori di valutazione e da risultati disastrosi alle amministrative di maggio, con la pressione esercitata in particolare da Reform UK.

Già a giugno, il 66% degli elettori britannici non desiderava più che fosse lui a condurre il partito verso le prossime elezioni generali. Dinanzi a un crollo così netto nei sondaggi, i laburisti hanno scelto una scorciatoia pragmatica per non compromettere le proprie prospettive elettorali.

Cinquantasei anni, già sindaco della Greater Manchester dal 2017, Burnham ha raccolto l’appoggio schiacciante di 379 deputati su 403 e il sostegno unanime dei principali sindacati — UNISON, GMB e Unite — rendendo impraticabile qualsiasi candidatura alternativa.

La sua avanzata è stata orchestrata con grande cura: a maggio il deputato Josh Simons si è dimesso per cedergli il seggio e, il 18 giugno 2026, il futuro leader ha trionfato alle suppletive di Makerfield con il 54,8% dei consensi, certificando il rientro a Westminster e la capacità di intercettare voti oltre le roccaforti tradizionali.

Il programma politico del nuovo premier ruota attorno alla devoluzione, concepita non come semplice ingegneria istituzionale ma come asse identitario per riportare il potere “da Westminster e Whitehall al luogo in cui si vive”. Burnham promette una “crescita buona in ogni codice postale”, con un piano di reindustrializzazione, maggiori poteri per rilanciare le economie locali e un’alleanza pragmatica tra istituzioni e imprese: una strategia pensata per ricucire lo storico strappo tra Londra e il Nord dell’Inghilterra.

Nonostante l’entusiasmo nel partito, la strada che lo attende è in salita. Debolezza dell’economia, servizi pubblici sotto pressione e caro vita impongono priorità immediate, mentre restano poco definiti i meccanismi di finanziamento della sua ambiziosa agenda di decentramento e giustizia sociale.

Salito a Downing Street attraverso una procedura interna, senza passare dal vaglio di un’elezione generale, Burnham dovrà dimostrare sin da subito non solo la piena legittimità della propria investitura, ma soprattutto la capacità di trasformare gli slogan in provvedimenti concreti per il Paese.