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L'emergenza

Crisi di Ceuta: vertici europei d'urgenza e scontro politico sulla gestione dei confini

L'Irlanda convoca gli ambasciatori e i ministri dell'Ue per affrontare la situazione. Mentre l'exclave conta i danni economici, esplode la polemica tra governo italiano e opposizioni, e dalla Spagna partono le accuse di Sumar contro il Marocco

01 Agosto 2026, 18:43

19:34

Crisi di Ceuta: vertici europei d'urgenza e scontro politico sulla gestione dei confini

L'Unione Europea accelera i tempi per rispondere alla crisi migratoria esplosa a Ceuta delineando una fitta agenda istituzionale. Il ministro irlandese degli Interni e della Giustizia, Jim O'Callaghan (l'Irlanda è presidente di turno della Ue), ha annunciato una riunione del Consiglio 'Giustizia e Affari interni' in videoconferenza per martedì prossimo, che seguirà un confronto tra gli ambasciatori dell'Ue fissato per lunedì e la riunione del Meccanismo integrato di risposta politica alle crisi (Ipcr) appena conclusasi. Anche il premier irlandese Micheál Martin ha garantito che le istituzioni comunitarie restano «in stretto contatto con tutti gli Stati membri» per monitorare costantemente la situazione. Sul territorio di Ceuta, intanto, l'impatto economico e sociale appare devastante. Nicola Cecchi Bisoni, assessore locale al turismo, ha espresso profonda amarezza per il fallimento dei progetti di rilancio della città, ammettendo che «ora tutto è perduto» e sottolineando l'impossibilità di contenere l'ondata umana in quella che definisce «la frontiera con la maggiore disuguaglianza al mondo».

A livello internazionale, l'emergenza ha innescato una durissima polarizzazione politica. Il Partito Socialista Europeo ha condannato con fermezza quelle che ritiene operazioni di disinformazione coordinate da attori esterni, tra cui Stati Uniti ed estrema destra, volte a colpire il governo spagnolo e a minare l'area Schengen. Il presidente del PSE, Stefan Löfven, nel piangere la tragica perdita di vite umane (67 ad ora), ha ammonito che «la migrazione è troppo importante per diventare l’ennesima vittima della disinformazione» e ha invitato a un dibattito responsabile e basato sui fatti. In Italia, la lettura della maggioranza è diametralmente opposta. Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d'Italia (e sorella della premier Giorgia Meloni) ha rivendicato le scelte dell'esecutivo, sottolineando come Roma abbia «tracciato una rotta diversa anche nella gestione dell’immigrazione: una linea fondata sulla difesa dei confini esterni, sul contrasto all’immigrazione illegale e sulla responsabilità condivisa», un modello che a suo avviso trova ulteriore conferma proprio nei recenti fatti.

Le opposizioni italiane hanno risposto con attacchi frontali. Laura Boldrini (PD) ha sollevato il dubbio che la crisi sia «stata pilotata al solo scopo di attaccare il leader socialista Pedro Sanchez», paragonando la narrazione del governo italiano alla «manipolazione della realtà a fini elettorali» di Donald Trump negli Stati Uniti. Boldrini ha fortemente criticato la sospensione di Schengen, definendola strumentale e pericolosa per i rapporti diplomatici con Madrid. Sulla stessa lunghezza d'onda Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), il quale ha invocato un intervento di Ursula von der Leyen accusando Giorgia Meloni di «sciacallaggio politico». Bonelli ha bollato come grotteschi i controlli a campione effettuati all'aeroporto di Fiumicino sui passeggeri in arrivo dalla Spagna, considerati una mera mossa propagandistica.

Sul fronte iberico, l'attenzione si è concentrata sulle responsabilità del Marocco. Il partito di sinistra Sumar, alleato nel governo progressista di Sanchez, ha inviato una lettera al Relatore speciale dell'Onu sui diritti umani dei migranti per chiedere un'indagine internazionale. Denunciando la morte di almeno 67 persone che hanno tentato di raggiungere l'exclave a nuoto, Sumar evidenzia come l'arrivo eccezionale di 50.000 persone non sia compatibile con un flusso ordinario e possa suggerire «una facilitazione attiva da parte delle autorità marocchine». Il partito esige che Rabat renda conto del livello di «controllo, facilitazione o passività delle sue forze di sicurezza», accusando il Paese vicino di non aver preservato la vita e di aver violato i diritti di coloro che era tenuto a proteggere.