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Il caso

Polemiche e manifestazioni per la morte di Fakir a Bologna. Ilaria Salis sulla violenza delle forze dell'ordine: «Modello Usa»

Mentre l'eurodeputata attacca il modello securitario italiano e i collettivi si mobilitano unendo il ricordo del G8 di Genova al recente fatto di cronaca, scoppia la polemica per la mancata messa in onda del servizio della Tgr Emilia-Romagna

20 Luglio 2026, 17:00

17:10

Polemiche e manifestazioni per la morte di Fakir a Bologna. Ilaria Salis sulla violenza delle forze dell'ordine: «Modello Usa»

La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta a Bologna nel quartiere Pilastro durante un intervento delle forze dell'ordine, ha innescato un'ondata di polemiche politiche, mobilitazioni sociali e denunce sulla libertà di stampa. Ad accendere il dibattito istituzionale è l'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Ilaria Salis, che attraverso i propri canali social ha pubblicato un duro atto d'accusa contro la gestione dell'ordine pubblico in Italia. Secondo Salis, «Questo Paese deve seriamente fare i conti con l’uso della forza da parte delle Forze dell’Ordine, che in alcuni contesti e nei confronti di determinati gruppi sociali assume caratteristiche particolarmente violente». L'esponente di Avs avverte che l'Italia sta scivolando verso un pericoloso modello securitario simile a quello statunitense, invocando una profonda riflessione sulle modalità operative e accusando la destra di alimentare la paura per trasformarla in consenso politico, basandosi su una concezione barbarica dei rapporti sociali. Per l'eurodeputata, i pilastri di una politica di sicurezza efficace dovrebbero essere «De-escalation, dialogo, prevenzione, educazione, cura, approcci comunitari», in netta contrapposizione con l'attuale esecutivo che, a suo avviso, continua a trarre profitto politico da questo clima.

Ad aggravare la tensione si aggiunge il caso mediatico sollevato dall'Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, intervenuto a sostegno dei colleghi della Tgr regionale per la mancata messa in onda, nell'edizione serale del 19 luglio, di un servizio dedicato proprio alla morte di Fakir. L'Ordine ha ricordato come al centro della professione vi sia il diritto dei cittadini a conoscere i fatti, specialmente quando coinvolgono l'esercizio del potere pubblico. Nel comunicato si sottolinea infatti che «c'è un principio fondamentale: il diritto dei cittadini a conoscere i fatti» e che le immagini raccolte non possono essere sottratte al pubblico dibattito «senza una motivazione coerente con il ruolo del servizio pubblico e con la funzione stessa del giornalismo». Auspicando che la vicenda venga chiarita attraverso un confronto trasparente, l'Ordine ha ribadito l'importanza di evitare che valutazioni puramente discrezionali finiscano per limitare l'informazione democratica.

Nel frattempo, la reazione della società civile non si è fatta attendere e si è riversata nelle piazze. I collettivi e le realtà sociali hanno indetto un presidio a Roma, nei pressi del Viminale, al grido di «Da Bologna a Roma, giustizia per Fakir». La protesta si intreccia inevitabilmente con il venticinquennale del G8 di Genova, un filo rosso che lega le richieste di verità per l'episodio del Pilastro al ricordo di Carlo Giuliani. Sulle locandine diffuse in rete si legge: «Contro il razzismo di stato. A 25 anni dal G8 di Genova, ci troviamo ancora una volta a chiedere verità e giustizia. Fakir è morto durante un intervento di polizia. Da Bologna a Roma, vogliamo tutta la verità su quanto è accaduto e pretendiamo giustizia, non accetteremo che anche questa morte venga archiviata».

Queste rivendicazioni trovano eco anche nel capoluogo ligure, dove si è appena conclusa la partecipatissima assemblea nazionale del movimento No Kings «Genova futuro anteriore». L'evento, svoltosi a Palazzo Ducale, ha radunato oltre quattrocento partecipanti e innumerevoli organizzazioni sociali. Il coordinamento, ricordando i fatti del 2001 e condannando la recente morte di Fakir, ha trasformato la convergenza in un laboratorio permanente per una nuova democrazia radicale. Gli organizzatori hanno già tracciato l'agenda delle future mobilitazioni autunnali, tra cui una nuova assemblea nazionale a Napoli il 4 ottobre, scioperi studenteschi e una tre giorni europea intitolata «Stato sociale, no stato di guerra», per contrastare le politiche di riarmo in vista dell'approvazione della legge di bilancio.