Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
19 luglio 2026 - Aggiornato alle 20:05
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

il caso

La lista della vergogna: a Milano spunta un form per schedare i turisti ebrei

Tra violazioni della privacy e allarmi sulla sicurezza, la matrice dell'antisemitismo si nasconde dietro un'operazione mascherata da protesta

19 Luglio 2026, 10:20

10:30

La lista della vergogna: a Milano spunta un form per schedare i turisti ebrei

Milano si è risvegliata con un’ombra che la storia nazionale avrebbe dovuto confinare negli archivi dell’infamia. Nei gruppi di messaggistica cittadini ha iniziato a circolare un formulario online, dall’apparenza burocratica, che invita a segnalare la presenza di turisti ebrei e israeliani in alberghi, strutture ricettive e negozi. Lo scopo dichiarato dai promotori è una sedicente “mappatura del turismo sionista”, ma l’iniziativa travalica con evidenza il limite tra la contestazione di uno Stato e la mera discriminazione.

Durissima la presa di posizione della Comunità ebraica milanese. Il presidente, Walker Meghnagi, contattato dall’ANSA, ha definito il questionario scandaloso, parlando apertamente di una “caccia all’ebreo” che richiama il clima degli anni Trenta. Evitando clamori sui social o azioni estemporanee, la Comunità ha scelto la via istituzionale, trasmettendo il materiale alle autorità competenti e sollecitando l’intervento della magistratura.

L’allarme lanciato da Meghnagi tocca un nodo cruciale di ordine pubblico: la diffusione di una simile “lista” accresce concretamente il rischio di emulazioni e aggressioni, offrendo un facile bersaglio a qualche “squilibrato”. La gravità di questo censimento informale non sta soltanto nel linguaggio, ma nei suoi evidenti profili di illegalità. Secondo la normativa sulla protezione dei dati, la religione e l’identità sociale rientrano nelle categorie particolari di dati personali, cui è riservata una tutela rafforzata. Raccogliere tali informazioni in modo opaco per individuare persone in base a ciò che sono, o che vengono percepite essere, violenta i principi di legalità e, inevitabilmente, l’articolo 3 della Costituzione, che garantisce l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di religione.

Non è più una protesta politica, ma la costruzione di veri e propri bersagli. Il questionario milanese non appare un caso isolato, bensì il sintomo di un clima sociale pesantemente deteriorato.

Il Rapporto annuale 2025 dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC registra un’espansione dell’odio antiebraico, spesso camuffato da retorica anti-israeliana per rendere presentabili pregiudizi antichi. I numeri sono eloquenti: nell’ultimo anno sono stati catalogati 963 episodi di antisemitismo, con un aumento del 10% rispetto al 2024, del 100% sul 2023 e del 400% sul 2022.

Particolarmente allarmante la metamorfosi dell’odio online in violenza concreta: le aggressioni fisiche sono cresciute del 225%, concentrate in larga parte proprio in Lombardia e nel Lazio. Il salto di soglia – dalla polarizzazione ideologica alla pressione nella quotidianità – è ormai percepibile nelle strade della città.

Emblematico l’episodio segnalato di recente dall’Osservatorio: tre bambini ebrei ortodossi sono stati fermati e perquisiti in un negozio milanese solo perché ritenuti israeliani. Un segnale che evidenzia come l’etichettatura delle persone e le liste mascherate da dissenso politico stiano già producendo effetti reali e intollerabili.