Gli Usa
Trump scuote il Medio Oriente, accordo sul nucleare con Riad
L'asse con l'Arabia Saudita, sfida a Russia e Cina e segnale a Israele. L'intesa apre la strada anche all’uranio arricchito
Donald Trump fa asse con Riad e lancia la sfida a Russia e Cina. Mentre proseguono gli attacchi e le minacce incrociate con l’Iran, il presidente ha approvato un accordo di 30 anni per lo sviluppo di un programma nucleare in Arabia Saudita. Un’intesa che vede in prima fila le aziende americane e che apre la strada anche all’uranio arricchito.
L’accordo piomba su un Medio Oriente in fiamme. I raid iraniani e americani continuano senza sosta, così come le minacce. Teheran ha avvertito di essere pronta a «un’estensione del conflitto» nella regione se Washington colpirà i suoi impianti nucleari. Trump invece è tornato a minacciare le infrastrutture. «Da questo momento in poi, ogni volta che l’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica», ha tuonato poco prima di volare alla base di Dover per ricevere i quattro caduti americani nella guerra con l’Iran. «Sono eroi», ha detto assicurando che Teheran la «pagherà».
L’intesa con Riad ha colto di sorpresa il governo israeliano e aumentato la pressione su Benjamin Netanyahu, che appare sempre più emarginato dai piani di Trump per il Medio Oriente. Riad da anni cerca l’accesso alla tecnologia nucleare ma non è mai riuscita a ottenere il via libera americano. Joe Biden era aperto all’idea di siglare un accordo a patto che l’Arabia Saudita normalizzasse i rapporti con Israele, cosa che non è avvenuta. L’accordo messo a punto da Trump non include, secondo indiscrezioni, nessuna clausola simile anche se il presidente da tempo è in pressing su Riad affinché aderisca agli accordi di Abramo.
In base all’intesa, le aziende americane avranno un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari in Arabia Saudita, escludendo così concorrenti stranieri quali Mosca e Pechino. Uno dei motivi dietro l’accordo sarebbe proprio la volontà degli Stati Uniti di isolare Mosca e Pechino, che avevano già espresso interesse per un’intesa. Il piano prevede che inizialmente sia sviluppato un programma nucleare civile poi, dopo l’esecuzione di uno studio di fattibilità, si potrà lavorare sull’arricchimento dell’uranio se sarà giustificato.
Per il principe alla corona Mohammed Bin Salman, accusato negli anni scorsi di essere il mandante dell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, l’intesa è un grande successo. Gli consente infatti di continuare a spingere il suo piano per diversificare l’economia e rivendicare un ruolo sempre più centrale nel Medio Oriente. Per Trump l’accordo si è tradotto in un nuova pioggia di polemiche. Molti lo hanno accusato di aver innescato una corsa alle armi nucleari nella regione, mandando in fumo anni di lotta contro la proliferazione e indebolendo la sua stessa tesi per la guerra in Iran. A preoccupare gli esperti è soprattutto la mancanza di requisiti stringenti per Riad come quelli contenuti nell’accordo sul nucleare siglato nel 2009 con gli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi si era infatti impegnata a sottoporsi a ispezioni e rinunciare al diritto di arricchire l’uranio, limitando così drasticamente la sua possibilità di dotarsi di un ordigno nucleare.
I democratici si preparano a dare battaglia in Congresso contro un accordo che, a loro avviso, mette in pericolo la stabilità del Medio Oriente. «Un presidente disposto ad andare in guerra» contro l’Iran «per prevenire la proliferazione nucleare in Medio Oriente, non dovrebbe facilitarla solo perché le aziende americane hanno da guadagnarci», ha detto il deputato democratico Brad Sherman. La contrarietà dei liberal, comunque, non si tradurrà con molta probabilità in uno stop: il Congresso è chiamato ad approvare l’intesa e i repubblicani hanno una solida maggioranza che non ha nulla da temere. Per Trump quindi la strada appare in discesa, anche se resta lo scetticismo bipartisan sulla guerra in Iran.
Un conflitto che non piace più neanche alla base del presidente: secondo un sondaggio di Politico, solo poco più di un terzo dei MAGA ritiene che la guerra in Iran valga la pena, in forte calo rispetto al 50% di maggio.