Il caso
Bimbo con diabete bloccato ai controlli di Stansted: sensore e microinfusore trattati come sospetti
La famiglia ha perso il volo e i presidenti dell'Intergruppo parlano di discriminazione e danno psicologico
Il controllo di sicurezza all’aeroporto di Londra Stansted che si è trasformato in un’esperienza traumatica per un bimbo di nove anni con diabete rappresenta «un fatto gravissimo e sconcertante per l’impatto di discriminazione e di stigma che vede come vittima un minore e la sua famiglia». Se la notizia sarà confermata, «segnaleremo il fatto ai ministri degli Affari esteri, delle Infrastrutture, della Salute, e invieremo una nota all’Ambasciatore italiano nel Regno Unito». Lo dichiarano, in merito all’episodio di cui è stata diffusa notizia nei giorni scorsi, i presidenti dell’Intergruppo parlamentare Obesità e diabete Roberto Pella e Daniela Sbrollini.
Il bimbo, come segnalato da Associazione giovani diabetici all’Intergruppo, indossava il sensore per il rilievo glicemico e un microinfusore per insulina, dispositivi che non devono essere sottoposti né a scanner corporei né a metal detector per evitare danni. Nonostante le spiegazioni, il personale aeroportuale ha però applicato un protocollo rigido, trattando i dispositivi medici come elementi sospetti. Durante il controllo di 45 minuti sarebbero stati ispezionati anche il telefono che riceve i dati glicemici e l’intera scorta di insulina, sottoposta a test antidroga. Nel protrarsi dei controlli, l’imbarco è stato chiuso prima che la famiglia riuscisse a raggiungere il gate, la compagnia aerea non avrebbe concesso flessibilità e la famiglia sarebbe stata costretta ad acquistare nuovi biglietti e a trascorrere la notte a terra in aeroporto.
«Un danno economico, ma soprattutto umano e psicologico, perché il bambino si sarebbe sentito responsabile di quanto accaduto, arrivando a chiedere scusa ai genitori per una condizione di salute che non può essere considerata una colpa - sottolineano Pella e Sbrollini -. Un episodio come questo rappresenta uno stimolo in più a portare avanti il nostro lavoro nel sensibilizzare l’opinione pubblica e a mettere il tema al centro dell’agenda politica e istituzionale perché fatti come questo non accadano più».