Montecitorio
Voto segreto alla Camera: negato l'accesso alle chat di Delmastro, scoppia la bagarre. «Regalo alle mafie»
La maggioranza respinge con 206 voti la richiesta della Procura di Roma. Proteste in delle opposizioni. Il ministro della Giustizia Nordio: «Sono soddisfatto»
L'Aula della Camera ha respinto, tramite voto segreto, la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat del deputato ed ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. La proposta del relatore di maggioranza nella giunta per le autorizzazioni di negare l'accesso agli atti è passata con 206 voti a favore e 133 contrari. Dalla lettura dei tabulati è tuttavia emerso che trenta deputati della maggioranza non hanno partecipato allo scrutinio: di questi, una decina risultava in missione istituzionale, mentre gli altri venti (quattro di Fratelli d'Italia, quattro di Forza Italia, dieci della Lega e due di Noi Moderati) non hanno preso parte al voto per motivazioni diverse. Alla ripresa dei lavori L'Aula della Camera ha poi approvato con 191 sì la fiducia posta dal governo sul decreto giustizia e immigrazione. Il voto finale al provvedimento si terrà nella giornata di domani.
Subito dopo la proclamazione dell'esito, a Montecitorio è scoppiato il caos. I parlamentari di Avs attuano una protesta simbolica con delle bende sugli occhi. Quelli del Movimento 5 Stelle hanno abbandonato i propri posti per dirigersi verso i banchi del centrodestra, sollevando i telefoni cellulari in segno di protesta per promuovere la campagna "#fuorilechat". Le urla e i cori che ne sono scaturiti hanno costretto la presidenza a sospendere temporaneamente la seduta.
La vicenda giudiziaria da cui è scaturita la richiesta dei magistrati si inserisce nell'ambito di un'indagine sulla "Bisteccheria di Italia", che vede coinvolti Mauro Caroccia e la figlia Miriam. Nei giorni precedenti al voto, il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, aveva inviato una lettera formale al presidente della Camera in seguito al deposito di una memoria difensiva, da parte del legale di Caroccia, contenente proprio le conversazioni in questione. Dopo l'esito della votazione parlamentare, il capo dell'ufficio giudiziario capitolino ha preferito trincerarsi dietro un "no comment".
«Sono soddisfatto del voto su Delmastro», considerando che la procura «aveva fatto una richiesta generica che riguardava le intere comunicazioni di un parlamentare» ma «più in generale, quando si fanno queste indagini sequestrando i telefonini delle persone, non ci si rende conto che si sequestra la loro intera vita. Per arrivare alla selezione delle cose che possono essere utili alle indagini, si prende visione anche di ciò che è intimo e magari riguarda terzi. Questo è inammissibile ed è irrazionale». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intercettato alla Camera. «Dobbiamo trovare un sistema - se vogliamo continuare a utilizzare le intercettazioni che sono effettivamente indispensabili per certi tipi di reati - che debba invece isolare tutto quello che non riguarda le indagini, che poi però finiscono sui giornali o negli altri mezzi di stampa. È un’operazione difficile che va fatta con animo freddo e pacato, in termini razionali, senza però cadere nell’emotività che invece contrassegna queste discussioni», ha evidenziato. Il ministro ha poi aggiunto: «Le opposizioni hanno il diritto di chiedere quello che vogliono e poi la Consulta deciderà secondo le regole del diritto. Però le prerogative costituzionali di un parlamentare sono scritte nelle leggi costituzionali e sono molto chiare. Quindi non si vede quale possa essere il fondamento sul quale un ricorso possa essere preso in esame o altro».
La decisione dell'Aula ha immediatamente scatenato la dura reazione delle forze di opposizione, che accusano il governo di voler proteggere un proprio esponente a scapito della legalità e della trasparenza. La capogruppo del Partito Democratico alla Camera, Chiara Braga, ha definito l'accaduto uno strappo gravissimo ai principi dello Stato di diritto, sottolineando come la maggioranza abbia preferito blindare Delmastro anziché permettere alla magistratura di accertare la verità sui suoi rapporti con un uomo condannato per reati di mafia. Secondo Braga, la destra ha dimostrato ancora una volta di applicare il garantismo esclusivamente quando si tratta di tutelare i propri esponenti, anteponendo la difesa di partito alla credibilità delle istituzioni.
Ancora più accesi i toni utilizzati dagli esponenti del Movimento 5 Stelle. La deputata Chiara Appendino ha dichiarato senza mezzi termini che la votazione rappresenta una vittoria per le mafie, accusando la maggioranza di aver fatto un gigantesco regalo al crimine organizzato pur di impedire l'accesso alle conversazioni tra l'ex sottosegretario e i Caroccia, descritti come famiglia legata al clan camorristico Senese. Sulla stessa linea è intervenuta la vicepresidente pentastellata Vittoria Baldino, la quale ha evidenziato come il centrodestra si sia assunto la responsabilità storica di ostacolare uno strumento investigativo essenziale per la Procura. Per Baldino, questo voto certifica che per il governo guidato da Giorgia Meloni la lotta alla criminalità organizzata si ferma nel momento in cui c'è il rischio di penalizzare figure interne alla maggioranza stessa.