CASTELLAMMARE
A 57 anni mamma grazie alla procreazione medicalmente assistita: il caso che riapre il dibattito su fertilità, medicina e limiti biologici
Non è solo una storia che colpisce: dietro questa nascita ci sono scelte cliniche rigorose, una gravidanza a rischio e domande che riguardano sempre più coppie in Italia
Una donna di 57 anni è diventata madre a Castellammare di Stabia, nel Napoletano, dopo un percorso di procreazione medicalmente assistita seguito a Villa Stabia. Madre e neonato, secondo quanto riferito, sono in buone condizioni di salute.
L'équipe che ha seguito il caso è diretta dal dottor Alfonso Maria Irollo, coordinatore di una rete di centri Pma. Il transfer embrionario risalirebbe alla fine dello scorso anno ed è stato effettuato nella struttura di Gragnano. Fonti riconducibili al gruppo sanitario indicano Irollo come responsabile anche di Chianciano Salute e di Omnia Salute Roma; il Registro nazionale PMA dell'Istituto Superiore di Sanità conferma il suo nominativo alla guida del centro di Gragnano.
Un caso eccezionale, non un modello
Va detto con chiarezza: una gravidanza a 57 anni non è la norma, né dimostra che l'età non conti più. Il ministero della Salute ricorda che la fertilità femminile è massima tra i 20 e i 30 anni, comincia a calare in modo significativo intorno ai 32 e scende più rapidamente dopo i 37, fino ad avvicinarsi allo zero negli anni che precedono la menopausa.
Il caso di Castellammare sarebbe stato reso possibile, secondo quanto comunicato, da un percorso "altamente personalizzato", che unisce tecniche avanzate di Pma, una selezione clinica rigorosa della paziente e protocolli di medicina rigenerativa mirati a preparare l'endometrio e l'organismo materno. Sui singoli passaggi clinici non sono stati diffusi dettagli ulteriori, e ogni ricostruzione più precisa sarebbe al momento impropria.
Cosa dice la legge
In Italia la Pma è regolata dalla legge 40 del 2004, che consente il ricorso alle tecniche a coppie maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, "in età potenzialmente fertile". La norma non fissa un limite anagrafico uguale per tutti, ma lascia il criterio dell'età fertile alla valutazione clinica. È qui che si gioca la parte più delicata: la possibilità tecnica non coincide automaticamente con l'appropriatezza clinica, e quest'ultima non si riduce mai a una soglia di anni.
I rischi di una gravidanza tardiva
Una gravidanza in età avanzata comporta rischi maggiori e richiede una sorveglianza più stretta. Il Ministero della Salute segnala che con l'aumentare dell'età materna crescono il rischio di infertilità, aborto spontaneo, gravidanza ectopica, parto pretermine e patologie genetiche. Le società scientifiche internazionali ACOG e ASRM osservano che oltre i 35 anni, e ancora di più tra i 40 e i 49, le complicanze ostetriche e perinatali aumentano in modo progressivo. Per questo la selezione clinica pre-trattamento — condizioni cardiovascolari, metaboliche, uterine ed endocrine — resta il vero cuore del lavoro medico, più della componente tecnologica.
La medicina rigenerativa, con misura
Il riferimento alla medicina rigenerativa, citato nel racconto del caso, indica approcci volti a migliorare l'ambiente biologico in cui la gravidanza si impianta e si sviluppa: nello specifico, l'ottimizzazione delle condizioni dell'endometrio. È una formulazione compatibile con un supporto alla recettività uterina, ma senza ulteriori dettagli clinici non si può dire di più. Il Ministero della Salute stesso ricorda che la PMA può aiutare a superare alcune cause di sterilità, ma non modifica il declino, legato all'età, della quantità e qualità degli ovociti.
I numeri della PMA in Italia
Il caso si inserisce in un fenomeno in crescita. Secondo il Registro nazionale Pma dell'Istituto Superiore di Sanità, nel 2022 in Italia sono stati eseguiti 109.755 cicli di PMA su 87.192 coppie trattate, in 333 centri attivi. I dati più recenti del Ministero della Salute, relativi al 2023, mostrano una crescita ulteriore: 89.870 coppie trattate, 112.804 cicli e 17.235 bambini nati vivi da PMA. L'età media delle donne che ricorrono a tecniche a fresco con gameti della coppia è salita a 36,7 anni, sopra la media europea di 35.
Cosa resta di questo caso
Resta una nascita, che per la coppia coinvolta è il centro di tutto. Resta un risultato clinico raro, costruito su un lavoro multidisciplinare. E resta una domanda che la vicenda di Castellammare non chiude: come accompagnare il desiderio di un figlio senza semplificare né i risultati della medicina né i suoi limiti biologici. La lezione, per chi legge, non è che si possa diventare madri a qualsiasi età, ma che la fertilità andrebbe conosciuta prima che diventi un'urgenza.