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Perù

Schianto sulle linee di Nazca, Monza e Seregno piangono le famiglie Gianturco e Angelucci

Nello schianto di un volo turistico sono morte tredici persone, sette delle quali italiane

02 Agosto 2026, 14:08

15:15

Perù, il volo che non è tornato: chi erano le famiglie brianzole spezzate sopra Nazca

Una vacanza attesa, un decollo turistico di pochi minuti, poi il silenzio nel deserto peruviano: il profilo delle vittime di Monza e Seregno, la dinamica dello schianto e ciò che resta da chiarire

Il deserto di Nazca è uno dei luoghi in cui il mondo va per guardare dall’alto tracce antichissime, immense, quasi irreali. Stavolta, però, da quell’altitudine non è rimasta soltanto la meraviglia. È rimasto soprattutto il vuoto. Un volo panoramico partito per mostrare ai turisti i celebri geoglifi del Perù si è trasformato in una tragedia che ha colpito al cuore la Brianza: due famiglie legate a Monza e Seregno sono morte nello schianto del piccolo aereo durante il rientro dall’escursione, in una vicenda che ha lasciato dietro di sé dolore, domande e una lunga scia di accertamenti ancora aperti.

Le vittime italiane erano sette. Tra loro, i brianzoli Elena Sala, Massimo Angelucci e il figlio Lorenzo Angelucci, residenti a Seregno; e poi Paolo Gianturco, la moglie Cristina Maria Bianco e i figli Pietro e Matteo Gianturco, famiglia di Monza. Sul velivolo hanno perso la vita anche altri quattro turisti europei — due spagnoli e due tedeschi — oltre al pilota Américo Salazar e alla copilota Irenka Guanilo del Carpio. Il bilancio totale è dunque di 13 morti.

Due nuclei familiari, una vacanza insieme, un destino comune

C’è un elemento che rende questa vicenda ancora più lacerante: non si tratta di persone finite casualmente nello stesso itinerario turistico, ma di due nuclei familiari che stavano condividendo un viaggio. Una partenza immaginata come esperienza da ricordare, probabilmente preparata da mesi, conclusa invece in una sequenza di minuti che nessuno, né in Perù né in Italia, avrebbe potuto ricomporre. È questo il punto più duro della tragedia: il carattere collettivo del lutto. Non una sola vita spezzata, ma intere geometrie familiari cancellate nello stesso istante.

Secondo quanto ricostruito, la famiglia di Seregno era composta da Elena Sala, 58 anni, dal marito Massimo Angelucci, anche lui di 58 anni, e dal figlio Lorenzo, di 24 anni. Con loro viaggiavano gli amici di Monza: Paolo Gianturco, 59 anni, la moglie Cristina Maria Bianco, 57 anni, e i figli Pietro, 18 anni, e Matteo, 24 anni, studente di Economia a Bergamo. Numeri che da soli raccontano la sostanza della perdita: due coppie, quattro genitori, tre ragazzi tra i 18 e i 24 anni, un viaggio in famiglia diventato tragedia internazionale.

Chi erano Paolo Gianturco e Cristina Maria Bianco

Delle vittime monzesi sono emersi anche alcuni profili professionali che restituiscono il tratto di due vite piene, strutturate, inserite in percorsi di responsabilità e competenza. Cristina Maria Bianco lavorava come managing director in Andersen Consulting; in precedenza aveva fondato e guidato per 23 anni Aegis, società attiva nella consulenza e nel recruiting. Il marito Paolo Gianturco, con una carriera di circa trent’anni nel settore bancario, ricopriva il ruolo di senior partner in Deloitte Consulting. Dettagli che non attenuano il dolore, ma aiutano a misurare il peso umano e professionale di una perdita che non riguarda soltanto la sfera privata.

E un’intera comunità sconvolta dal dolore per una famiglia conosciuta e stimata sul territorio: Seregno piange Massimo Angelucci, 58 anni, la moglie Elena Sala, di 58, e il figlio Lorenzo, di 24 anni.

Massimo Angelucci era un noto imprenditore della zona, titolare della Icma Tecno, azienda specializzata in componenti meccaniche con sede a Lissone, proprio al confine con Seregno. Al suo fianco in azienda lavorava la moglie Elena, che lo affiancava quotidianamente nella gestione dell’attività di impresa. Grande il dolore anche per la scomparsa del giovane figlio Lorenzo, che aveva da pochissimo coronato il suo percorso di studi laureandosi al Politecnico di Milano e che condivideva con i genitori la passione per i viaggi e per la scoperta di paesi e culture differenti.

«L'intera città è sconvolta da questa vicenda e ci siamo già messi a totale disposizione dei familiari per qualunque necessità operativa e pratica in una tragedia come questa», ha dichiarato all’ANSA il sindaco di Seregno, Alberto Rossi

 Il volo sulle Linee di Nazca: attrazione iconica e delicata

Il sorvolo delle Linee di Nazca è una delle escursioni più note del turismo peruviano. I geoglifi si trovano nella piana costiera arida del sud del Perù, a circa 400 chilometri da Lima, e sono riconosciuti dall’Unesco come patrimonio mondiale dal 1994. Si tratta di una delle aree archeologiche più spettacolari e enigmatiche del pianeta: enormi tracciati e figure visibili pienamente solo dall’alto, sospesi tra storia, religione e mistero. Proprio per questo, il volo turistico è spesso percepito come il modo più suggestivo per coglierne il senso.

