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BOLOGNA

Caso Fakir, Meloni: «Inaccettabile quanto successo, ma nulla giustifica la violenza contro gli agenti»

La premier chiede verità «senza pregiudizi e senza sconti per nessuno» dell'uomo arrestato dalla polizia, ma condanna duramente chi ha "messo a ferro e fuoco" la città

21 Luglio 2026, 15:50

17:46

Caso Fakir, Meloni: «Inaccettabile quanto successo, ma nulla giustifica la violenza contro gli agenti

«Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile». Con queste parole, affidate ai social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso posizione sulla morte di Abderrahim Fakir e sugli scontri che hanno attraversato il capoluogo emiliano nelle ore successive alla manifestazione in sua memoria. Una presa di posizione che tiene insieme due piani distinti ma, nelle parole della premier, inseparabili: da un lato la richiesta di verità sul decesso, dall'altro la condanna netta della violenza scoppiata in strada.

Sul primo punto, Meloni non lascia margini di ambiguità: «Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno». Una formula che rivendica il pieno diritto della famiglia e dell'opinione pubblica a conoscere cause e responsabilità di quanto accaduto nel quartiere Pilastro, dove Fakir sarebbe morto durante un intervento della Polizia di Stato, secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti.

Ma è sul secondo fronte che la premier concentra il passaggio più duro del suo intervento: «Nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell'Ordine». Una frase che arriva dopo una notte di tensioni nel centro di Bologna, con lanci di oggetti e petardi contro gli agenti, cariche, idranti e lacrimogeni, vetrine danneggiate e decine di feriti tra manifestanti e forze dell'ordine.

Meloni entra nel merito di chi ha trasformato il presidio di piazza Nettuno, nato come momento di raccoglimento senza palco né interventi politici, nell'innesco di una notte di guerriglia urbana: «Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l'incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro». Una distinzione netta, quella tracciata dalla premier, tra chi ha manifestato pacificamente per chiedere giustizia e chi ha usato la piazza per colpire le istituzioni.

Il passaggio più duro riguarda però il rischio di delegittimazione delle forze dell'ordine nel loro complesso: «Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità», scrive Meloni, aggiungendo che «trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l'Italia con professionalità, sacrificio e coraggio».

Sulla stessa linea si è espresso anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha parlato di irresponsabilità nell'alimentare odio e conflitto contro chi indossa una divisa, invitando a tenere le forze dell'ordine, le forze armate e gli operatori del soccorso fuori dalla contesa politica, in attesa che sia la magistratura ad accertare i fatti a 360 gradi.

Sul piano giudiziario, la Procura di Bologna ha aperto un procedimento che coinvolge sei persone, i due poliziotti intervenuti e quattro sanitari presenti al momento del decesso, e ha chiarito che gli accertamenti dovranno tenere conto dell'intero sviluppo dei fatti, non solo dei video parziali circolati online. Un'indagine interna è stata avviata anche dall'Azienda Usl di Bologna sulle modalità dell'intervento del 118, mentre la Croce Rossa Italiana ha assicurato piena collaborazione.

Resta sullo sfondo il bilancio della notte di scontri: la Questura di Bologna ha parlato di 64 operatori delle forze dell'ordine feriti, con prognosi comprese tra 3 e 35 giorni, e di sei mezzi della Polizia di Stato danneggiati, numeri destinati comunque a un aggiornamento e a una verifica più puntuale nei prossimi giorni.»