IL CASO
Pirlo ct e il confine mobile tra calcio, politica e affari. Vannacci: «Con lui come con Buttafuoco»
Una sponsorizzazione russa, il richiamo al Decreto Dignità, l’intervento di Roberto Vannacci e le cautele della FIGC
Il dossier Pirlo si allarga e, invece di chiudersi, si complica ulteriormente. Mentre la Figc lavora ancora alla formalizzazione della nomina del nuovo commissario tecnico, la vicenda del possibile approdo in panchina dell'ex campione del mondo 2006 si è trasformata in un caso che intreccia sport, diritto della pubblicità e politica estera. E nella giornata del 26 luglio è arrivato anche l'intervento pubblico di Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che ha scelto di schierarsi apertamente al fianco di Pirlo.
Interpellato telefonicamente dall'Ansa, il generale ha dichiarato di non vedere alcuna "questione etica" nel rapporto tra Pirlo e Fonbet, la società di scommesse russa di cui l'ex regista sarebbe testimonial da circa un anno. Secondo Vannacci, cultura, arte e sport dovrebbero restare estranei alla politica e alle relazioni internazionali, e un'eventuale valutazione di Pirlo per il ruolo di ct dovrebbe basarsi solo sulla competenza tecnica, non su rapporti commerciali con "agenzie varie". Il leader di Futuro Nazionale ha poi richiamato un precedente personale, paragonando la propria solidarietà a Pirlo a quella espressa in passato per Pietrangelo Buttafuoco, lo scrittore catanese oggi presidente della Biennale di Venezia, in occasione di analoghe polemiche legate alla kermesse lagunare. Un riferimento che, per una testata siciliana, aggiunge un tassello non secondario: anche stavolta, seppur indirettamente, un conterraneo entra nel cuore del dibattito nazionale.
La questione, però, non si esaurisce nel campo delle opinioni politiche. Il nodo giuridico riguarda l'articolo 9 del Decreto Dignità (dl 87/2018), che vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro. Su questo fronte il Codacons avrebbe già annunciato, per il 27 luglio, un esposto all'Agcom, non escludendo un successivo ricorso al Tar del Lazio nel caso in cui la Figc procedesse comunque con la nomina.
Sul piano squisitamente federale, la partita si inserisce in un riassetto più ampio: dopo l'insediamento di Giovanni Malagò alla presidenza e la nomina, l'11 luglio, di Paolo Maldini a direttore tecnico (con Leonardo advisor del progetto fino al 2030), la scelta del ct resta l'ultimo tassello di un mosaico che dovrebbe completarsi entro pochi giorni, complice l'urgenza dettata dall'avvio della Nations League a fine settembre. Prima di Pirlo, secondo quanto ricostruito dalle agenzie, la federazione avrebbe sondato senza successo Pep Guardiola.
Le critiche politiche, in queste ore, arrivano da fronti opposti. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha parlato di un errore grave, leggendo la vicenda come una forma di avvicinamento al regime di Putin. Sulla stessa linea si sarebbero collocati Benedetto Della Vedova, Mauro Berruto e Carlo Calenda. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, pur da una prospettiva diversa, ha invece concentrato le proprie perplessità sul profilo tecnico di Pirlo, definendo la scelta "un salto nel buio" e paragonandola, senza troppi giri di parole, ai precedenti Ventura e Gattuso. Di segno opposto le voci di chi il campo lo ha vissuto in prima persona: Massimo Oddo ha difeso il percorso da allenatore dell'ex compagno di nazionale, ricordando i due trofei vinti alla Juventus e il settimo posto conquistato in Turchia, mentre Giovanni Di Lorenzo ha invitato a dare fiducia al nuovo corso targato Malagò-Maldini-Leonardo.
Resta da capire se la Figc riterrà sufficiente l'accertamento della propria area legale per procedere, o se sceglierà una linea più prudente in attesa di sciogliere ogni riserva sul contratto con Fonbet. Il paradosso, in ogni caso, è già scritto: proprio nel momento in cui si invoca la separazione tra sport e politica, il calcio italiano si conferma, ancora una volta, un terreno dove le due sfere restano difficilmente distinguibili.