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Nella body Cam dei poliziotti il placcaggio e la rianimazione di Abderrahim Fakir tra le proteste della famiglia e i dubbi sulle procedure

Le immagini esclusive sul Tg1 ricostruiscono l'intervento a Bologna. Il legale della vittima: "Testimoni convocati senza rispetto delle regole"

23 Luglio 2026, 15:58

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Nella body Cam dei poliziotti il placcaggio e la rianimazione di Abderrahim Fakir tra le proteste della famiglia e i dubbi sulle procedure

Il Tg1 ha mostrato in esclusiva le immagini della body Cam dei poliziotti intervenuti per fermare Abderrahim Fakir domenica scorsa a Bologna. Il video mostra la progressione di tutte le fasi dell’intervento della polizia. È da poco passato mezzogiorno e le mani degli agenti sono poggiate sia su Fakir, che sull'uomo con cui è venuto a contatto. Dopo aver atteso 40 minuti sperando che si calmasse, gli agenti temono che la situazione possa degenerare perché il 42enne si sarebbe scagliato contro un'auto. La bodycam privata del poliziotto riprende i momenti in cui Fakir viene placcato e immobilizzato, l'arrivo dei soccorritori e la rianimazione. Il video delle bodycam è stato consegnato in procura ma la difesa ha potuto visionarlo e conservarlo perché di proprietà del poliziotto. "C'è un momento di contatto con altre persone che erano prossime a un'auto e che entrano in un contatto con lui" - spiega Gabriele Bordoni, legale difensore degli agenti - "A questo punto è evidente che i poliziotti devono intervenire e devono risolvere questa situazione". Anche la difesa della vittima chiede di poterla acquisire e contesta la manovra di rianimazione in cui Fakir legato mani e piedi: "È intollerabile che fosse stato lasciato ammanettato mani e piedi anche in una procedura delicata" - dice il legale della famiglia della vittima Fabio Anselmo - "e questo ovviamente non è colpa dei sanitari ma è responsabilità degli agenti".

«Immagino che ci siano altri filmati in giro, lo ipotizzo. Non so se sono stati acquisiti dalla Procura perché, a differenza di altri, non conosco il contenuto del fascicolo. Quello che posso dire è che ci sono stati alcuni episodi che tradiscono mancanza di serenità nell’esecuzione degli adempimenti di alcuni elementi della questura su delega del pubblico ministero. Un esempio: testimoni o presunti tali che vengono contattati per le vie brevi senza comunicazioni ufficiali per recarsi in questura e testimoniare senza il supporto di un traduttore, senza la possibilità di essere videoregistrati, che quindi alla fine non vengono sentiti».

Così Fabio Anselmo, avvocato della famiglia di Abderrahim Fakir, ha commentato la vicenda a L’Aria che tira su La7.

«Si è parlato di una perquisizione giustamente eseguita nell’abitazione dove abitava la vittima, il povero Fakir, nell’ambito della quale ho assistito alla conversazione riguardante un cugino, Achraf Fakir, che è stato di fatto prelevato e caricato sull'auto per portarlo in questura senza motivo apparente», ha aggiunto il legale.

«Questo comportamento è stato giustificato con l’esigenza di sentirlo come testimone, ma i testimoni non si prelevano a meno che non rispondano alle convocazioni. È stato detto che c'era il suo consenso, ma in realtà chi mi fa questa segnalazione rappresenta che lui non era assolutamente d’accordo di andare in questura, e infatti poi è stato fatto scendere dalla macchina. Questo è il clima», ha concluso Anselmo.