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Bologna

Caso Fakir, in un video pubblicato dal Tg di La7 i minuti prima della tragedia

Si sente un poliziotto che gli dice «Stai calmo» e viene zittito. La Croce rossa: «Meno di un minuto per i primi soccorsi ed era ancora vivo»

22 Luglio 2026, 19:14

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Caso Fakir, in un video pubblicato dal Tg di La7 i minuti prima della tragedia

Abderrahim Fakir steso in terra vicino ad una scala che dal giardino porta ai garage di via Svevo a Bologna, in stato confusionale. Lo mostra un video pubblicato dal Tg di La7 e girato da un residente, che documenta i momenti precedenti all’immobilizzazione del 42enne, poi morto sull'asfalto.

Al momento del video, la polizia è già presente e si sente un agente che si rivolge a Fakir a distanza dicendogli «devi stare calmo» e viene zittito dall’uomo. La polizia poi interverrà quando il marocchino si scaglia contro un uomo, che parcheggia la macchina nei garage.

Altri filmati, girati dall’alto da persone che vivono nella strada e mostrati dal TgrRai dell'Emilia-Romagna, inquadrano il 42enne nella stessa posizione, sdraiato, senza scarpe, che grida e si muove sull'asfalto.

«Meno di un minuto». E’ il tempo trascorso tra la fine delle operazioni di contenimento della Polizia per immobilizzare Abderrahim Fakir e l’intervento dei volontari soccorritori della Croce Rossa italiana (Cri) per tentare di salvare l’uomo.

Lo si apprende da fonti vicine alla Cri, sulla base di quanto riferito alla Croce rossa dagli stessi volontari coinvolti.

Fakir, sempre secondo quanto si apprende, «aveva funzioni vitali ancora rilevabili, nel momento in cui i volontari hanno potuto avvicinarsi, anche se le condizioni sono apparse subito disperate tanto che, dopo poche decine di secondi iniziano a praticargli la manovra di rianimazione cardiopolmonare».

I volontari della Croce rossa italiana giunti per soccorrere Abderrahim Fakir a Bologna «sono intervenuti con manovre di rianimazione cardiopolmonare e defibrillatore per tentare di salvare l’uomo». Lo precisa la stessa Croce Rossa Italiana, «nel pieno rispetto del lavoro dei magistrati».

«Riteniamo doveroso - afferma la Cri - ribadire e precisare che secondo le informazioni in nostro possesso e contrariamente a quanto dichiarato ieri e riportato da alcuni organi di stampa questa mattina, l’equipaggio di soccorritori ha praticato manovre di rianimazione cardiopolmonare sul paziente dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all’arrivo dell’automedica, il cui intervento è stato richiesto alla centrale operativa dallo stesso equipaggio della Croce Rossa Italiana dopo pochi minuti dal suo arrivo sul luogo».

«Si trovi la verità, la violenza non serve a nessuno». E’ l’appello del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, sulla vicenda di Fakir, il 42enne morto domenica scorsa durante un fermo della polizia.

«Ho visto le immagini di Bologna - dice il porporato a margine di un evento a Roma a Palazzo Borromeo - . Mi dispiace di quanto successo. Spero solo che si possa, come dire, riparare e trovare la verità».

«Il clima di violenza - osserva - non serve a nessuno. Si indaghi, si cerchi la verità senza violenza. La violenza non è mai produttiva, non porta mai a nulla di buono».

Un mese prima di morire, il pomeriggio del 20 giugno, Fakir Abderrahim risulta aver fatto accesso al pronto soccorso dell'ospedale Maggiore di Bologna per un problema di tipo psichiatrico. Secondo quanto si apprende aveva ferite ad un polso, che si era procurato probabilmente con gesti autolesionisti. Non risultava seguito dal Csm, ma chiese di parlare con uno psichiatra. Arrivò in ambulanza e venne registrato come codice azzurro.

In via Italo Svevo, al Pilastro, sono pochissime le persone che se la sentono di parlare della tragica morte di Abderrahim Fakir, deceduto domenica scorsa durante un intervento della polizia. «I miei genitori conoscevano Abderrahim, dicevano che era una bravissima persona, non ha mai fatto male a nessuno, non se lo meritava e basta», racconta Yasser Al Ayyan, figlio di amici del 42enne, che abita con i familiari nella stessa strada.

«I miei genitori hanno sentito una persona che gridava 'aiuto, mi vogliono uccidere, mi vogliono uccidere'. Le urla si sentivano già dalle 10 del mattino ma non sapevano fosse lui. Lo hanno scoperto solo quando sono scesi e hanno visto che era già morto», ha raccontato il giovane, che domenica mattina non era in casa e ha raccolto i racconti dei parenti al suo ritorno. " Fakir aveva l'asma e stava male, gli hanno schiacciato la testa a terra e spruzzato lo spray al peperoncino sul viso, con il caldo era ovvio che stesse male", ha aggiunto il ragazzo. «Stava solo urlando, non ha fatto nulla di male né ha toccato nessuno. Non è una ragione sufficiente per schiacciargli la testa a terra».

Anche un altro residente in via Italo Svevo, Nabil Manuma, non era in casa quando è arrivata la polizia, ma è rientrato subito in via Italo Svevo quando i vicini lo hanno chiamato per avvisarlo dell'accaduto. «Io conosco meglio il fratello ma conoscevo anche Abderrahim. Era una persona brava, tranquillo. Quando aveva 20 anni era più vivace, ma poi quando si è sposato si è calmato. La scorsa settimana l'ho incontrato dal parrucchiere in via Tibaldi, è entrato, ha bevuto un po' d'acqua ed è uscito. Non sapevo dei suoi problemi di salute e sicuramente non aveva problemi mentali».