Ed è qui che la tragedia si fa ancora più amara: quello che doveva essere il momento culminante del viaggio — il panorama dall’alto su uno dei siti più celebri del Sudamerica — si è trasformato nel punto finale. Il velivolo coinvolto era un Cessna Grand Caravan della compagnia peruviana Aerodiana, impresa che sul proprio sito indica oltre 14 anni di esperienza nei sorvoli turistici delle Linee di Nazca. Un dettaglio importante, perché colloca l’incidente non in un contesto improvvisato, ma in un’attività consolidata, normalmente frequentata da viaggiatori internazionali.

La dinamica dello schianto: il rientro, l’impatto, l’incendio

Secondo le informazioni fin qui disponibili, l’aereo era partito da Pisco per il volo panoramico sulle linee e si è schiantato nella zona di Pueblo Viejo, nei pressi dell’aerodromo Maria Reiche, durante la fase di rientro. I soccorritori, arrivati sul posto, non hanno potuto salvare nessuno: l’impatto è stato seguito da un incendio che ha rapidamente avvolto la carcassa del velivolo. È un passaggio decisivo, perché spiega anche la difficoltà e la drammaticità degli interventi nelle prime fasi successive allo schianto.

La municipalità di Nazca, secondo quanto riportato dalle agenzie internazionali, ha indicato che il velivolo era decollato dalla vicina area di Ica ed era operato da Aerodiana. Le autorità locali hanno collocato l’incidente nell’area di Pueblo Viejo, a pochi chilometri dalla città di Nazca. La sostanza, però, non cambia: il velivolo aveva completato il sorvolo turistico e stava rientrando quando qualcosa è accaduto. Che cosa, esattamente, è il punto che l’inchiesta dovrà stabilire.

L’inchiesta: nessuna scorciatoia, nessuna ipotesi affrettata

Su questo fronte occorre prudenza assoluta. Al momento, le cause dell’incidente non risultano chiarite. È stata avviata un’indagine da parte delle autorità peruviane, e solo gli accertamenti tecnici potranno dire se vi siano stati problemi meccanici, fattori operativi, condizioni ambientali o una concatenazione di elementi. Ogni altra conclusione, oggi, sarebbe prematura.

La cautela non è una formula di rito: nei disastri aerei, e soprattutto nei voli turistici su tratte brevi, la tentazione di cercare una causa immediata è forte, ma spesso fuorviante. Quel che si sa con certezza è il contesto: un Cessna Grand Caravan, un volo panoramico commerciale, un incidente in fase di rientro e un incendio post-impatto. Il resto, per ora, appartiene al lavoro degli investigatori.

Il ruolo delle autorità italiane e l’assistenza alle famiglie

Sul piano istituzionale si è attivata l’Ambasciata d’Italia a Lima, in raccordo con la Farnesina. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, come riferito nell’articolo de Il Giorno, ha spiegato che la sede diplomatica italiana si è mossa con le autorità peruviane per ottenere conferme e assistere i familiari dei connazionali. L’ambasciatore ha inviato personale sul luogo dell’incidente. Sul sito dell’Ambasciata d’Italia a Lima è inoltre indicato un numero di emergenza attivo 24 ore su 24, elemento che restituisce il quadro dell’assistenza consolare nei casi di grave emergenza che coinvolgano cittadini italiani.

Dietro queste formule ufficiali c’è una macchina delicatissima: identificazione delle vittime, contatto con i parenti, rapporti con gli ospedali e con le autorità locali, procedure per il rimpatrio delle salme, supporto documentale e logistico. È una parte del dramma meno visibile, ma fondamentale. Quando una tragedia avviene a migliaia di chilometri dall’Italia, il dolore privato si scontra subito con la complessità internazionale delle procedure.

Perché i voli su Nazca restano un nodo sensibile

Il turismo aereo sulle Linee di Nazca esiste da anni ed è parte dell’economia locale, ma proprio la natura dell’esperienza — brevi voli a bassa quota, finalizzati all’osservazione dall’alto di geoglifi e figure tracciate nel deserto — rende ogni incidente particolarmente traumatico e mediaticamente esposto. Non è soltanto un volo: è una delle immagini-simbolo del viaggio in Perù. Per questo l’impatto della notizia è stato immediato anche fuori dai confini peruviani.

L’Associated Press, citando fonti ufficiali peruviane, ha riferito che tra le ipotesi successive all’incidente si è parlato anche di una possibile sospensione temporanea dell’operatività aeroportuale, misura eventualmente subordinata alle verifiche dei ministeri competenti. Un segnale che lascia intendere quanto lo schianto abbia avuto conseguenze non soltanto umane, ma anche istituzionali e operative sul sistema dei voli turistici dell’area.

Un sito che racconta il passato, una tragedia che interroga il presente

Le Linee di Nazca custodiscono da secoli un enigma inciso sulla terra. Figure di animali, linee perfette, disegni monumentali che hanno attraversato il tempo e continuano a interrogare archeologi, storici e visitatori. L’Unesco le descrive come una delle aree archeologiche più impressionanti del mondo e come un esempio straordinario della visione culturale e religiosa delle società preispaniche della costa sud del Perù. In questi giorni, però, quel paesaggio unico è diventato anche il teatro di una tragedia contemporanea, durissima, concreta, irreparabile.

Ciò che resta, adesso, è un doppio dovere. Da un lato, il rispetto assoluto per le vittime e per le loro famiglie, evitando scorciatoie narrative, semplificazioni e spettacolarizzazioni. Dall’altro, la necessità di capire con precisione che cosa sia accaduto in quella fase di rientro, perché un volo turistico organizzato su una rotta nota si sia concluso con 13 morti e nessun superstite. La cronaca, quando è fatta bene, non si limita a registrare il dolore: prova a dare ordine ai fatti senza tradirli. E in questa storia i fatti, per ora, dicono una cosa sola con assoluta chiarezza: due famiglie brianzole sono partite per vedere il mondo dall’alto e non sono più tornate.