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il caso

Allarme rosso sul Danubio: il fiume è in secca e l'Ungheria è costretta a "spegnere" la centrale nucleare

Lo stop dei reattori (anche in Romania) mostra l'inaspettata fragilità delle infrastrutture energetiche di fronte alla crisi climatica

03 Agosto 2026, 11:37

11:40

Allarme rosso sul Danubio: il fiume è in secca e l'Ungheria è costretta a "spegnere" la centrale nucleare

L’Europa centrale e orientale è alle prese con una crisi senza precedenti, innescata da un’ondata di calore e da una siccità estrema che hanno messo in ginocchio il Danubio, trasformando l’emergenza climatica in una paralisi produttiva ed energetica.

Negli ultimi giorni di luglio 2026, il grande fiume ha raggiunto a Budapest il minimo storico di appena 23 centimetri, superando il precedente record negativo del 2018, mentre in Romania la portata si è ridotta a un terzo della media stagionale.

L’effetto più grave si registra nel comparto dell’energia nucleare, che dipende dall’acqua fluviale per il raffreddamento dei reattori. Per la prima volta nei suoi 44 anni di attività, la centrale ungherese di Pakscardine del sistema elettrico nazionale poiché garantisce circa metà della produzione — è stata fermata.

La chiusura, annunciata dal premier Péter Magyar, è arrivata dopo giorni con temperature oltre i 40 gradi e con acque surriscaldate che avevano già costretto l’impianto a operare a regime ridotto.

Un quadro simile si è delineato in Romania, dove la società SN Nuclearelectrica ha avviato lo spegnimento controllato dell’Unità 1 della centrale di Cernavodă a causa di livelli idrici giudicati “senza precedenti”.

Il drastico calo del deflusso ha colpito duramente anche la produzione idroelettrica serba nell’impianto di Iron Gate 1.

Le ricadute a catena investono il settore civile e l’economia regionale: il traffico merci lungo l’arteria danubiana è quasi bloccato e le navi da crociera incontrano forti difficoltà ad attraccare regolarmente nella capitale ungherese.

Intanto, il ritiro delle acque svela letteralmente il passato. Nei pressi del Ponte Margherita, nel cuore di Budapest, il livello eccezionalmente basso del fiume ha riportato alla luce un ordigno inesploso della Seconda guerra mondiale, costringendo le autorità a interdire temporaneamente l’area.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente e l’Osservatorio europeo sulla siccità, non si tratta di una semplice anomalia estiva, bensì della conseguenza diretta del riscaldamento globale, che sottopone falde acquifere e reti idriche a uno stress senza precedenti.