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il conflitto

Il buco nero dell'Iran: il costo della guerra per gli Usa schizza a 37,5 miliardi di dollari (e ne servono altri 87)

Hegseth chiede fondi d'emergenza al Senato mentre il bilancio della Difesa tocca cifre record e i caduti americani salgono a diciassette

21 Luglio 2026, 23:51

22 Luglio 2026, 00:00

Il buco nero dell'Iran: il costo della guerra per gli Usa schizza a 37,5 miliardi di dollari (e ne servono altri 87)

Un numero, talvolta, rimbomba più delle bombe: “37,5 miliardi di dollari”. È questa la somma già spesa dagli Stati Uniti nel conflitto contro l’Iran, un onere operativo e logistico balzato del 30% rispetto alla precedente stima di 29 miliardi. Il dato, illustrato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth davanti alla Commissione per gli stanziamenti del Senato, certifica come la promessa di un’azione rapida si sia trasformata in un impegno capace di erodere le finanze pubbliche e la tenuta politica di Washington.

Il nuovo conto non riguarda soltanto le truppe sul terreno, ma incide a fondo sull’apparato industriale e tecnologico del Paese.

La Casa Bianca ha avanzato una richiesta supplementare di 87,6 miliardi di dollari, di cui oltre 67 destinati direttamente al Dipartimento della Difesa. Le singole voci di capitolo raccontano l’intensità del logoramento militare: servono 21 miliardi per rimpiazzare le munizioni di precisione ormai esaurite, più di 5 per la cybersicurezza, 2,4 per i droni e ben 12,1 per programmi classificati.

La guerra moderna contro l’Iran si combatte anche nello spazio e nei domini informativi, facendo lievitare i costi e obbligando il Pentagono ad acquisti d’urgenza e a prezzi maggiorati per ricostituire le scorte.

A ciò si somma l’esigenza di rafforzare la difesa aerea e la logistica delle basi in Medio Oriente, costantemente sotto pressione per i nuovi attacchi. Questa voragine finanziaria alimenta un paradosso che ha acceso gli animi al Congresso. Hegseth chiede fondi straordinari mentre l’amministrazione spinge già per un budget della difesa da primato assoluto, destinato a superare 1,5 trilioni di dollari nell’anno fiscale 2027.

Durante un’audizione tesa e interrotta da manifestanti, la vicepresidente democratica della commissione, Patty Murray, ha accusato la Casa Bianca di celare priorità ordinarie all’interno del pacchetto d’emergenza, lanciandosi in un conflitto senza autorizzazione del Congresso, senza alleati e privo di una vera exit strategy. Anche la presidente repubblicana Susan Collins ha espresso rilievi, puntando il dito contro la gestione interna di Hegseth, ritenuto responsabile del blocco delle promozioni per ufficiali donne e appartenenti alle minoranze.

Dietro i miliardi contesi si staglia però il bilancio più doloroso e politicamente instabile: quello umano. Negli ultimi giorni il Pentagono ha annunciato la morte di altri tre militari americani, portando a 17 il numero complessivo dei caduti dall’inizio delle ostilità; si contano inoltre centinaia di feriti, oltre 100 solo nel mese di luglio.

Finché l’operazione appariva chirurgica e circoscritta, la spesa veniva percepita come fisiologica per una superpotenza. Oggi, con arsenali al lumicino, conti in vertiginosa ascesa e sangue versato dalle truppe, la narrazione dell’efficienza militare si sgretola, lasciando Washington di fronte alla domanda più temuta: “quanto a lungo può durare ancora questa guerra?”