la svolta
Caso Almasri: Nordio sblocca gli atti della Corte penale internazionale
Il ministro della Giustizia ha trasmesso alla Procura di Roma il fascicolo sul generale libico. La decisione recepisce la sentenza della Consulta, che ha stabilito l'obbligo di invio immediato delle richieste internazionali per evitare ritardi ingiustificati
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso alla Procura generale presso la Corte d'appello di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del generale libico Osama Njeem Almasri. La decisione arriva a pochi giorni dalla sentenza con cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la disciplina che regolava la trasmissione delle richieste della Cpi, stabilendo che il Guardasigilli deve procedere «immediatamente» all'invio degli atti all'autorità giudiziaria.
La Consulta si era pronunciata il 23 luglio sulla questione sollevata dalla Corte d'appello di Roma, proprio nell'ambito del caso Almasri. La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi gli articoli 2 e 4 della legge 237 del 2012 nella parte in cui non prevedevano l'obbligo per il ministro della Giustizia di trasmettere senza ritardo al procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale.
Secondo la sentenza, il ministro conserva la possibilità di non dare corso alla richiesta, ma soltanto in presenza di esigenze legate alla tutela di «princìpi costituzionali preminenti» e comunicando alla Corte d'appello una dichiarazione motivata. Non è dunque previsto un potere discrezionale esercitabile senza limiti temporali.
Il pronunciamento della Consulta era arrivato dopo la vicenda che aveva portato all'arresto di Almasri in Italia, il 19 gennaio 2025, sulla base di un mandato della Corte penale internazionale. Il generale libico era stato poi scarcerato e rimpatriato in Libia due giorni dopo. La Corte d'appello di Roma aveva contestato proprio la mancata trasmissione degli atti da parte del ministro della Giustizia.
La Corte costituzionale ha sottolineato che, nell'ambito della cooperazione con la Cpi, le procedure interne non possono essere caratterizzate da ritardi o inerzie. L'obiettivo, ha rilevato la Consulta, è garantire il principio di leale collaborazione tra autorità governativa, magistratura e Corte penale internazionale, soprattutto in materia di repressione dei crimini più gravi.
Il nuovo invio degli atti apre ora una fase diversa della vicenda: la richiesta della Corte penale internazionale torna formalmente nella disponibilità della Procura generale presso la Corte d'appello di Roma, secondo il meccanismo indicato dalla Consulta.
Il caso resta inoltre intrecciato al procedimento che riguarda Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto di Nordio. All'inizio di luglio la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma, relativo alla mancata richiesta di autorizzazione a procedere per l'ex funzionaria. La questione sarà affrontata nel merito in una successiva udienza pubblica.