Il caso
Morte di Abderrahim Fakir: scontro politico e sindacale sulle indagini, mentre cresce la tensione nel quartiere
Il decesso dell'uomo durante un fermo di polizia a Bologna scatena la reazione dei sindacati contro la gogna mediatica e le accuse dell'opposizione sulle sentenze preventive della maggioranza. Aggredito un operatore tv.
La tragica morte del quarantaduenne marocchino Abderrahim Fakir, avvenuta nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della Polizia di Stato, ha innescato un acceso dibattito tra rappresentanti sindacali delle forze dell'ordine ed esponenti politici. Gli agenti erano giunti sul posto, insieme al personale del 118, a seguito di diverse segnalazioni per una persona in forte stato di agitazione. Di fronte alla diffusione di video amatoriali online, i sindacati di Polizia e Carabinieri fanno scudo contro i processi sommari. Fabio Conestà del Mosap sottolinea che «trasformare i social network in un’aula di tribunale è il modo peggiore per arrivare alla verità», evidenziando l'importanza delle bodycam e degli esami tossicologici per comprendere l'esatto contesto di un intervento ad altissimo rischio. Sulla stessa linea Domenico Pianese del Coisp, il quale ribadisce che nei filmati ufficiali degli agenti «c'è la verità oggettiva e non quella manipolata del web», invitando a non linciare mediaticamente chi opera in condizioni di stress estremo. Anche Giovanni Morgese del Nuovo sindacato carabinieri invita la politica a restare fuori dalle indagini, per non delegittimare le istituzioni e chi garantisce la sicurezza cittadina.
Dal mondo politico si levano invece appelli alla trasparenza e aspre critiche alla gestione del dibattito pubblico. Mentre la Lega difende fermamente l'operato degli agenti, intervenuti su richiesta di cittadini esasperati, e rifiuta ogni condanna preventiva, l'opposizione punta il dito contro le dichiarazioni di alcuni esponenti della maggioranza. Francesco Boccia del Partito Democratico esprime solidarietà alla famiglia della vittima e ammonisce che «verità e giustizia contano più della propaganda». Boccia accusa la destra di voler trasformare le forze dell'ordine in uno strumento di scontro ideologico, ribadendo che occorrono rigore senza assoluzioni d'ufficio. Sulla stessa lunghezza d'onda Riccardo Magi di Più Europa, che definisce inquietante il decesso di un uomo immobilizzato sotto gli occhi dei sanitari, accusando la destra di volersi sostituire ai giudici con sentenze anticipate. A fare eco a questa richiesta di chiarezza è il deputato dem Andrea De Maria, il quale ricorda che «Bologna, una città di solide radici democratiche e antifasciste, merita tutta la verità su quanto è accaduto ieri al Pilastro», richiamando l'unità della cittadinanza e la piena fiducia nel lavoro della magistratura.
Nel frattempo, il clima nel quartiere teatro della vicenda si è fatto particolarmente teso. Nel corso del pomeriggio, un gruppo di persone che stava protestando contro una volante della polizia ha accerchiato un operatore dell'emittente locale Trc Tv. Dopo avergli intimato di cancellare le riprese effettuate, i manifestanti gli hanno strappato di mano la telecamera, restituendola pesantemente danneggiata solo una decina di minuti dopo. Le schede di memoria, che contenevano il materiale video dell'intera giornata lavorativa, sono state estratte, distrutte e gettate in un tombino, cancellando così in modo irrecuperabile un'ulteriore testimonianza visiva del clima di profonda esasperazione che si respira al Pilastro.

