Le tensioni
La crisi migratoria di Ceuta infiamma la politica spagnola: la destra all'attacco di Sanchez
L'arrivo in massa di migranti nell'exclave accende gli animi. Contestato l'eurodeputato Alvise Perez, mentre Feijoo e Vox accusano il premier, in vacanza a Lanzarote, di aver abbandonato i cittadini. 84 i morti accertati
L'emergenza migratoria a Ceuta si trasforma in caso umanitario: 84 i morti accertati. Ma è anche, e soprattutto, una polveriera politica e sociale, innescando uno scontro frontale che scuote il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez. Nelle ultime ore, la città autonoma è stata teatro di forti tensioni di piazza. Un gruppo di cittadini spagnoli di origini marocchine ha duramente contestato l'eurodeputato Alvise Perez, leader della formazione di estrema destra "Se acabó la Fiesta". Accompagnato dall'influencer Vito Quiles e scortato dalla polizia nazionale, Perez è stato accolto da urla e slogan che lo accusavano di speculare sulla sofferenza dei più deboli, di seminare odio e di essere islamofobo. Nonostante le vibranti proteste dei residenti che rivendicavano la propria appartenenza alla Spagna, il leader politico ha ribadito attraverso i social il suo appello alla mobilitazione della società civile per difendere il Paese da quella che definisce una disgrazia imminente. La pressione della destra non si ferma, considerando che anche Santiago Abascal, leader di Vox, ha annullato i propri impegni internazionali in Colombia per recarsi personalmente nell'exclave.
L'arrivo di decine di migliaia di migranti al confine ha offerto all'opposizione l'occasione per un attacco corale contro l'esecutivo socialista, accusato di debolezza e inadeguatezza. Il leader del Partito Popolare, Alberto Nunez Feijoo, volato a Ceuta per cavalcare politicamente la crisi, non ha usato mezzi termini. Ha definito l'ondata migratoria una vera e propria occupazione premeditata e senza precedenti, puntando il dito contro un triplice fallimento del governo in materia di politica migratoria, sicurezza nazionale e politica estera. Secondo Feijoo, la risposta di Madrid è stata tardiva, lasciando sguarnite le frontiere. Ancora più duri i toni di Vox, che parla apertamente di invasione e accusa l'esecutivo di aver abbandonato gli spagnoli al proprio destino. A esacerbare gli animi ha contribuito in maniera determinante la decisione del premier Sanchez di non rinunciare alle proprie vacanze a Lanzarote, pubblicando persino una playlist musicale estiva sui social nel pieno della crisi territoriale; una scelta che ha scatenato una valanga di polemiche e indignazione in rete.
Nonostante la bufera, Pedro Sanchez respinge con forza ogni addebito e difende l'efficacia della linea del suo governo, rivendicando il ruolo della Spagna come seconda frontiera più sicura dell'Unione Europea. La strategia dell'esecutivo continua a basarsi sulla solidarietà e, soprattutto, sulla fondamentale e delicatissima cooperazione con il Marocco. Anche il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska, pur ammettendo che i recenti eventi rappresentano un attacco all'integrità territoriale spagnola, ha ribadito che Rabat resta un partner autenticamente affidabile. Il governo spagnolo sceglie così la via della prudenza, evitando accuratamente di accusare il vicino regno di utilizzare i flussi come una minaccia ibrida, nel forte timore di compromettere un'alleanza ritenuta essenziale per il controllo del Nord Africa.
Le crepe sulla gestione dell'emergenza emergono però anche all'interno della stessa coalizione di maggioranza. Sumar, partner minoritario del Partito Socialista, ha infatti sollevato interrogativi pesanti, chiedendo un'indagine delle Nazioni Unite per accertare se le autorità marocchine abbiano deliberatamente favorito o consentito le partenze di massa, denunciando una potenziale omissione di protezione in relazione alla tragica morte di oltre ottanta migranti annegati durante le traversate a nuoto. Sullo sfondo di questo dramma umano si stagliano chiari scenari geopolitici. Diversi analisti e politologi ritengono che la costante pressione confermi una precisa strategia di Rabat: dopo aver consolidato il proprio piano di autonomia sul Sahara Occidentale, il Marocco mirerebbe a riaprire i dossier storici sulla sovranità di Ceuta e Melilla, utilizzando le ondate migratorie come spietata leva negoziale da esercitare periodicamente per forzare la mano a Madrid.

