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il caso

Il bluff dei dossier declassificati: l'indagine della Bbc smonta le tesi di Trump

Nessuna prova di frode o voti alterati nei documenti diffusi dalla Casa Bianca, solo vulnerabilità teoriche e dati elettorali acquistati legalmente

17 Luglio 2026, 22:40

Il bluff dei dossier declassificati: l'indagine della Bbc smonta le tesi di Trump

La Casa Bianca ha recentemente reso pubblica una vasta mole di documenti nel tentativo di dimostrare che le presidenziali statunitensi siano state oggetto di ingerenze straniere e di frodi su larga scala. In un intervento di 26 minuti, il presidente Donald Trump ha sostenuto che l’infrastruttura elettorale sia "catastroficamente" insicura e che i file declassificati attesterebbero il furto di dati relativi a 220 milioni di elettori da parte della Cina.

Un’approfondita verifica condotta da Bbc Verify, insieme all’esame dei dossier diffusi, mette però in luce un divario marcato tra la retorica politica e l’effettiva consistenza delle prove.

Il nodo centrale riguarda la distinzione tra la vulnerabilità teorica di un sistema e la sua concreta compromissione.

I documenti confermano che attori esteri, tra cui Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, dispongono di capacità cibernetiche in grado di minacciare le infrastrutture del voto negli Stati Uniti. Tuttavia, l’analisi della Bbc sui materiali — molti dei quali pesantemente oscuratinon individua elementi eclatanti né riscontri che le eventuali interferenze abbiano alterato l’esito delle elezioni del 2020, vinte da Joe Biden.

Quanto al ruolo di Pechino, la presunta immensa banca dati acquisita non deriverebbe da attacchi diretti ai sistemi elettronici di voto. Come evidenziato dalla Bbc e da fonti d’intelligence citate da Reuters, le informazioni sarebbero state per lo più recuperate tramite canali pubblici o acquistate legalmente, poiché in numerosi Stati i registri elettorali sono accessibili. Si tratta di materiale utilizzabile per finalità di profilazione e "guerra cognitiva", ma non equiparabile a una frode elettorale. In tal senso, un rapporto del National Intelligence Council (NIC) del 2021 ribadisce con "alta confidenza" che la Cina non ha interferito nel voto americano.

Integrità delle macchine di voto: un memo del NIC del gennaio 2020 riconosce che i dispositivi privi di riscontro cartaceo sono esposti a rischi, ma sottolinea che le misure di sicurezza in atto e la frammentazione del sistema — suddiviso in oltre 10.000 giurisdizioni — rendono di fatto impraticabile un attacco coordinato capace di manipolare i risultati a livello statale o nazionale senza essere rilevato.

Presunte frodi in Michigan: il presidente ha parlato di "prove significative" insabbiate a Muskegon, citando 8.000-10.000 registrazioni sospette. La Bbc ricorda che l’Fbi ha analizzato quei moduli anomali e ha archiviato l’indagine nel settembre 2025, senza riscontrare violazioni penali.

Voti di non cittadini: a fronte dei 278.000 presunti immigrati irregolari registrati per votare, come denunciato dalla Casa Bianca, l’unica pagina del Dipartimento per la Sicurezza Interna a supporto non fornisce prove, collegamenti o spiegazioni sulla metodologia con cui tali cifre sarebbero state raccolte.

Software venezuelani: un documento della Cia, visionato da ABC News, riconosce la capacità del regime di Nicolás Maduro di alterare il voto in patria, ma chiarisce che non esistono prove di un’analoga capacità di manipolazione al di fuori dei confini venezuelani.

Nel complesso, l’iniziativa politica promossa dalla Casa Bianca appare mirata a trasformare un dato tecnico — l’esposizione dei sistemi — in uno strumento mediatico, alimentando l’equazione fuorviante secondo cui la "vulnerabilità informatica coincida con una manipolazione riuscita". Una tesi smentita non solo dagli approfondimenti giornalistici, ma anche da valutazioni espresse da ex alti funzionari della stessa amministrazione Trump, tra cui l’ex procuratore generale William Barr e l’ex capo della sicurezza informatica Chris Krebs, che definì il voto del 2020 il 'più sicuro della storia americana'.