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il caso

Scacco matto a Montecitorio: i pm ottengono (dai legali) i messaggi di Delmastro e Caroccia

L'avvocato del ristoratore condannato per mafia aggira il no della Giunta e consegna le conversazioni per svelare chi fosse il vero proprietario del locale

24 Luglio 2026, 19:40

Scacco matto a Montecitorio: i pm ottengono (dai legali) i messaggi di Delmastro e Caroccia

Un paradosso istituzionale e giudiziario segna una delle indagini più sensibili degli ultimi mesi: quando il Parlamento chiude la porta principale per tutelare un suo esponente, l’inchiesta rientra dalla finestra, offerta dalla difesa. Al centro, il caso della “Bisteccheria d’Italia” e i rapporti, tutt’altro che lineari, tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (non indagato) e il ristoratore romano Mauro Caroccia.

Mentre la Camera dei Deputati si accinge a blindare gli scambi tra i due, negandone l’acquisizione alla magistratura, quelle stesse conversazioni sono approdate sulla scrivania della Procura di Roma. Non per un provvedimento giudiziario, ma per una scelta strategica della difesa: il 24 luglio 2026 l’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Caroccia, ha depositato una memoria contenente integralmente le chat intercorse tra il suo assistito e l’ex sottosegretario.

Il braccio di ferro istituzionale era esploso due giorni prima: il 22 luglio 2026 la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio aveva respinto — con la maggioranza di centrodestra compatta e il centrosinistra contrario — la richiesta dei pm romani di acquisire i messaggi. La relazione del deputato forzista Pietro Pittalis indicava tre criticità: un’istanza ritenuta troppo generica, priva di limiti temporali e sprovvista della dimostrazione che non esistessero strumenti investigativi meno invasivi.

Il 30 luglio la decisione passerà all’Aula, chiamata al voto finale. A fronte di un probabile diniego confermato, la Procura stava valutando di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, contestando un’ingerenza del Parlamento nelle prerogative dell’autorità giudiziaria. Un approdo che trasformerebbe un’indagine su un ristorante in uno scontro aperto tra poteri dello Stato.

Il deposito della memoria firmata dall’avvocato Gallo, però, muta il quadro e sposta il baricentro del confronto. Invocando il diritto di difesa, il legale sostiene che il rifiuto parlamentare provocherebbe un pregiudizio al suo assistito, impedendogli di tutelarsi compiutamente.

Il cuore del fascicolo: perché quelle chat sono decisive? Per gli inquirenti non si tratta di meri scambi informali, ma del tassello essenziale per ricostruire la nascita dell’operazione societaria, la catena decisionale e la titolarità effettiva della “Le 5 Forchette srl”, la società collegata al locale di via Tuscolana 452, a Roma.

L’assetto originario prevedeva Miriam Caroccia, figlia di Mauro, come socia al 50% e amministratrice unica; Andrea Delmastro deteneva il 25%, mentre la restante quota era in mano a soci piemontesi vicini a Fratelli d’Italia. La compagine è stata poi rapidamente ridisegnata con l’uscita di Delmastro, dopo la definizione dei guai giudiziari di Mauro Caroccia.

È proprio il peso del suo passato penale a spingere l’indagine: Caroccia è stato condannato in via definitiva a 4 anni per intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese, che secondo la Cassazione aveva “interessi dimostrati” nella gestione di un suo precedente ristorante. Dinanzi a un cognome così gravato in contesti di opacità economica, la nuova iniziativa imprenditoriale ha acceso il faro della Procura: chi decideva davvero in quel locale? Chi metteva i capitali?

Secondo l’avvocato Gallo, il deposito delle conversazioni serve proprio a “chiarire in modo inequivocabile chi fosse il vero proprietario e dominus” del ristorante, sgombrando il campo dalle accuse di intestazione fittizia a carico del suo cliente.

Le ricadute politiche sono già state pesanti: l’inchiesta ha portato alle dimissioni di Delmastro da sottosegretario alla Giustizia il 24 marzo 2026. In audizione davanti alla Commissione Antimafia, l’esponente politico aveva liquidato la sua partecipazione societaria come una “leggerezza”, giurando di non essere stato a conoscenza del passato penale di Caroccia al momento dell’ingresso in affari.

Ora quelle chatrientrate dalla porta di servizio e sottratte allo scudo parlamentare — saranno lette dai pm. Mentre la politica si divide sulle prerogative delle Camere, l’indagine accelera. Se i messaggi conterranno davvero le prove su chi tirava le fila economiche e operative della bisteccheria, la via giudiziaria avrà di fatto aggirato il blocco imposto dalla politica.