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l'epilogo

Fine della fuga nel sangue: la Polizia ha ucciso Abdul Ballout, il killer del Pride di Berlino

Le teste di cuoio hanno scovato il ventunenne in un capanno a Spandau innescando un violento scontro a fuoco

26 Luglio 2026, 19:35

20:26

Fine della fuga nel sangue: la Polizia ha ucciso Abdul Ballout, il killer del Pride di Berlino

La caccia all’uomo contro Abdul Ballout, 21 anni, principale sospettato del brutale attacco ai margini del Christopher Street Day (CSD) della capitale, si è conclusa in uno scontro a fuoco mortale: secondo il quotidiano Bild, il presunto terrorista è deceduto dopo un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.

L’epilogo si è consumato nel quartiere periferico di Spandau, dove la polizia ha fatto irruzione in una Gartenlaube, un capanno all’interno di una colonia di orti urbani (Kleingartenkolonie), stringendo il cerchio sul ricercato dopo ore convulse di ricerche. Accerchiato, Ballout non si sarebbe arreso: in base alle prime ricostruzioni, avrebbe attaccato gli agenti, che hanno risposto al fuoco uccidendolo.

Si chiude così una delle operazioni più serrate e drammatiche degli ultimi anni, avviata nella notte di sabato 25 luglio 2026, quando il terrore ha colpito la comunità LGBTQ+. L’attacco era iniziato poco dopo le 22. Un furgone bianco, o comunque un piccolo mezzo di trasporto, partito da Potsdamer Platz ha imboccato l’area del Tiergarten, piombando sui passanti che percorrevano l’Ahornsteig per raggiungere o lasciare i festeggiamenti del CSD. Non un assalto al cuore blindato della manifestazione, ma un colpo mirato ai suoi margini, là dove la folla defluiva.

Dopo l’impatto del veicolo contro un albero, l’incubo ha cambiato forma: il sospettato — forse con l’appoggio di complici inizialmente ipotizzati dalle autorità — si è allontanato, continuando ad aggredire con armi da taglio. Secondo l’Associated Press, il bilancio è di un morto e 29 feriti complessivi, un colpo durissimo nel fine settimana più simbolico e politico per la visibilità queer in Europa.

Il profilo del presunto autore e le possibili falle del sistema. La morte di Abdul Ballout nel capanno di Spandau chiude l’inseguimento, ma spalanca un fronte politico e investigativo rovente. Il ventunenne, cittadino tedesco di origini libanesi, era da tempo noto agli apparati di sicurezza: attivo nella scena islamista berlinese fin da minorenne, aveva già tentato di unirsi allo Stato islamico (IS). Fermato in Libano e poi estradato in Germania nel novembre 2025, era stato condannato il 12 maggio 2026 a un anno e dieci mesi di pena minorile per la preparazione di un grave atto di violenza. Nonostante la condanna e la presunta inclusione in un programma di deradicalizzazione, il giovane è riuscito a colpire di nuovo nella maniera più eclatante. Nelle ore successive all’attentato, le unità speciali avevano perquisito senza esito alcune abitazioni nell’area di Bissingzeile, con un massiccio dispiegamento di droni ed elicotteri sulla capitale. La fuga è terminata con il blitz letale di Spandau. Come ha potuto un soggetto ritenuto così pericoloso e monitorato trasformare le strade di Berlino in uno scenario di terrore?