il caso
Quando la carnefice è lei: versa un litro di acido sul corpo del compagno che muore dopo due settimane
L'agghiacciante violenza domestica a Pomezia costa l'arresto a una 29enne, il compagno scappa dalle cure e muore in solitudine ad Ariccia
Un litigio domestico degenerato in una ferocia inaudita. Al centro della vicenda c’è una donna di 29 anni, arrestata con l’accusa di aver aggredito e sfigurato con un liquido corrosivo il compagno, Valerio Gentile, 37 anni.
Il dramma è iniziato il 9 luglio a Pomezia, sul pianerottolo dell’abitazione dove la coppia conviveva. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, allertati dalle disperate richieste d’aiuto dei vicini, la lite sarebbe improvvisamente sfociata nella violenza: la ventinovenne avrebbe impugnato una bottiglia da un litro di acido professionale disostruente e lo avrebbe versato addosso al partner, causandogli ustioni gravissime e permanenti al volto e al collo.
La giovane è stata immediatamente fermata dai carabinieri. Il gip ha convalidato il provvedimento, disponendo per la ventinovenne il divieto di avvicinamento a 1.000 metri dai luoghi frequentati dall’uomo.
Le conseguenze dell’aggressione hanno avuto effetti devastanti non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico. Trasportato in codice rosso e stabilizzato al Centro Ustioni dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma, Gentile, in profondo stato di shock, ha deciso di allontanarsi dalla struttura, rifiutando gli interventi chirurgici programmati.
Rintracciato successivamente a Marino, mentre vagava in stato confusionale grazie a una segnalazione dei residenti, è stato trasferito all’ospedale dei Castelli di Ariccia, dove è poi morto nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto.
Alla luce del decesso, la posizione giudiziaria della compagna ventinovenne rischia ora di aggravarsi sensibilmente. Gli investigatori sono al lavoro per accertare il nesso causale tra le ustioni riportate a seguito dell’aggressione con l’acido e la morte dell’uomo, per stabilire se il decesso sia la diretta conseguenza di quel gesto raccapricciante compiuto sul pianerottolo di casa.